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LA REGOLARE ATTIVITA’ FISICA E’ UN POTENTE FARMACO

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COME PREVENIRE LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
di Alessandra Rachini

Nella società del benessere, in cui si mangia tanto, si fuma e si conduce una vita ricca di impegni  sono in aumento le malattie cardiovascolari, che stanno diventando la prima causa di morte nel mondo. Al contempo veniamo bersagliati dai mezzi di informazione che ci propongono; da un lato come  modello di riferimento il fisico di un atleta, dall’altro ci allettano con la pubblicità di cibi sempre più succulenti.
Oggi non sono più soltanto i ragazzi a fare sport, ma anche i non più giovanissimi s’impegnano per raggiungere dei traguardi, non è poi così raro l’ottantenne che si vuole cimentare nella maratona.    
I primi studi sugli effetti benefici dell’attività fisica risalgono ai primi anni cinquanta, quando si dimostrò la maggior mortalità per malattie cardiovascolari riscontrata in quelle categorie di lavoratori che svolgevano mansioni sedentarie. Si era visto inoltre l’attivita’ fisica svolta nel tempo libero corrispondeva a una riduzione del rischio coronarico.
 Il Dott. Daniele Citti, da tempo impegnato nella medicina dello sport, ci aiuterà a far luce su come fronteggiare questa emergenza, rendendo il nostro approccio alla salute più consapevole.
Quando si parla di attivita’ fisica quale tipo di attività si intende ?
“L’attività fisica va individualizzata. Esiste una relazione lineare tra riduzione del rischio relativo e intensità dell’esercizio fisico svolto, sia esso frutto di attività sportive o del camminare. Indicando che non è il tipo di esercizio ma la sua intensità che produce un effetto. Il training fisico sottomassimale in soggetti ischemici ha fatto spesso rilevare una riduzione della progressione della coronaropatia.. Quindi qualsiasi modificazione dello stile di vita in senso fisicamente attivo ha un ruolo protettivo rispetto alla sedentarietà, anche in presenza di malattie consolidate. Un esercizio a moderata intensità, ma condotto con regolarità è in grado di produrre effetti significativi. L’ intensità non è un parametro da considerare in senso assoluto, ma da adattare alle condizioni cliniche agli specifici bisogni, agli obbiettivi terapeutici, alle capacità e alle preferenze dei singoli pazienti.
 L’esercizio fisico deve essere considerato alla stregua di un farmaco, se ne devono conoscere; indicazioni, meccanismi di azione, le eventuali interazioni e gli effetti indesiderati, deve avere una dose e una frequenza ben determinata per avere gli effetti sperati, in quelle categorie che presentano il rischio di malattie cardiiovascolari.”
Se di farmaco si parla, quale deve essere la “posologia” dell’attività fisica, quanto ci si deve muovere per mantenere un buono stato di salute?
“ I livelli minimi di attività fisica  considerati efficaci consistono in quattro o cinque periodi settimanali, di venti, trenta minuti di attività aerobica, ovviamente se il tempo di ogni seduta aumenta, le stesse potranno avere una frequenza minore,( tre o quattro periodi settimanali per quaranta sessanta minuti). Ovviamente si dovrebbe parallelamente aumentare tutta quell’attività fisica legata alle normali attività quotidiane: salire le scale anziché prendere l’ascensore, fare tragitti più lunghi a piedi parcheggiando l’auto un po’ più lontana e cosi via. Gli sforzi brevi e intensi sono comunque da sconsigliare in assenza di una adeguata preparazione fisica. Si dovrebbe dissuadere chi ha patologie cardioischemiche dallo  svolgere attività fisica intensa nelle prime ore del risveglio, perché è il momento in cui le statistiche registrano la maggiore incidenza di eventi cardiovascolari.”
Molti in palestra si dotano di cardiofrequenzimetro, come si usa correttamente quale soglia di battiti non va superata?
“Tutti conoscono la formula di duecentoventi meno l’età, che determina la frequenza cardiaca massima prevista per gli sforzi intensi. In realtà per rimanere entro un livello di sicurezza non si dovrebbe mai superare l’ottanta per cento di questo valore. E ‘ estremamente importante che chi fa attività fisica non sottostimi dei sintomi quali crisi di palpitazione cardiaca, sindromi vertiginose, dolori toracici, che anche a questa intensità possono avvenire.
Si parla sempre di attività aerobica dunque, non di quella anaerobica come il sollevamento pesi?
“La scelta dell’attività fisica è molto importante ai fini di una pratica sportiva sicura e benefica, infatti, bisogna distinguere tra attività fisica di forza e potenza( culturismo, sollevamento pesi)e attività di durata,(cammino veloce,corsa di fondo,ciclismo, nuoto, sci di fondo). L’attività di potenza incrementa la pressione arteriosa e incrementa la gittata cardiaca, tale condizione non migliora la funzione cardiovascolare, ma è talvolta addirittura pericolosa. Sono altresì da escludersi le attività agonistiche perchè l’impatto psicoemotivo potrebbe scatenare aritmie ventricolari,in soggetti con precedenti cardiovascolari. L’attività fisica aerobica di durata, effettuata regolarmente non solo ha un diretto effetto benefico sull’organismo,come quello di ridurre l’ipertensione lieve, ma induce spesso alla modificazione di aspetti di vita  scorretti, quali l’abitudine al fumo.”
Quali sono i principali obbiettivi ottenuti con l’esercizio fisico?
“La riduzione del sovrappeso, la riduzione della pressione arteriosa, della resistenza all’insulina, un miglior profilo del colesterolo, un condizionamento favorevole di cuore e arterie, e da non trascurare anche uno stato di benessere psicologico.
Quali sono le indagini da richiedere al proprio medico per chi vuole intraprendere un’attività sportiva e magari non ha più vent’anni?
“L’Italia è uno di quei paesi che ha reso obbligatori controlli  di idoneità sportiva a tutti gli atleti impegnati in attività agonistica, che comprende un elettrocardiogramma a riposo  e uno sottosforzo. Questo è un grosso passo avanti.”
Ma come si devono comportare coloro che  non sono annoverati nella categoria agonistica ma che vogliono giustamente dedicarsi allo sport senza che questo presenti dei rischi ?
“Quello che è fondamentale al di là della visita è avere un inquadramento minuzioso della storia della persona, la sua familiarità a malattie cardiovascolari, o se la persona presenta fattori di rischio acquisiti: fumo, ipercolesterolemia, ipertensione. Basta un punto equivoco della sua storia, per far scattare dei campanelli d’allarme. Oggi non basta più fare il solo elettrocardiogramma, o lo step test. Le indagini strumentali più ragionevoli da richiedere come screening sono: un elettrocardiogramma basale e da sforzo. In caso quest’ultimo dovesse risultare dubbio, occorre effettuare esami aggiuntivi, come l’ecostress, la scintigrafia da sforzo e l’ecocardiogramma.


Last modified 12-10-2006 15:04 expired