
Il futuro incerto della palla a spicchi
Finito il campionato è ora di tirare le somme
Salvi, finalmente salvi. Sul campo, per ora, in attesa di trovare un po' di
pace anche sul fronte societario. Non sarà semplice dopo che il Comune,
detentore unico delle quote di Basket Livorno srl attraverso la Livorno
Sport, riesca a trovare una soluzione traghettando in mani private il
pacchetto azionario della palla a spicchi di serie A.
Un film già visto, un altro anno zero (speriamo di no) da vivere pericolosamente, un'altra estate a rincorrere gli eventi politico-amministrativi più che quelli sportivi. Ormai è un classico, da quando nel 1999 la famiglia D'Alesio manifestÚ la sua voglia di chiamarsi fuori dal basket amaranto.
Lì cominciarono le alchimie e i giochi di prestigio del sindaco Gianfranco Lamberti, attivissimo e motivato per una questione non solo prettamente sportiva ma anche di immagine per la città. Il testimone di governatore l'anno scorso è passato in mano ad Alessandro Cosimi e ora tocca a lui occuparsi di questa patata bollente. Soprattutto dopo l'enorme successo di pubblico presente la domenica al PalaAlgida (5436 spettatori di media, secondo posto in Italia dopo i 6082 della Scavolini Pesaro) e l'affermazione del teorema secondo il quale un palasport da 8033 posti e costato trenta miliardi di vecchie lire ha ragione di esistere solo ospitando uno sport di serie A.
E il basket, appunto, a Livorno gioca proprio in serie A. Il sindaco Cosimi preferisce rimanere al coperto, sull'argomento ha dato una delega forte all'assessore allo sport Attilio D'Alesio, il quale si dimostra fiducioso e ottimista su una fumata bianca. Il problema sono i tempi e i modi. Un giocattolo così bello, una squadra così riuscita anche con il budget più basso di tutta la serie A rappresenta infatti un patrimonio da non disperdere. Come da tenersi stretto sarebbe lo staff tecnico e anche quello che lavora al piano di sopra della palazzina di via Pera.
Non sarà semplice, visto che i vari De Raffaele, Dell'Agnello e Claudio Crippa fanno gola a diverse società. Il general manager, unico non livornese di un gruppo che nelle vene ha sangue amaranto e salmastro, è un pezzo importante, anzi fondamentale, e sarebbe un delitto perderlo. Ha capacità, conoscenze tecniche, il giusto mix di competenza e modestia. E poi il fatto di aver giocato nel ruolo di playmaker (come il coach De Raffaele) lo mette su un piano di osservazione privilegiato, lo stesso cervello che aveva sul parquet ora lo usa dietro la scrivania. Con tanta esperienza di vita in più.
In attesa di notizie dal Comune godiamoci la salvezza sul campo. 28 punti in classifica, undicesimo posto finale. I risultati migliori da quando Livorno è tornata in serie A, una scommessa vinta su tutti i fronti nonostante una disponibilità economica molto inferiore rispetto agli anni della Mabo prefabbricati. E se non si fosse infortunato "big Al" Anagonye a quest'ora parleremmo di un miracolo amaranto, i playoff non sarebbero assolutamente sfuggiti a Zanus Fortes e compagni. Pazienza, la salvezza basta e avanza.
Con Drew Nicholas capocannoniere del campionato (come lo era stato nella stagione precedente un altro americano livornese, Charlie Bell), Shumpert e Anagonye bravissimi e soprattutto uno spogliatoio meraviglioso. Tutti amici, tutti coinvolti, tutti pronti a sputare sangue. Anche qui aria nuova nel basket amaranto. Aver voltato pagina è servito davvero. Sul campo. Ora guardiamo il comignolo di piazza Civica: gli amministratori si sono spinti molto avanti sul piano delle promesse e la città attende che le enunciazioni di principio diventino fatti. Occhi al cielo, speriamo in una fumata bianca. Renzo Marmugi
Un film già visto, un altro anno zero (speriamo di no) da vivere pericolosamente, un'altra estate a rincorrere gli eventi politico-amministrativi più che quelli sportivi. Ormai è un classico, da quando nel 1999 la famiglia D'Alesio manifestÚ la sua voglia di chiamarsi fuori dal basket amaranto.
Lì cominciarono le alchimie e i giochi di prestigio del sindaco Gianfranco Lamberti, attivissimo e motivato per una questione non solo prettamente sportiva ma anche di immagine per la città. Il testimone di governatore l'anno scorso è passato in mano ad Alessandro Cosimi e ora tocca a lui occuparsi di questa patata bollente. Soprattutto dopo l'enorme successo di pubblico presente la domenica al PalaAlgida (5436 spettatori di media, secondo posto in Italia dopo i 6082 della Scavolini Pesaro) e l'affermazione del teorema secondo il quale un palasport da 8033 posti e costato trenta miliardi di vecchie lire ha ragione di esistere solo ospitando uno sport di serie A.
E il basket, appunto, a Livorno gioca proprio in serie A. Il sindaco Cosimi preferisce rimanere al coperto, sull'argomento ha dato una delega forte all'assessore allo sport Attilio D'Alesio, il quale si dimostra fiducioso e ottimista su una fumata bianca. Il problema sono i tempi e i modi. Un giocattolo così bello, una squadra così riuscita anche con il budget più basso di tutta la serie A rappresenta infatti un patrimonio da non disperdere. Come da tenersi stretto sarebbe lo staff tecnico e anche quello che lavora al piano di sopra della palazzina di via Pera.
Non sarà semplice, visto che i vari De Raffaele, Dell'Agnello e Claudio Crippa fanno gola a diverse società. Il general manager, unico non livornese di un gruppo che nelle vene ha sangue amaranto e salmastro, è un pezzo importante, anzi fondamentale, e sarebbe un delitto perderlo. Ha capacità, conoscenze tecniche, il giusto mix di competenza e modestia. E poi il fatto di aver giocato nel ruolo di playmaker (come il coach De Raffaele) lo mette su un piano di osservazione privilegiato, lo stesso cervello che aveva sul parquet ora lo usa dietro la scrivania. Con tanta esperienza di vita in più.
In attesa di notizie dal Comune godiamoci la salvezza sul campo. 28 punti in classifica, undicesimo posto finale. I risultati migliori da quando Livorno è tornata in serie A, una scommessa vinta su tutti i fronti nonostante una disponibilità economica molto inferiore rispetto agli anni della Mabo prefabbricati. E se non si fosse infortunato "big Al" Anagonye a quest'ora parleremmo di un miracolo amaranto, i playoff non sarebbero assolutamente sfuggiti a Zanus Fortes e compagni. Pazienza, la salvezza basta e avanza.
Con Drew Nicholas capocannoniere del campionato (come lo era stato nella stagione precedente un altro americano livornese, Charlie Bell), Shumpert e Anagonye bravissimi e soprattutto uno spogliatoio meraviglioso. Tutti amici, tutti coinvolti, tutti pronti a sputare sangue. Anche qui aria nuova nel basket amaranto. Aver voltato pagina è servito davvero. Sul campo. Ora guardiamo il comignolo di piazza Civica: gli amministratori si sono spinti molto avanti sul piano delle promesse e la città attende che le enunciazioni di principio diventino fatti. Occhi al cielo, speriamo in una fumata bianca. Renzo Marmugi
Last modified
28-07-2005 13:01
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