
Chevon Troutman:un "pesce" sul parquet labronico
L'asso nella manica del basket Livorno
Lo volevano quelli del football americano, lui preferisce il basket. Chevon Troutman Ë un altro dei nuovi extracomunitari di Livorno, il pivot chiamato a dover rimpiazzare quellíarmadio a quattro ante di Aloysius Anagonye. Un altro giocatore pescato dei college, un altro omone uscito dallíagenda di Claudio Crippa e destinato a fare fortuna (e dollari) nel basket europeo. Duemetri scarsi per 109 chili, un figlio della Pennsylvania. Ha appena compiuto 24 anni, líuomo trota (questa la traduzione del cognome alla lettera), e come un pesce sguscia nelle mische bollenti sotto canestro, costretto a inventare con líagilit‡ e la tecnica quello che il fisico non gli concede davanti ad avversari sempre pi˘ alti di lui. Troutman ci ha messo un poí ad adattarsi al campionato italiano, a volte il problema falli lo condiziona, ma nel complesso líoperazione costruita dal general manager amaranto ha funzionato, quando ilîmoroî sta in campo da protagonista Basket Livorno Ë pi˘ forte, pi˘ sicura. E spesso vince.
Una famiglia numerosa (cinque fratelli e altrettante sorelle), uníinfanzia non sempre serena (´Essere in dodoci non Ë vivere dentro una famiglia normale, perÚ non importa, mi sono adattatoª, dice con un sorriso), ma questo non gli ha impedito di seguire gli studi, frequentare líuniversit‡ e laurearsi a Pittsburgh in scienze sociali. ´Sono a due esami per diventare ìgraduateî anche in comunicazioniª, sottolinea Chevon Troutman, che perÚ nei prossimi anni avr‡ altro a cui pensare. Il presente e il futuro, infatti, si chiamano basket. Anche se a livello di high school (frequentata a Williamsport, la sua citt‡ natale) era bravino nel football americano e líestate scorsa gli Ë arrivata una chiamata al summer camp dei Washington Redskins, prestigiosa franchigia dello sport con la palla ovale. Con quel fisico tosto e veloce lo vedevano bene come ìtight endî. Lui si Ë presentato al camp, ha rilasciato interviste in tv, Ë rimasto lÏ due giorni in prova, poi ha preferito non lasciare la strada vecchia per uníavventura dai contorni misteriosi. ´A football - dice - avevo giocato nel terzo anno di high school, poi ho sempre fatto basket. Quelli dei Washington Redskins mi hanno detto: ti mancano chili e centimetri per giocare a pallacanestro, resta qui con noi. Non te ne pentirai. Io li ho ringraziati, ma in cuor mio avevo gi‡ sceltoª.
E ha fatto bene. 13.4 punti e 6.5 rimbalzi in 25.5 minuti di presenza media. Numeri buoni per un ex universirario al debutto nella serie A italiana. Le cose da migliorare decisamente sono la permanenza sul parquet (dovr‡ salire almeno sopra il tetto dei 30í) e i tiri liberi, la sua croce principale (55,9%), al punto che ormai gli avversari preferiscono commettere un fallo per mandarlo in lunetta piuttosto che subire le finte e i tiri in controtempo di questo mezzo lungo cosÏ abile nel gioco spalle a canestro. E líanno prossimo, per chi avr‡ la fortuna di metterlo sotto contratto, sicuramente pap‡ Chevon Troutman (sÏ, perchÈ ha gi‡ un figlio, Chevon junior di due anni) sar‡ un giocatore pi˘ maturo, pi˘ responsabile, pi˘ integrato. Ora a volte sembra svagato, sorpreso dagli eventi. ´In effetti - ammette - a Pittsburgh eravamo abituati ad ammazzare le partite dopo pochi minuti, in Italia invece non stai tranquillo neanche con 15 punti di vantaggio. PerchÈ tutti tirano, corrono e saltano come cavallette. Eí un basket pazzo: non puoi distrarti un attimo che le partite si ribaltanoª.
Troutman e Livorno líhanno gi‡ imparato sulla propria pelle, perdendo diverse volte in volata e dopo essere stati in vantaggio. Per questo la permanenza in serie A richiede un salto di qualit‡. Tecnico, ma soprattutto mentale.
Renzo Marmugi
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05-04-2006 10:38
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