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Come costruirsi una casa ad energia alternativa

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Basta col continuo aumento di costi e consumi

di Gianmaria Frati


La gran parte del pianeta dipende, per il suo fabbisogno energetico, dai combustibili fossili e da fonti non rinnovabili come petrolio, carbone e uranio. Le conseguenze di questa dipendenza sono a tutti note: aumento crescente del costo di queste risorse, inquinamento ambientale e riscaldamento graduale del pianeta.
L’instabilità politica del medioriente (che all’Italia costa, in missioni estere, oltre un miliardo di euro l’anno) e di altri punti nevralgici del globo è dovuta prevalentemente alla lotta per accaparrarsi l’energia.
 L’Italia, dal canto suo, è pressochè priva di qualsiasi giacimento di combustibile e dipende dalle forniture estere per l’85%. Quest’aspetto, oltre a renderla politicamente molto fragile e alla mercè dell’influenza straniera, costituisce un grosso problema per il suo sviluppo futuro. Le risorse petrolifere, per fare un esempio, sono già esaurite per il 50%: questo significa che nei prossimi anni il costo per barile andrà inevitabilmente a salire. Un costo, che è bene ricordare, ricade per intero sul cittadino medio, il quale non può nemmeno scaricare fiscalmente il costo per il carburante.
Eppure, a ben guardare, l’Italia è un paese ricco dell’energia più potente e infinita a nostra disposizione: il sole.
La nostra stella irradia mediamente 19.000 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio, contro un fabbisogno planetario di “soli” 8 miliardi: un rapporto di 2300 a 1.
Qual è lo stato delle tecnologie rinnovabili per chi decide di abbandonare, per quanto possibile, i combustibili fossili? E quale ne è il costo? Vediamo di tracciare un panorama di massima.
Solare fotovoltaico. Questa tecnologia permette di trasformare l’energia solare in corrente elettrica. Applicando sul proprio tetto di casa pannelli solari fotovoltaici, è possibile generare energia sufficiente a rendersi autonomi dall’Enel, ma senza staccarsi dalla sua rete. Il tutto funziona secondo un sistema a doppio contatore: il primo misura l’energia prodotta che entra nella rete elettrica nazionale; mentre il secondo (quello Enel) eroga la corrente che necessita in quel determinato momento al proprietario dei pannelli; a fine anno viene fatto un conguaglio tra l’energia prodotta e quella consumata.
Per ogni kw sono necessari 8mq di pannelli. Visto che il fabbisogno medio di un appartamento in città si aggira intorno ai 3kw, per realizzare l’impianto saranno quindi necessari circa 24 mq di pannelli, un invertitore (che trasforma la corrente continua in alternata) e la cifra di circa 15.000€. Per rendere economicamente sostenibile il fotovoltaico, lo Stato, con una normativa recente, ha istituito il “Conto energia”. Invece di finanziare gli impianti con un fondo perduto (come avviene ancora in alcuni casi particolari) rimborsa ai privati una cifra pari a 0.445 € per kw prodotto e consumato per un periodo di venti anni. Il meccanismo consente di ammortizzare l’impianto in circa un decennio e di guadagnare una buona cifra nel periodo successivo. Con questa spesa, che equivale all’acquisto di una automobile media, è possibile togliere definitivamente dal bilancio le spese elettriche. Opportunità, questa, che è stata molto seguita nell’esperienza europea:  la germania,grazie a una seria politica di incentivi, ha 120 volte il nostro potenziale elettrico installato (603Mw contro i nostro 5Mw).
