Skip to content
You are here: Home » Varie » Addio, Gran Guardia
attualita

Non ci sono documenti pubblicati.

provincia

Non ci sono documenti pubblicati.

cultura

Non ci sono documenti pubblicati.

rubriche

Non ci sono documenti pubblicati.

 

Addio, Gran Guardia

Document Actions
Addio, Gran Guardia, addio tempio del varietà di ieri, della grande prosa e del vernacolo, dei film in primissima visione, luogo di memorie indimenticabili per i giovani di ieri e per quei vecchi, come chi scrive che videro incedere nella tradizionale passerella di fine spettacolo le dive più acclamate e adorate di quegli anni, a cominciare da Wanda Osiris e ai divi più acclamati dalle platee che rispon,devano ai nomi di Toto, l'inarrivabile Principe De Curtis, l'inimitabile Eduardo De Filippo, il dissacrante e geniale Dario Fo, Renato Rascel, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Walter Chiari, Vittorio De Sica, Nino Manfredi, Carlo e Massimo Dapporto, Paolo Poli, Gigi Proietti, Lino Banfi e uno stuolo dialtri grandi interpreti dello spettacolo che ha fatto la storia dei palcoscenici italiani. Eppoi, la grande prosa, gli attori teatrali più famosi, su tutti Vittorio Gasman e la stupenda Monica Guerritore. Con la chiusura di questo teatro che per mezzo secolo ha sostituito dapprima il Politeama, poi lo stesso Goldoni, la nostra città perde un altro tassello importante della sua storia, rimasto, dopo la chiusura dell'Oden, l'unico cinema teatro ancora funzionante, insieme al piccolo "Quattro Mori", in un centro cittadino ormai svuotato di quella vitalità che in qualsiasi città si esprime nella sua parte più antica. Non è un requiem, questo, ma è certo che la fisionomia della Livorno conosciuta in tutto il mondo per la sua unicità, si è ormai persa diventando passato e leggenda, mentre il presente è oggi rappresentato dalla berlusconiana "multisala" nel deserto impersonale della "Porta a terra" e, domani, dall'incredibile supermercato della "Porta a mare", ambedue luoghi dove non sarà possibile tessere la tela di una storia cittadina che non sia generica e impersonale. Questo giudizio deriva dalla situazione attuale, dove in centro si va fino alle 19 e non più come prima, quando la parte centrale della città era il luogo della socializzazione, della cultura, delle leggende metropolitane, oggi questa nostra città non possiede più un cuore pulsante, ma un luogo impersonale dove si transita frettolosamente per recarsi o lasciare il lavoro, per frequentare qualche negozio o libreria, nient'altr, mentre la sera chi vi si reca, trova un deserto, non più il cuore pulsante della città, incontrando soltanto gli spettri di un passato che si va ormai inesoranilmente dimenticando. E non sarà la presenza del Goldoni e della sua piazzetta a rivitalizzare la vita cittadina, è soltanto pura fantasia o utopia, perché lo splendido teatro comunale rimarrà sempre il luogo riservato ai grandi eventi e la stragrande maggioranza dei cittadini lo diserterà. Giovanni Lippi, cui rimproveriamo la grande fretta liquidatoria, come rimproveriamo a noi stessi la mancanza di una difesa ad oltranza di uno dei fulcri della vita cittadina, supestite della storia ammirevole di una Livorno conosciuta come la "Città dei Cento Teatri", ricordiamo che dopo la Parigi della Bella Epoque , il cinema fece la sua apparizione nella nostra città, là sulla Piana dei Cavalleggeri, piena di vita e di fulgore, oggi al centro di polemiche accese dalla presenza di baracchine che sono tanti MacDonald con facciata da locali di brillante presenza, architettonicamente una orribile ammucchiata che deturpa la bellezza del viale a mare. Il destino di questa città sembra segnato, la sua vitalità si sposta su due baricentri che non potranno mai assurgere all'importanza socioculturale del centro cittadino, perché saranno del tutto impersonali. Uno, la "Porta a terra" lo è di già e quando la verve delle iniziative di cassetta si spengerà e anche sul proscenio del Pala Algida si spengeranno le luci, a rimanere accese saranno soltanto le scintillanti vetrate dell'Ipercoop. Sulla "Porta a mare", invece, sarà l'enorme agglomerato di abitazioni e il supermercato che vi sorgerà, le zone di vita che vi si accenderanno, ma soltanto per chi vi abita od ormeggia la propria barca, per il resto, un'altra falsa pista da seguire per risollevare le sorti imaginifiche di una città destinata ad essere soltanto impersonale centro di servizi, per non si ,sa bene cosa, visto che i luoghi della produzion non esistono ormai più, mentre la "carota" rappresentata dal turismo, resterà quella delle eterne "gite dei fossi in battello".

Last modified 03-08-2005 11:56