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Voglia di ricominciare

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Il neo mister Arrigoni si presenta alla piazza amaranto
 
di Vinicio Saltini


 Da una parte il fuoco nelle vene, diciamo il temperamento (e anche il carattere aperto e lo scilinguagnolo) del romagnolo purosangue, dall'altra l'entusiasmo e la passionalità senza fine dei livornesi che assommano anch'essi tutte le sue doti, appunto il fuoco nelle vene il temperamento, non se ne parli il carattere aperto e soprattutto lo scilinguagnolo, si puÚ dire tranquillamente che, una tantum, siamo di fronte a un Adriatico e ad un Tirreno che possono fraternizzare e marciare (se preferite, senza forse è più realistico: ondeggiare) di pari passo, o comunque di ìpari bracciataî. SÏ, cosÏ uguali e cosÏ diversi, Daniele Arrigoni che è nato a Cesena 47 anni fa (28 agosto 1959), ha debuttato da tecnico nel 1997-1998 col Castel San Pietro in C2, è salito in C1 l'anno successivo col Montevarchi, ha fatto doppietta (C2 e C1, dunque una promozione) col Pesaro, ha conosciuto la B col Messina (2001-2002), si è ripetuto col Palermo (2002-2003), è calato fino alla C2 (ma creando i presupposti per l'attuale miracolo che caratterizza la formazione ciociara) col Frosinone nel 2003-2004, ha ìbaciatoî la A a Cagliari (2004-2005), si è consumato l'anno scorso fra un Cagliari che ingiustamente, a livello tifoseria, aveva cessato di amarlo e l'equivoco Torino e il Livorno, al terzo anno consecutivo di serie A, dopo esserne rimasto lontano per oltre mezzo secolo, hanno tutto quello che puÚ servire per poter andare accordo e per la felicità dei tifosi, ulteriormente crescere insieme. Insomma, per rendere felice, un matrimonio che era già stato pensato, nell'anno della venuta di Mazzarri e quindi della ritrovata massima serie.
 - Col Livorno, vi eravate già cercati...
 «E ora che, finalmente, ci siamo trovati, sono la persona più felice di questo mondo. Dico la verità, dopo le peripezie della passata stagione, quando lessi che il Livorno si interesava al sottoscritto rimasi quasi incredulo. Quella amaranto è la squadra che, fra le ìpiccoleî, ha fatto meglio di tutte negli ultimi due anni di A e forse anche quella, se togliamo le grandissime, che ha caratterizzato con la propria ascesa continua, gli ultimi sei anni del calcio italiano e mi dicevo che, troppo bello per essere vero, forse, stavo semplicemente sognando».
 - Mister, altro che sogni, ha gà subito l'abbraccio caloroso dei tifosi, ha messo la sciarpa amaranto, ha accantonato il primo incarico targato Livorno, alla ricerca di qualche elemento interessante (non necessariamente italiano: n.d.r,) all'Europeo Under 21. Insomma, la panchina del Livorno è al tempo stesso una realtà ed anche l'occasione per una produttiva ripartenza.
 «SÏ, forse è vero che fortune e sfortune, alla fine nel calcio si compensano sempre. Fatto sta, che: primo, io ritengo una fortuna l'essere stato scelto dal Livorno; secondo, che ad altro non penso, se non a ripagare la società dell'attenzione che mi ha riservato; terzo, una conseguenza, che non vedo l'ora di cominciare. Non credevo ai miei occhi, quando ho visto tutta quella gente a salutare il mio arrivo. E al contrario sono felice di poter credere ai miei occhi per quello che ho già potuto vedere del Livorno. Lo sapete, ho seguito le due ultime partite di campionato e l'idea che ho tratto è stata quella di una squadra comunque forte di una sua personalità, assolutamente non da ricostruire, al contrario con gli uomini giusti per costituirne la base e quindi permettermi di ripartire da un qualcosa di assai concreto».
