
Juke Box
Due chiacchiere con...Ivano Fossati
Incontro Ivano Fossati alla vigilia della partenza di un lungo tour iniziato
nei club, che durante l’estate si svolgerà in ville, anfiteatri, teatri
romani e piazze, per concludersi, da autunno fino a dicembre, nei migliori
teatri d’Italia. Innumerevoli saranno quindi le occasioni per andarlo ad
ascoltare, ecco le più vicine: 29 giugno a La Spezia (Pop-Eye festival,
Giardini Allende) e 7 luglio a Pistoia (Pistoia Blues Piazza Duomo). Il
cantautore genovese ha da poco pubblicato un nuovo cd dal titolo L’arcangelo
(Sony/BMG) ed è stato molto gentile e disponibile ad incontrarmi.
Prima di tutto complimenti per il tuo ultimo cd, ma chi è questo arcangelo?
È uno di questi poveri uomini che sbarcano sulle coste degli altri paesi, o arrivano con altri mezzi, si integrano male, qualcuno ce la fa, ma vive una vita sul filo, come un equilibrista. In questo caso l’ho chiamato l’arcangelo - nella canzone addirittura Gabriele - perché ho avuto la sensazione che loro, lo vogliamo o meno, ci danno l’annuncio che i tempi non sono più gli stessi. Non sappiamo se saranno migliori o peggiori, ma qualcosa al quale non eravamo abituati, specialmente nel nostro paese, è accaduto. Loro sono un accadimento, è come se il calendario in qualche modo avesse voltato pagina.
In “Cara democrazia”, affronti il tema politico, a proposito, sei soddisfatto del risultato delle ultime elezioni?
Soddisfatto no, ovviamente qualsiasi persona di buon senso, al di là dell’appartenenza, si sarebbe aspettata una scelta netta dell’Italia. Io, come ben sai, mi aspettavo una scelta che andasse un po’ più verso il centro sinistra, in una maniera serena, di vedere un paese che, comunque, sceglie. D’altro canto questo fenomeno strano, un po’ inquietante, non tocca soltanto noi. È successo in Germania, e perfino gli Stati Uniti sono perfettamente divisi a metà, abbiamo visto il presidente attuale vincere per trecento voti. Questo crea un interrogativo che va al di là delle nostre frontiere. Non si capisce se è indecisione, se è mancanza di senso critico, se non siamo più capaci di vedere nemmeno quello che ci succede, cioè i danni che ci vengono fatti o se addirittura si tratta di una mancanza di reazioni.
Sei ottimista o pensi che sarà dura?
Era dura anche trenta anni fa, se qualcuno potesse riascoltare le interviste fatte agli artisti – non ai politici perché non dicono mai le cose come stanno – o anche alla gente comune, si renderebbe conto di cosa si pensava negli anni ‘60 e ’70. La gente normalmente pensa che le cose vadano un po’ peggio di come andavano prima, io questo errore cerco di non farlo. Le cose andranno bene, o meglio, sempre relativamente all’andamento dei fatti politico-economici del mondo. Noi Italia siamo una piccola regione del mondo, legati quindi a filo doppio alle vicende internazionali. La speranza che le cose vadano un po’ meglio o che almeno si trovi una stabilità economica che si rifletta sul lavoro e sulle famiglie, non si perde mai. C’è il dovere di averla e soprattutto di lavorarci sopra. Di sola speranza non si va avanti, ma di lavoro, quindi che lavorino i politici, tutte le comunità, le persone che sono impegnate a far avanzare i paese, non a regredirlo.
Nella canzone “Denny” affronti il tema di un amore omosessuale, come mai questa scelta?
