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Perché?

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La presentazione dell'editore, Augusto Spalletti Panzieri Forse interessa a qualcuno dei nostri lettori dare una risposta al perché di un cambiamento di veste tipografica. Non è perché siamo volubili se a distanza di pochi anni ci rimettiamo in piedi dove avere strombazzato il nostro esserci sdraiati! In effetti, l’idea di un formato orizzontale nasceva da due ben precisi motivi: quello di distinguerci dalla massa dei settimanali e dei mensili nelle edicole e quello di andare in cerca di nuove soluzioni grafiche nell’impaginazione. Ora, come editore, non mi sono pentito: i due scopi erano stati raggiunti, e molti lettori avevano apprezzato il nostro formato ad album.
Forse interessa a qualcuno dei nostri lettori dare una risposta al perché di un cambiamento di veste tipografica. Non è perché siamo volubili se a distanza di pochi anni ci rimettiamo in piedi dove avere strombazzato il nostro esserci sdraiati!

In effetti, l’idea di un formato orizzontale nasceva da due ben precisi motivi: quello di distinguerci dalla massa dei settimanali e dei mensili nelle edicole e quello di andare in cerca di nuove soluzioni grafiche nell’impaginazione
. Ora, come editore, non mi sono pentito: i due scopi erano stati raggiunti, e molti lettori avevano apprezzato il nostro formato ad album.

 Non tutti, è vero, ma, da quello che mi risulta, la maggioranza. Se ora torniamo ad uniformarci alla totalità di quanto esce dalle tipografie è solamente per motivi legati alla raccolta pubblicitaria: le aziende che contattiamo hanno già a disposizione degli standard che non si prestano al nostro formato. Ed i giornali vivono di pubblicità, così come le televisioni che, anzi, in Italia creano grossi problemi agli editori della carta stampata, in quanto, per noti motivi, la legge che regolamenta la materia ha prediletto decisamente quel mezzo di comunicazione.

D’altra parte, non si può nemmeno dimenticare che, al di là della pletora di testate che si trovano in edicola, nel nostro paese si legge molto poco, mentre di televisione se ne vede moltissima, e quindi è comprensibile che la stimolazione sia ritenuta più efficace attraverso il tubo catodico. Così è, e d’altronde quanto significhino per un editore gli inserzionisti si può facilmente intuire dai prezzi stracciati di settimanali e mensili: quelli di moda talvolta arrivano a costare meno di poche caramelle, e sono bellissimi e curati.

Ma anche settimanali come Panorama o L’Espresso, oltre ad offrire ogni due per tre libri in regalo, costano una miseria, se rapportati con il carovita: agli abbonati addirittura un solo euro al numero, che è poco di più delle spese di spedizione. E se è vero che la diffusione di Trentagiorni è solamente di oltre 10.000 copie, è altrettanto vero che le nostre spese ci sembrano tante, ma le loro sono in percentuale ben maggiori!

Comunque, visto che dovevamo cambiare, d’ora in poi il nostro giornale sarà interamente a colori! E, logicamente, con una nuova grafica: mi sembra molto felice. Come mi aspettavo, assegnandone anche questa volta la responsabilità a Stefano Caprina - in arte Capras -, uno dei più validi professionisti di Livorno. Per il resto la nostra squadra rimane quella di sempre, perché personalmente non posso che esprimere la mia soddisfazione per la sua continua crescita.

 E rimangono le stesse anche le idee base della nostra avventura: i due editoriali, a testimonianza del sistema bipolare italiano, con il destrorso Antonio Fulvi che si contrappone al mio strabismo di sinistra. A testimonianza della volontà di voler continuare ad essere polifonici!

 E l’ampio spazio dato alla provincia, perché continuo a pensare che la mancanza di scambio di informazioni fra la città e la costa etrusca continua ad essere un tema cruciale per un importante sviluppo del nostro territorio.

Tutto qui. Insieme al ringraziamento a tutti i nostri lettori. Che spesso sono anche estimatori.

Last modified 28-07-2005 12:07 expired