
Un mezzo falso per cercare di essere veri
Le molteplici dimensioni della realtà teatrale viste da Roberto Abbiati
Nome?
Roberto
Cognome?
Abbiati
Età teatrale?
Devo fare il conto. Il primo spettacolo l’ho fatto a cinque anni. Però ero piccolo… quindi se considero… come primo spettacolo… uno fatto a diciotto… direi 25 anni.
Studi?
Istituto d’Arte. Ho cercato di fare l’Università (Dams) arrivato a tre esami dalla laurea ho smesso.
Professione?
Io sono uno chef che suona la cornamusa
Teatro o cinema?
Teatro
Che cos’è il teatro?
È un mezzo falso per cercare di essere veri
Teatro civile, prosa, comico, tragico…?
Direi che faccio teatro comico
Lo spettacolo teatrale più bello?
Naufragio di Bolek Poliuka
… e il più brutto?
Probabilmente uno dei miei. Quando non sono contento di quello che ho fatto
Il regista teatrale più interessante?
(ci pensa su alcuni minuti) Sai che non lo so.
L’attore?
Leonardo Capuano
L’attrice?
Non lo so.
Il testo più amato?
Aspettando Godot, Beckett. Mercante di Venezia, Shakespeare.
L’autore?
Shakespeare
Tra i contemporanei?
Non lo so. Ormai si pesca da tutto: letteratura, cinema, pittura… Non saprei dirti un testo. (Improvvisamente si illumina) Testori!
Chi ama il teatro?
Chi ama la cultura. Non penso che qualcuno ami il teatro, c’è qualcuno che si affanna ad amare la cultura.
C’è qualcosa o qualcuno che uccide il teatro?
Le pratiche politiche. Lo scambio di spettacoli e le convenienze strette, fatte su misura. Non ci sono soldi, i finanziamenti pubblici sono pochi e spesi male però una responsabilità grave ce l’hanno i teatranti che sostengono e convivono con le “male” pratiche politiche.
Che cosa significa fare teatro adesso?
Fare teatro per me è un po’ come… primo è il mio mestiere, io lo faccio nel senso nobile della parola. Mestiere come mio padre che era un autista di camion. Abilità e capacità. Secondo farlo è un po’ come resistere. Io lo faccio con piacere anche se è difficoltoso. Allora è un po’ resistere. È come credere nella bellezza. Crederci ancora.
Un libro che tutti dovrebbero leggere?
La divina Commedia del buon Dante. Per coloro che si vogliono rilassare: Chiedi alla polvere di John Fante
Un film?
21 Grammi di Inarritu
Una musica?
Secondo movimento della nona sinfonia di Beethoven
Breve biografia formativa dell’attore Abbiati?
Io ho fatto un semplice corso di 10 giorni di clowneria. Non ho avuto scuole. Ho seguito Bolek Poliuka e lui mi ha insegnato tanto, tantissimo. Un rapporto umano, siamo amici, ha fatto la regia per i miei spettacoli. Lo considero un maestro della commedia dell’arte, della clowneria: ridere per pensare.
Che cosa significa per Roberto Abbiati fare teatro?
Non so mi diverte molto quello che faccio. Io forse faccio spettacoli divertenti e mi diverte farlo. Penso proprio, tra l’altro, di essere abbastanza distaccato dal mio lavoro. Non vivo del mio lavoro. La vita è altro. Mi destreggio bene: quando recito, recito, quando non recito, non recito. Questo mi permette di fare altre cose: sono sciaguratamente interessato alla pittura, alla lettura. Non vivo per il teatro. Seguo un sacco di cose, sono un po’ curioso. Anche l’esperienza in Brasile rientra nel mio fare curioso.
Che cosa fai in Brasile?
Cerco di fare bene il mio lavoro. Nel senso che insegno teatro in una favela di Bahia. Posso entrare in rapporto con le persone con il mio lavoro solo se sono bravo.