“Da qualche tempo a questa parte – ci spiega Roberto Bianco, direttore dell’Agenzia Energetica della Provincia di Livorno – sono state stipulate convenzioni con banche locali come la Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci. È possibile ottenere un mutuo a tassi agevolati per la realizzazione dell’impianto, usufruendo anche della garanzia patrimoniale della Regione tramite la Fidi Toscana”. Il fotovoltaico (la Germania insegna) può diventare un business non indifferente con un buon indotto industriale e di posti di lavoro. Il problema della realtà italiana, oltre alla normativa complessa e di difficile comprensione, è legato anche ad una strana scelta fatta dal legislatore alcuni anni fa: “Le bollette dell’Enel – spiega Bianco – hanno al loro interno una componente tariffaria denominata A3. Una parte di ciò che dobbiamo pagare è infatti destinata ad un fondo a sostegno delle fonti rinnovabili o assimilate. La definizione di “assimilate” non è però chiara: in questa categoria vi rientrano anche i processi di cogenerazione di energia ottenuta durante la combustione di residui di petrolio o di altri inquinanti. La somma destinata alle fonti assimilate è circa l’80% del totale, con la conseguenza che è necessario porre un tetto al numero di richieste per il conto energia. Il tetto fissato per l’anno scorso è stato raggiunto nei primi mesi del 2006”.
Il problema del fotovoltaico in Italia non sta infatti nella burocrazia e negli alti costi, ma nella soglia annua di domande dovute al cosiddetto scandalo del Cip 6: l’80% dei fondi A3 – 2 miliardi di euro di sovrattassa pagata nelle bollette e destinata alle energie pulite – viene invece stornata alle aziende petrolifere che producendo energia con gli scarti inquinanti se la fanno pagare come se fosse pulita. Scorrendo i nomi dei produttori “assimilati” spiccano nomi come Enipower, Italiana Coke, la raffineria Sarlux del gruppo Moratti e la Rosen (Rosignano energia, legata al gruppo Solvay).
A causa della soglia annua di kw installabili col conto energia, il mercato non dà certezze e non ha modo di svilupparsi correttamente. Nonostante tutto, sono nate alcune aziende che offrono il fotovoltaico “chiavi in mano” occupandosi di tutte le pratiche necessarie: dalla presentazione delle domande amministrative alla realizzazione dell’impianto stesso. Una di queste è la Eis (Energy Innovative Solutions) di Livorno, che era tra gli espositori della fiera “Energicamente”, tenutasi a Vada nel mese scorso.
Eolico. “Gli impianti eolici – ci spiega l’ing Betti della Eis – sono meno costosi di quelli fotovoltaici; ma sono più complicati da realizzare. Il costo di un generatore eolico da 3 kw è di circa 8-10mila euro, ma prima di poterlo installare sono necessarie alcune autorizzazioni e una rilevazione del vento di circa un anno”.
Solare termico.
Per produrre acqua calda sufficiente per una persona basta un pannello solare di circa un metro quadro. Il costo è di circa 700/800 € e permette di non riscaldare l’acqua da aprile sino a ottobre.
Pompa geotermica. La terra ha una temperatura costante. Questo permette, attraverso l’utilizzo di una pompa geotermica di scambiare il calore del suolo con quello esterno. Il meccanismo funziona così: una rete di tubi che si estendono nel terreno raccoglie il calore (oppure il fresco d’estate) e lo trasporta sul pavimento di casa, che rimane caldo d’inverno e fresco nelle giornate estive. Costo dell’impianto: 10.000€ per una casa di 100 mq (pavimentazione esclusa).
La casa ideale – spiega l’ing. Betti – potrebbe quindi essere così composta: solare fotovoltaico per la produzione dell’energia e il riscaldamento invernale dell’acqua; solare termico per il riscaldamento estivo dell’acqua, pompa geotermica per il riscaldamento della casa, integrato da una stufa a pallet per i giorni più freddi. Il tutto in aggiunta ad un adeguato isolamento termico”.
Il quadro generale è quindi confortante: le tecnologie ci sono, i prezzi sono abbastanza accessibili e le banche possono aiutare, senza la richiesta di fidejussioni o di altre garanzie. La finanziaria 2007 prevede inoltre, per chi decida di installare pannelli solari o caldaie ad alta efficienza, una detrazione fiscale dei lavori pari al 55%.
Gianmaria Frati

Per informarsi meglio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Energie_rinnovabili
http://it.wikipedia.org/wiki/Conto_Energia
http://www.isesitalia.it/homed.html
http://www.grtn.it/ita (n. verde 800161616)
www.energia-solare.info







Last modified 15-01-2007 09:40 expired