Intanto la canzone non contiene né giudizi né il loro contrario. A me interessava un quadro tratteggiato di due persone che lavorano, che fanno una vita normale, come ne ho viste e conosciute tante. Mi è sembrato che la restituzione più importante da fargli è quella della normalità, cioè di non chiamare mai più una canzone così, una canzone di contenuto “diverso”. Questa stramaledetta cosa di etichettare come diversità tutto ciò che non è esattamente uguale alla linea di vita considerata normale dal senso comune e dalla religione. Io volevo fare una piccola restituzione, perchè non mi pare che sia molto di moda. Se ne parla molto, ma siamo in pochi a essere disposti a restituire qualcosa che è stato maltolto in centinaia di anni. L’intento di questa piccola canzone, di poche parole che si ripetono, era che non ci fosse nessuna aria di questo. La sto cantando dal vivo e spendo due parole prima, anche se addirittura sarebbe tanto bello non dire niente, ma i giovani hanno bisogno di capire, e questa volta sto facendo dei concerti proprio per loro. È una canzone d’amore, non consideratela in nessun altro modo, chi siano i protagonisti c’interessa poco, in questo caso sono due uomini.
Che rapporto hai invece con la religione?
Più di studio che di fede, sono molto interessato alla storia delle religioni, al plurale. Certo non sono definibile un uomo di fede.
Cosa ne pensi delle “invasioni di campo” che fa la Chiesa nella politica?
Sono molti anni che dico e scrivo che noi siamo l’unico paese al mondo che ha due governi. Questo non succede da nessun altra parte, ogni volta che si passano le frontiere si sente l’ingerenza della chiesa praticamente svanire, però noi italiani siamo talmente assuefatti a questo che ci pare normale addirittura, ma sinceramente è più normale l’atmosfera di altri paesi europei.
Grazie della disponibilità Ivano, vuoi aggiungere qualcosa?
Di solito quando si affrontano temi importanti si ha sempre il timore di sbagliare - ed io lo avuto - di toccare degli argomenti che possano nutrire il sospetto che si tocchino per convenienza. Questa è la cosa peggiore di fronte alla quale un artista si può trovare. Ricordo che Fabrizio De Andrè mi diceva sempre che avendo senso di responsabilità non si sbaglia. Però – diceva – questo senso di responsabilità uno ce l’ha quando governa un paese (si spera) oppure quando fa delle cose importanti, quando invece noi scriviamo le canzoni sembra che stiamo facendo una cosa piccola. Invece le altre persone ci ascoltano, specialmente i ragazzi che hanno molti anni meno di noi, quindi ogni parola, ogni pensiero, ogni aggettivo deve essere molto ponderato. È per questo che le mie poche parole sono il risultato di una forte responsabilità.
Prima di tutto complimenti per il tuo ultimo cd, ma chi è questo arcangelo?
È uno di questi poveri uomini che sbarcano sulle coste degli altri paesi, o arrivano con altri mezzi, si integrano male, qualcuno ce la fa, ma vive una vita sul filo, come un equilibrista. In questo caso l’ho chiamato l’arcangelo - nella canzone addirittura Gabriele - perché ho avuto la sensazione che loro, lo vogliamo o meno, ci danno l’annuncio che i tempi non sono più gli stessi. Non sappiamo se saranno migliori o peggiori, ma qualcosa al quale non eravamo abituati, specialmente nel nostro paese, è accaduto. Loro sono un accadimento, è come se il calendario in qualche modo avesse voltato pagina.
In “Cara democrazia”, affronti il tema politico, a proposito, sei soddisfatto del risultato delle ultime elezioni?
Soddisfatto no, ovviamente qualsiasi persona di buon senso, al di là dell’appartenenza, si sarebbe aspettata una scelta netta dell’Italia. Io, come ben sai, mi aspettavo una scelta che andasse un po’ più verso il centro sinistra, in una maniera serena, di vedere un paese che, comunque, sceglie. D’altro canto questo fenomeno strano, un po’ inquietante, non tocca soltanto noi. È successo in Germania, e perfino gli Stati Uniti sono perfettamente divisi a metà, abbiamo visto il presidente attuale vincere per trecento voti. Questo crea un interrogativo che va al di là delle nostre frontiere. Non si capisce se è indecisione, se è mancanza di senso critico, se non siamo più capaci di vedere nemmeno quello che ci succede, cioè i danni che ci vengono fatti o se addirittura si tratta di una mancanza di reazioni.