Io non vado in Brasile senza avere un mestiere solido alle spalle, la credibilità per contribuire e fare qualcosa di utile. Così lavoro con i ragazzi della favela e insegno loro il teatro. Però io voglio essere solido per loro. Per insegnare qualcosa, per dare forza e energia, calore.
Dopo Moby Dick, La storia della giraffa dopo la storia della giraffa, I pasticcieri. I pasticcieri che spettacolo è?
È un evoluzione. Ho cominciato con il Moby Dick: piccola storia fatta di oggetti. La giraffa è un passo evolutivo. Sempre oggetti e un po’ di recitazione spesa qua e là. E adesso c’è un altro passo. La materia non è più il legno… sono i dolci… e poi c’è il lavoro con Capuano. Molto divertente e curioso.
Il binomio Abbiati/Capuano è solo episodico?
A dire il vero si pensa già al prossimo spettacolo. Potrebbe essere che si va avanti.
Come vi siete incontrati?
In spiaggia. Lui mi dice: io lavorerei con te. Io rispondo: ho già un’idea
Che confronto o dialettica c’è tra il teatro e la realtà di tutti i giorni?
Io dico tra teatro e realtà è come… la realtà è una… è come si potesse dire che ci sono tante realtà, le tante realtà possono essere il dolore, la povertà, la tristezza, la solitudine. Però non c’è un teatro che racconta solo il dolore. Il teatro comico racconta cose vere. A volte senti dire che il vero teatro è tragico come se per essere teatro devi per forza essere tragico o come se per raccontare il presente devi fare solo teatro civile. Il teatro racconta anche la bellezza, la poesia. Mi viene spontaneo raccontare piccoli drammi umani divertendo, forse lo faccio male. Con la storia del Moby Dick raccontavo una tragedia intensa. Altrimenti non capisco perché si dovrebbe leggerlo. Per leggere la realtà non devi per forza leggerla solo attraverso i giornali. Moby Dick parla della realtà.
Credi che il teatro abbia un ruolo vivo in una società sempre più mediaticamente squilibrata?
Spero che l’arte e la cultura abbiano un ruolo importante nella società. Anche il teatro. Credo che ci sia attenzione e interesse e credo che ci sia e se c’è vive. “Il contadino lavora la terra per il pane. Ma se non c’è l’arte che da il senso di ciò che sta facendo è come se la vita fosse monca”. Non ricordo la citazione esattamente, il senso più o meno c’è. Non ricordo neanche di chi è: è mia!” (lo dice ridendo)
Quali realtà territoriali consideri interessanti?
Armunia e Paganelli per me sono stati una sorta di paternità sul mio lavoro.
Se non fossi un attore che cosa saresti?
(sorride sotto i baffoni e con un cenno del capo ripete) Uno chef che suona la cornamusa.
Che cosa fa Abbiati quando non è attore, non studia, non replica, non pensa a un nuovo spettacolo?
Va in montagna a camminare con un binocolo
Per vedere?
Tutto
Che cosa dovrebbe sempre fare un attore?
Colazione. Con calma.
Che cosa ti fa soffrire?
…… la cattiveria umana. Perché non c’è nulla che non si possa guardare con uno sguardo positivo. Ma la cattiveria umana uccide. Sono sereno, anche se uno spettacolo venuto male mi butta un po’ giù. La gente preferisce soffrire per piccole cose, è indifferente alle cose lontane. Io faccio in modo che le cose lontane e vicine segnino sempre le mie giornate. Se succede qualcosa di forte, sconvolgente non faccio finta di niente o ci scherzo su come se non fosse successo niente. Non è importante, non mi riguarda. Mi viene anche a me di esorcizzare. Però cerco di tenerlo dentro, di restare attento. Mi fa sentire più uomo. Perché non dovrei essere triste se succede una cosa brutta?
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03-11-2005 09:49
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