
Un "guaglione" in maglia maranto
Storia di Raffaele Palladino
PuÚ essere felice mamma Rosa, che ha saputo accudire a tre figli maschi, come sarebbe stato possibile solo alle pi˘ splendida delle casalinghe e che il suo Raffaele - alla faccia del guaglioncello (nascita in quel di Mugliano, un rione alle porte di Napoli, il 17 di aprile 1984) e questione di uno stile, cosÏ per dire concepitogli addosso - se lo Ë trovato attaccato al seno, in pratica ìgi‡ signorinoî, la giacca e la cravatta che spuntavano da sotto al grambiulino nero e soprattutto, libri e quaderni sotto il braccio, quei libri e quei quaderni che, in et‡ canonica gli avrebbero consentito, e non Ë poco, il diploma da ragioniere e un giorno, chiss‡, anche la possibilit‡ di una bella iscrizione allíUniversit‡. E puÚ essere felice anche pap‡ Guglielmo, impiegato in uníazienda per la macellazione della carne, che covava in petto uníinfinita passione calcistica e che si era sempre ingegnato di torturare i propri amici carissimi attraverso il racconto del suo sogno ricorrente; quello di vedere almeno uno dei suoi tre figli maschi, affermarsi nel calcio, meglio che mai se la sua maglia fosse stata quella del Ciuccio.
Beh, avete capito, la maglia non Ë quella del Napoli, ma al contrario quella del Livorno, purtroppo non tale da coprire per intero il bianconero juventimno della vera appartenenza, ma il nostro Raffaele, un ragazzo davvero perfetto, diciamo il giusto orgoglio di mamma e pap‡, altri non Ë che Palladino, líattuale punta del Livorno, nellíannata gi‡ autore di due gol con la maglia amaranto, gi‡ convocato da Claudio Gentile per la sua Under 21, in volo verso líEuropeo di categoria e ultima perla di un gi‡ importante repertorio, un gol da leccarsi i baffi, quello con cui ha spalancato la porta allíultima bella vittoria sullíAscoli, parente stretta di un terzo posto in classifica, alle spalle della sola imbattibile Juve e dellíInter, che deve inorgoglirci.
Chi Ë calcisticamente parlando Raffaele Palladino, figlioccio di Ciro Ferrara che lo ha affidato al proprio fratello minore che di mestiere fa il procuratore, ma che in questo caso, deve recitare anche da fratello maggiore? Detto, come primissima cosa, che per Luciano Moggi, mammasantissima della Juve e del calcio italiano, Ë un gioiello della Juventus e soprattutto líerede in pectore di un certo David Trezeguet, cercheremo di raccontarvelo, come spetta di diritto a chi i gradi di gran personaggio di questo avvio di campionato, se li Ë guadagnati sul campo.
Bene, Raffaele, lui cosÏ perfetto negli appuntamenti scolastici, cominciÚ da una bocciatura. Quella del Napoli suo e di pap‡ che lo esaminÚ in un provino e per fortuna dei Palladino lo rispedÏ al mittente, evitandogli tutto quel che di brutto il Ciuccio ha dovuto subire prima dellíultimo e non ancora perfezionbato rilancio. Anche perchÈ, a soli 16 anni finÏ in un Benevento che lo fece debuttare in C1, gli regalÚ qualcosa come otto gettoni di presenza ed un gol e soprattutto fece in modo che il profumo delle gesta del ragazzino arrivasse fino al nasone di Moggi che, aguzzati gli occhietti rapaci, non perse tempo e se lo assicurÚ per una Juventus che, assegnatolo alle cure di un Gasperini che non avrebbe tardato a trasformarlo da fantasista in mezza punta che partiva da lontano - come dice Raffaele, da giocatore che affronta gli avversari guardandoli negli occhi - gli fece giocare subito 30 partite del campionato Primavera che gli valsero la bellezza di venti gol (dati aumentati entrambi di uníunit‡ nella stagione successiva) e poi lo acompagnÚ a due vittoriosi tornei di Viareggio in cui realizzÚ i titoli di capoccannoniere e di miglior giocatore del torneo, nonchË fatto eclatante per un ragazzino della sua et‡, la fiducia di un Marcello Lippi che, vistolo allíopera nella sua terra, non mancÚ di aggregarlo a pi˘ riprese alla prima squadra bianconera, ìcoccoî immediato, naturalmente del concittadino Ciro Ferrara, ma anche di Montero, Maresca e Buffon.
Il resto Ë storia recente. ìZio Moggiî e ìZio Ciro Ferraraî lo avvicinano, líaltro campionato, per dirgli: ´Guarda che noi ti seguiamo, perchÈ sei nostro e nostro rimarrai, ma devi andare a farti le ossa, vicino a casa, in quel di Salernoª. Detto e fatto, Raffaele parte, e siccome una Signora come la Juve e due zii come quelli sopra nominati non si possono tradire, pensa bene di segnare, in serie B, in una squadra da retrocessione, un qualcosa come quindici gol, che saranno quelli di una nuova promozione sul campo. Il solito Moggi e il solito Ciro Ferrara che lo ìconvocanoî e gli dicono che questa volta, purtroppo per noi, sempre nel segno di una Juve che continuer‡ a guardarlo perchÈ Ë suo, si parte verso una societ‡ importante e verso la serie A, laddove non dovr‡ mai sbagliare.
E lo avrete caËito, Raffaele nostro, questa volta, in appagamento delle richieste continua di Aldo Spinelli, stava partendo per Livorno!
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03-11-2005 11:57
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