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Livornesi alla Maratona di New York

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Cristina Neri prima fra le italiane

dal nostro inviato Alessandro Doranti

Una corsa in 37,866 storie, da quelle di Marilso Gomes Dos Santos, 23 anni, brasiliano, vincitore col tempo di 2:09:58 e della lettone Jelena Prokopcuka, trionfatrice con 2:25:05, a quella della newyorkese Dionne Ward, che ha completato i 42 km e 195 metri del percorso in 9:59:58, chiudendo l’edizione più partecipata della Maratona di New York. Paesi, lingue e colori diversi, uomini e donne incoraggiati da più di 2 milioni di spettatori, assistiti con 1,5 milioni di bicchieri d’acqua, 500,000 bicchieri di bevande energizzanti, 42,000 pacchetti di integratori in gel, servizi igienici e di assistenza medica ad ogni miglio (1600 metri circa) e accompagnati dai suoni di 100 band musicali. Ideata e organizzata negli anni ‘70 (la prima edizione si corse il 13 settembre 1970 e vide alla partenza 127 corridori, di cui solo 55 si classificarono all'arrivo), la Maratona nelle prime edizioni procedeva su un circuito all'interno di Central Park, da ripetere 6 volte. A partire dall'edizione del 1976, è stato esteso sui cinque ”boroughs” della città, spostando il periodo di svolgimento da settembre a novembre. Leonardo Garzelli e Cristina Neri sono tra i livornesi ad aver partecipato alla Maratona di New York (oltre a loro, Alberto Tavanti, Milco Falcinelli, Piero Picchi, Marino Biancotti, Riccardo Niccolai, Massimiliano Ferazzuto) tramite l’associazione Terra Mia, seguita dal leggendario Orlando Pizzolato, che ha raccolto la quasi totalità dei 3000 italiani presenti. «Un’esperienza unica nella mia vita, che ricorderò per sempre - commenta il livornese-  Io e Alberto Tavanti abbiamo iniziato ad allenarci ad aprile con programmi personalizzati e con l’aiuto delle tabelle forniteci da Pizzolato. Finiti gli allenamenti venne l’ora di andare a New York. L’organizzazione di Terra Mia è stata perfetta. Abbiamo visitato la città, che è unica, anche se io che sono un coltivatore e ho scelto una vita tranquilla, non riesco a concepire tanta frenesia. La maratona è stata presentata dal sindaco il giorno prima al parco dell’Onu, dove circa ottomila persone hanno partecipato alla Maratona della Pace. Nel parco abbiamo conosciuto Pizzolato che ha tenuto una conferenza stampa per spiegare le difficoltà della maratona: solo il saliscendi equivale a scalare un grattacielo di ottanta piani. La mattina della corsa passano a prenderti molto presto e poi ti accompagnano in un parco, dove concentrano i partecipanti, perché poi, alle 7 chiudono la città. La mattina fa molto freddo, e senti nell’aria l’odore degli unguenti. Vai lì con degli indumenti per ripararti e te ne liberi durante il primo km: si formano cataste di vestiti che i barboni sono già lì pronti a raccogliere. Alle 10 tre colpi di cannone, e si parte seguiti dagli elicotteri. Sul ponte di Verrazzano lo sbalzo è da 0 a 80 m. d’altezza ed è impressionante, quando giri gli occhi, vedere la marea muoversi. Ti senti chiamare per nome (è stampato sulla maglietta) e sei continuamente incitato. Se hai problemi, ti disponi ai lati e subito vieni assistito e incoraggiato a riprendere» Superati i 1298m del ponte, cominciano i passaggi nei distretti. Il primo tratto che si attraversa è Bay Ridge il punto più a sud di Brooklin caratterizzato da una forte presenza di immigrati (italiani, irlandesi, russi, scandinavi, yemeniti, libanesi e cinesi) che convivono in un’atmosfera lontana dal caos di altre zone della città. Mezza maratona si consuma nell’attraversamento di Brooklin (e delle sue sonorità jazz) che si conclude dopo il passaggio a Williamsburg. Il quartiere