
«Livorno guardi più ad estremo Occidente che ad Oriente»
L’auspicio del console generale dell’Uruguay in Toscana, Silvio Fancellu
di Arianna Fanucchi
«È sicuro che la conferenza delle Camere di Commercio di tutto il mondo avvenga a Livorno il prossimo anno». Silvio Fancellu, console generale dell’Uruguay in Toscana, ruolo che ricopre da quasi venti anni, fra i più giovani diplomatici in Italia e decano del Corpo consolare in Toscana, guarda al futuro intravedendo prospettive di crescita e di competitività per Livorno, sostenendo però la necessità che la città cambi rotta di navigazione e si prepari a coglierle e a tradurle in realtà. In un’ottica di scambi tesi a sviluppare interessi comuni fra l’Uruguay e la Toscana, si inseriscono le operazioni concluse nell’ultimo anno che hanno portato alla creazione di una scuola di master fra l’Università di Pisa e l’Università della Repubblica di Montevideo per l’elaborazione di un titolo riconosciuto bilateralmente, e alla conclusione di un accordo per la spedizione di carri ferroviari in Uruguay in due trance distinte: la prima è partita nell’aprile scorso, mentre la seconda è in fase di definizione e prevede l’invio da parte italiana di 270 mezzi che saranno utilizzati per il trasporto interno e lo sviluppo delle infrastrutture nel paese sudamericano. «Il rapporto fra i due paesi è di notevole sviluppo anche sul piano politico – spiega il console – dato che dopo 135 anni l’attuale amministrazione, guidata da Tabarè Vasquez, è di sinistra. Gli stretti legami che ci uniscono sono confermati anche dal fatto che otto su dodici ministri uruguaiani sono di passaporto italiano». Impegnato nel progetto di avvicinare le piccole e medie imprese italiane a quelle uruguaiane per sviluppare i settori della carta cellulosa e dell’alimentazione, ha chiara l’importanza che riveste la logistica nell’area del Rio de la Plata: «La Compagnia Portuale di Livorno ha sottoscritto un contratto per importare frutta in conto stagione. Lavoriamo affinché due economie complementari come le nostre possano cooperare». «Ma Livorno – prosegue Fancellu – non ha capito cosa significhi internazionalizzarsi, il nanismo ideologico rischia di farla diventare periferia di una città che non esiste. Il sistema pubblico deve capire cosa sia la competizione, fare sacrifici e sapersi confrontare con chi ha più esperienza». Perseguire lo sviluppo fra le due realtà significa anche rafforzare e sviluppare la comunità italiana all’estero che rappresenta la forza dell’economia del paese. «“Genius loci” significa che ogni luogo ha la sua vocazione. Della sua, la logistica, Livorno ne è stata mutilata: il porto deve essere il network affinchè la merce giusta sia al prezzo giusto nel posto giusto». Convinto assertore dell’asse Livorno – Firenze, Fancellu sostiene una maggiore integrazione della città nella regione, dicendo espressamente che «non bisogna guardare all’estremo Oriente ma verso l’estremo Occidente», di cui l’Uruguay è un tassello importante e dalle radici comuni all’Italia. Dal clima temperato similare al nostro ad una forte cultura di stampo occidentale, multietnico e multiculturale, con le maggiori risorse provenienti dall’agricoltura, l’Uruguay vanta settori quali il marmo, il pellame ed i filati ben avviati, in grado quindi di rappresentare partner ideali di traffici per la Toscana anche nello sviluppo comune delle piccole e medie imprese.
di Arianna Fanucchi
«È sicuro che la conferenza delle Camere di Commercio di tutto il mondo avvenga a Livorno il prossimo anno». Silvio Fancellu, console generale dell’Uruguay in Toscana, ruolo che ricopre da quasi venti anni, fra i più giovani diplomatici in Italia e decano del Corpo consolare in Toscana, guarda al futuro intravedendo prospettive di crescita e di competitività per Livorno, sostenendo però la necessità che la città cambi rotta di navigazione e si prepari a coglierle e a tradurle in realtà. In un’ottica di scambi tesi a sviluppare interessi comuni fra l’Uruguay e la Toscana, si inseriscono le operazioni concluse nell’ultimo anno che hanno portato alla creazione di una scuola di master fra l’Università di Pisa e l’Università della Repubblica di Montevideo per l’elaborazione di un titolo riconosciuto bilateralmente, e alla conclusione di un accordo per la spedizione di carri ferroviari in Uruguay in due trance distinte: la prima è partita nell’aprile scorso, mentre la seconda è in fase di definizione e prevede l’invio da parte italiana di 270 mezzi che saranno utilizzati per il trasporto interno e lo sviluppo delle infrastrutture nel paese sudamericano. «Il rapporto fra i due paesi è di notevole sviluppo anche sul piano politico – spiega il console – dato che dopo 135 anni l’attuale amministrazione, guidata da Tabarè Vasquez, è di sinistra. Gli stretti legami che ci uniscono sono confermati anche dal fatto che otto su dodici ministri uruguaiani sono di passaporto italiano». Impegnato nel progetto di avvicinare le piccole e medie imprese italiane a quelle uruguaiane per sviluppare i settori della carta cellulosa e dell’alimentazione, ha chiara l’importanza che riveste la logistica nell’area del Rio de la Plata: «La Compagnia Portuale di Livorno ha sottoscritto un contratto per importare frutta in conto stagione. Lavoriamo affinché due economie complementari come le nostre possano cooperare». «Ma Livorno – prosegue Fancellu – non ha capito cosa significhi internazionalizzarsi, il nanismo ideologico rischia di farla diventare periferia di una città che non esiste. Il sistema pubblico deve capire cosa sia la competizione, fare sacrifici e sapersi confrontare con chi ha più esperienza». Perseguire lo sviluppo fra le due realtà significa anche rafforzare e sviluppare la comunità italiana all’estero che rappresenta la forza dell’economia del paese. «“Genius loci” significa che ogni luogo ha la sua vocazione. Della sua, la logistica, Livorno ne è stata mutilata: il porto deve essere il network affinchè la merce giusta sia al prezzo giusto nel posto giusto». Convinto assertore dell’asse Livorno – Firenze, Fancellu sostiene una maggiore integrazione della città nella regione, dicendo espressamente che «non bisogna guardare all’estremo Oriente ma verso l’estremo Occidente», di cui l’Uruguay è un tassello importante e dalle radici comuni all’Italia. Dal clima temperato similare al nostro ad una forte cultura di stampo occidentale, multietnico e multiculturale, con le maggiori risorse provenienti dall’agricoltura, l’Uruguay vanta settori quali il marmo, il pellame ed i filati ben avviati, in grado quindi di rappresentare partner ideali di traffici per la Toscana anche nello sviluppo comune delle piccole e medie imprese.
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20-11-2006 12:21
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