Sei ottimista o pensi che sarà dura?
Era dura anche trenta anni fa, se qualcuno potesse riascoltare le interviste fatte agli artisti – non ai politici perché non dicono mai le cose come stanno – o anche alla gente comune, si renderebbe conto di cosa si pensava negli anni ‘60 e ’70. La gente normalmente pensa che le cose vadano un po’ peggio di come andavano prima, io questo errore cerco di non farlo. Le cose andranno bene, o meglio, sempre relativamente all’andamento dei fatti politico-economici del mondo. Noi Italia siamo una piccola regione del mondo, legati quindi a filo doppio alle vicende internazionali. La speranza che le cose vadano un po’ meglio o che almeno si trovi una stabilità economica che si rifletta sul lavoro e sulle famiglie, non si perde mai. C’è il dovere di averla e soprattutto di lavorarci sopra. Di sola speranza non si va avanti, ma di lavoro, quindi che lavorino i politici, tutte le comunità, le persone che sono impegnate a far avanzare i paese, non a regredirlo.
Nella canzone “Denny” affronti il tema di un amore omosessuale, come mai questa scelta?
Intanto la canzone non contiene né giudizi né il loro contrario. A me interessava un quadro tratteggiato di due persone che lavorano, che fanno una vita normale, come ne ho viste e conosciute tante. Mi è sembrato che la restituzione più importante da fargli è quella della normalità, cioè di non chiamare mai più una canzone così, una canzone di contenuto “diverso”. Questa stramaledetta cosa di etichettare come diversità tutto ciò che non è esattamente uguale alla linea di vita considerata normale dal senso comune e dalla religione. Io volevo fare una piccola restituzione, perchè non mi pare che sia molto di moda. Se ne parla molto, ma siamo in pochi a essere disposti a restituire qualcosa che è stato maltolto in centinaia di anni. L’intento di questa piccola canzone, di poche parole che si ripetono, era che non ci fosse nessuna aria di questo. La sto cantando dal vivo e spendo due parole prima, anche se addirittura sarebbe tanto bello non dire niente, ma i giovani hanno bisogno di capire, e questa volta sto facendo dei concerti proprio per loro. È una canzone d’amore, non consideratela in nessun altro modo, chi siano i protagonisti c’interessa poco, in questo caso sono due uomini.
Che rapporto hai invece con la religione?
Più di studio che di fede, sono molto interessato alla storia delle religioni, al plurale. Certo non sono definibile un uomo di fede.
Cosa ne pensi delle “invasioni di campo” che fa la Chiesa nella politica?
Sono molti anni che dico e scrivo che noi siamo l’unico paese al mondo che ha due governi. Questo non succede da nessun altra parte, ogni volta che si passano le frontiere si sente l’ingerenza della chiesa praticamente svanire, però noi italiani siamo talmente assuefatti a questo che ci pare normale addirittura, ma sinceramente è più normale l’atmosfera di altri paesi europei.
Grazie della disponibilità Ivano, vuoi aggiungere qualcosa?
Di solito quando si affrontano temi importanti si ha sempre il timore di sbagliare - ed io lo avuto - di toccare degli argomenti che possano nutrire il sospetto che si tocchino per convenienza. Questa è la cosa peggiore di fronte alla quale un artista si può trovare. Ricordo che Fabrizio De Andrè mi diceva sempre che avendo senso di responsabilità non si sbaglia. Però – diceva – questo senso di responsabilità uno ce l’ha quando governa un paese (si spera) oppure quando fa delle cose importanti, quando invece noi scriviamo le canzoni sembra che stiamo facendo una cosa piccola. Invece le altre persone ci ascoltano, specialmente i ragazzi che hanno molti anni meno di noi, quindi ogni parola, ogni pensiero, ogni aggettivo deve essere molto ponderato. È per questo che le mie poche parole sono il risultato di una forte responsabilità.
Last modified
19-06-2006 10:03
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