 Pari e patta. Lei fa i complimenti alla squadra e la squadra ha già dato, attraverso capitan Lucarelli, il gradimento al suo arrivo. Lo sa che Cristiano ha addirittura detto di leggere nel suo arrivo, proprio quella volontà di far bene che aveva posto come condizione per la sua permanenza in amaranto?
 «Io non ho avuto modo di incontrarmi con Lucarelli che nemmeno ho mai conosciuto di persona. Ma so, cosa è lui per il Livorno e se si espresso in tal modo, come prima cosa ringrazio suo fratello Alessandro che ho avuto al Palermo ed evidentemente gli ha parlato bene del sottoscritto e poi non posso che esserne felicissimo».
 - Alessandro Lucarelli. E' possibile un suo ritorno in amaranto?
 «Non credo che esistano i presupposti per una simile operazione. E poi, non credo che la Reggina accetterebbe tanto facilmente di privarsene».
 - Un altro giocatore amaranto che ha conosciuto, anch'egli al Palermo, è Morrone. Gran campionato il suo...
 «Se lo conosco... Nel mio Palermo era il capitano e non vedo l'ora di rivederlo, anche perchè lui, col sottoscritto è in chiaro debito. Quest'anno ha segnato sei gol. Con me, dannata sfortuna, soltanto legni, pali e traverse».
 - Mister, per chiudere col capitolo conoscenze, al Livorno l'anno scorso si fece più volte il nome del cagliaritano Bega...
 «E' un centrale di difesa, sicuramente da categoria. PerÚ, la campagna acquisti e cessioni non si fa da soli, e soprattutto è figlia delle situazioni del momento. Non sempre ciÚ che è possibile un anno, resta possibile anche il seguente».
 - Ha già chiesto qualcosa per il suo Livorno?
 «Ho parlato col presidente e anche con Cipollini, Ricci e Signorelli. Ma per i nomi è prematuro. Per ora posso dire che, chiaramente, non pretenderÚ il mondo. Ogni mossa insomma sarà figlia della logica e del bilancio».
 - Le piacerebbe conservare un giocatore come Coco?
 «So che ha fatto bene, calandosi al massimo nella realtà della città e della società. Ma so anche che sarà difficilissimo. Comunque sono molti i giocatori che considero importanti da conservare ed infatti credo che alla fine lo scheletro della squadra resterà molto simile a quello dello scorso anno».
 - Giustamente, lei non si sbilancia. Ma l'anno scorso l'impressione dei più si legÚ ad una squadra in cui Lucarelli era troppo solo in attacco. Ed anche raramente avvantaggiato dai lanci capaci di mandarlo in gol...
 «Io intanto ho visto un Paulinho che è giovane ed ha buone caratteristiche. So anche che puÚ tornare un Danilevicius che in B ha segnato 17 gol e quindi, state tranquilli, valuteremo ogni cosa, poi cercheremo di prendere le decisioni più giuste».
 - Ha detto di aver parlato col presidente Spinelli.
 «E lui mi ha chiesto lavoro, lavoro e ancora lavoro. No, non abbiamo, nÈ parlato di acquisti, nÈ tanto meno di moduli».
 - Già, il modulo.
 «Diciamo meglio: i moduli. PerchÈ saranno più d'uno, con la difesa che puÚ anche essere a tre, ma che, in alcune partite, magari diventa necessariamete a quattro».
 - E se, come conseguenza dello scandalo che sta dilaniando il calcio, arrivasse l'Uefa?
 «La società si è premunita al proposito e quanto a me, quale tecnico non vorrebbe disputare la Coppa Uefa? Per il Livorno, credetemi, le cose non cambierebbero di molto, al massimo potrebbero servire due uomini in più nella rosa».
 - Concludendo?
 «Speriamo che l'estate voli. Io, fermo, sono stato già troppo. E altro non vedo, che l'ora di ricominciare».



Last modified 18-07-2006 13:12 expired