
JR, il regista "bonsai"
Jason Rowe: per la TDshop un giocatore rivelazione
di Renzo Marmugi
E' piccolo, se lo vedi per strada potresti scambiarlo tranquillamente per un impiegato di banca o piuttosto per un manager in libera uscita, visto che ama gli abiti eleganti, il look curato, dare sfogo a un pizzico di narcisismo. Quel signore piccolo e magro nato nel 1978 (altezza m. 1.78, peso 68 chili) invece è un giocatore di basket, e sul parquet si trasforma, dimostrazione vivente che non importa essere dei giganti per dare del tu a quell'anello di ferro arancione appeso a tre metri e zerocinque dal pavimento. Jason Rowe è la più bella scoperta della TDshop.it nel mercato estivo. Playmaker di talento, grande tiro da tre punti, occhi al laser che lo aiutano a servire assist deliziosi ai compagni. In tre giornate era già riuscito a fare breccia nel cuore dei cestofili livornesi, poi giovedì 16 ottobre all'ennesimo fallaccio dei difensori avversari è rimasto accasciato sul parquet, a tenersi la mano sinistra. Doppia frattura, quasi due mesi di stop. Un colpo durissimo soprattutto per la squadra di Franco Ciani, costretta a fare a meno del suo spirito guida proprio quando "JR" (uno dei nomignoli affibbiatigli dagli amici) stava prendendo in pugno le redini del quintetto. La conferma vivente che il proverbio "nella botte piccola c'è il vino buono" non era nato per caso.
Jason Rowe è andato sotto i ferri, ha avuto pazienza, non si è mai perso d'animo. Aspettando serenamente il giorno del ritorno sulla scena. Cosa avvenuta il 10 dicembre contro la Bipop Reggio Emilia, una di quelle partite senza domani che Livorno doveva affrontare nella sua tormentata stagione. E lui, il regista bonsai, ha risposto con 22 punti in 24 minuti, fattore decisivo nella vittoria amaranto.
Un giocatore venuto a mettersi alla prova nella serie A italiana dopo tre campionati in Francia, l'ultimo dei quali giocato a Tolone e onorato anche dal titolo di capocannoniere (21 punti e 6,7 assist di media). Figlio della Loyola university, nato a Buffalo ("lì spesso nevica, io invece amo il caldo e a Livorno sto bene anche per questo motivo"), residente a New York. E' laureato in pedagogia, sogna un futuro da insegnante ("allenatore di basket o professore scolastico, ma sempre a contatto con i bambini"), sul parquet è come un "topomatto" di quelli che si accendono a San Silvestro, sempre pronto a esplodere in giocate sopraffine e numeri da applauso. Ma fuori dalla professione è un tipo tranquillo, schivo, pantofolaio. "Amo dormire e rilassarmi dopo ogni partita, magari leggendo riviste davanti a un bel cappuccino. Oppure rilassarmi alla playstation o alla televisione", racconta di sé "JR". Ha girato l'Europa in lungo e in largo (Cipro, Israele, Polonia e quattro anni in Francia), adora Michael Jordan (un giocatore inarrivabile) e anche sua madre ("un modello di donna forte, è riuscita a trasmettermi sempre grandi stimoli"), non ha avuto problemi fin dal primo giorno a diventare il leader dello spogliatoio, il capitano occulto che deve prendere per mano i compagni e pilotarli fuori dalle secche.
"E' il mio lavoro - dice Rowe con un sorriso - avere addosso la pressione e tante responsabilità non mi spaventa". Parole sante, che calzano perfettamente con il ruolo occupato sul parquet. Ha due gambe atomiche, schiaccia senza problemi, si butta in entrata con estrema naturalezza sfidando i giganti con l'agilità, la classe, la visione di gioco. Su altri suoi compagni, forse, permane qualche dubbio, su "JR" no. Il piccoletto, la TDshop.it, l'ha indovinato in pieno.
di Renzo Marmugi
E' piccolo, se lo vedi per strada potresti scambiarlo tranquillamente per un impiegato di banca o piuttosto per un manager in libera uscita, visto che ama gli abiti eleganti, il look curato, dare sfogo a un pizzico di narcisismo. Quel signore piccolo e magro nato nel 1978 (altezza m. 1.78, peso 68 chili) invece è un giocatore di basket, e sul parquet si trasforma, dimostrazione vivente che non importa essere dei giganti per dare del tu a quell'anello di ferro arancione appeso a tre metri e zerocinque dal pavimento. Jason Rowe è la più bella scoperta della TDshop.it nel mercato estivo. Playmaker di talento, grande tiro da tre punti, occhi al laser che lo aiutano a servire assist deliziosi ai compagni. In tre giornate era già riuscito a fare breccia nel cuore dei cestofili livornesi, poi giovedì 16 ottobre all'ennesimo fallaccio dei difensori avversari è rimasto accasciato sul parquet, a tenersi la mano sinistra. Doppia frattura, quasi due mesi di stop. Un colpo durissimo soprattutto per la squadra di Franco Ciani, costretta a fare a meno del suo spirito guida proprio quando "JR" (uno dei nomignoli affibbiatigli dagli amici) stava prendendo in pugno le redini del quintetto. La conferma vivente che il proverbio "nella botte piccola c'è il vino buono" non era nato per caso.
Jason Rowe è andato sotto i ferri, ha avuto pazienza, non si è mai perso d'animo. Aspettando serenamente il giorno del ritorno sulla scena. Cosa avvenuta il 10 dicembre contro la Bipop Reggio Emilia, una di quelle partite senza domani che Livorno doveva affrontare nella sua tormentata stagione. E lui, il regista bonsai, ha risposto con 22 punti in 24 minuti, fattore decisivo nella vittoria amaranto.
Un giocatore venuto a mettersi alla prova nella serie A italiana dopo tre campionati in Francia, l'ultimo dei quali giocato a Tolone e onorato anche dal titolo di capocannoniere (21 punti e 6,7 assist di media). Figlio della Loyola university, nato a Buffalo ("lì spesso nevica, io invece amo il caldo e a Livorno sto bene anche per questo motivo"), residente a New York. E' laureato in pedagogia, sogna un futuro da insegnante ("allenatore di basket o professore scolastico, ma sempre a contatto con i bambini"), sul parquet è come un "topomatto" di quelli che si accendono a San Silvestro, sempre pronto a esplodere in giocate sopraffine e numeri da applauso. Ma fuori dalla professione è un tipo tranquillo, schivo, pantofolaio. "Amo dormire e rilassarmi dopo ogni partita, magari leggendo riviste davanti a un bel cappuccino. Oppure rilassarmi alla playstation o alla televisione", racconta di sé "JR". Ha girato l'Europa in lungo e in largo (Cipro, Israele, Polonia e quattro anni in Francia), adora Michael Jordan (un giocatore inarrivabile) e anche sua madre ("un modello di donna forte, è riuscita a trasmettermi sempre grandi stimoli"), non ha avuto problemi fin dal primo giorno a diventare il leader dello spogliatoio, il capitano occulto che deve prendere per mano i compagni e pilotarli fuori dalle secche.
"E' il mio lavoro - dice Rowe con un sorriso - avere addosso la pressione e tante responsabilità non mi spaventa". Parole sante, che calzano perfettamente con il ruolo occupato sul parquet. Ha due gambe atomiche, schiaccia senza problemi, si butta in entrata con estrema naturalezza sfidando i giganti con l'agilità, la classe, la visione di gioco. Su altri suoi compagni, forse, permane qualche dubbio, su "JR" no. Il piccoletto, la TDshop.it, l'ha indovinato in pieno.
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15-01-2007 09:48
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