è abitato a sud dagli ebrei chassidici, (gli uomini indossano abiti neri con lunghe giacche e grandi cappelli da cui fuoriescono i boccoli e le donne ampie vesti e usano coprire i capelli; sono molto chiusi ed hanno accolto con un certa freddezza il passaggio della corsa),  dagli artisti fuggiti da Manhattan (Bedford Ave), e dalle comunità polacche e italiane a nord (Greenriver). «Gli italo-americani fanno un tifo impressionante per te. Emerge la loro nostalgia e l’orgoglio di vedere un italiano che partecipa alla maratona» E’ la volta del Queens, e del passaggio sul Queensboro Bridge che immette i corridori a Manhattan: attraverso la First Avenue si corre lungo l’East Side. La folla aumenta. Nel Bronx, il solo distretto sulla terraferma, il passaggio ambientale è più evidente che altrove. Simbolo storico del degrado urbano e della povertà, ignorato dai turisti e poco frequentato dai newyorkesi delle altre zone, si popola d’entusiasmo per il passaggio della Maratona grazie anche alla musica dei complessi reggae e hip-hop. Harlem è l’ultimo quartiere prima di Central Park. Le vie principali sono intitolate ai grandi politici neri, e l’architettura storica è caratterizzata dai brownstones, grandi edifici in legno e pietra. Sul primo tratto della celebre Fifth Avenue siamo dentro la Harlem spagnola, ad “El Barrio”, un sobborgo abitato da messicani e portoricani. La maratona si conclude al “Tavern on The Green “, dentro il parco più famoso della città. «Central Park è uno stadio, sei applaudito e fotografato da tutti. L’arrivo è in salita, è dura, ma dopo entri nelle loro mani: c’è chi ti asciuga il sudore, chi ti tappa, chi ti massaggia. Ritiri la medaglia, bellissima, da portare al collo con orgoglio anche nei giorni successivi: per strada si congratulano con te, s’informano sul tuo tempo e ti offrono da bere. Se hai corso sotto le cinque ore il giorno dopo il tuo nome lo trovi anche sul New York Times». Cristina Neri, oltre alla gioia di partecipare alla maratona di New York, è riuscita a fermare il cronometro a 2:47:37 risultando al primo posto tra le italiane, 21ª tra le donne e 280ª nel totale dei partecipanti. «Corro per la Yaki Tech Alpi Apuane, che mi ha dato in premio questo viaggio a New York. Mi avevano detto che era un’esperienza unica, ma fin che non la provi non puoi rendertene conto. E’ come correre dentro uno stadio, dallo sparo del via parti ed è un continuo incitamento; tutti ti vogliono dare la mano, ti chiamano, solo chi ha problemi fisici non la finisce, altrimenti è impossibile. L’ho corsa tutta con la fascia del Livorno. E’ stato un onore essere la prima donna italiana, ma per me è stata una sorpresa, non avevo programmato un risultato del genere, ero partita solo per godermi New York. Mi hanno lasciato senza parole i passaggi a Brooklin e nel Bronx, dove i neri ci correvano affianco per sostenerci, così come forte è stata l’emozione al boato che ti accoglie sbucando dal ponte di Queensboro. Penso che tornerò, perché è una festa anche i giorni precedenti e successivi alla maratona, quando con la medaglia al collo giri la città e ovunque si complimentano con te. Hanno una grande cultura della corsa e lo dimostrano chiudendo completamente al traffico una città come New York. La vivono. Dopo la gara sono rientrata nel mio albergo per la doccia e poi sono ripassata all’arrivo: dopo quattro o cinque ore quelli che tagliavano il traguardo venivano incitati come se fossero i primi»

I livornesi in gara:


Marino Biancotti, 40, 3:14:08
Milco Falcinelli, 42, 3:13:05
Massimiliano Ferazzuto 44, 3:56:21
Leonardo Garzelli 62, 4:19:14
Cristina Neri, 40, 2:47:37
Riccardo Niccolai, 40, 3:51:40
Piero Picchi, 37 anni, 3:17:44
Alberto Tavanti, 73, 5:44:31


Last modified 12-12-2006 12:41 expired