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“MENTRE IL TEMPO PASSA”

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Indagine sull'Italia di oggi
Chi, per una ragione o per l’altra, ha avuto la fortuna di sopravvivere alla seconda guerra mondiale, come può dimenticare la stagione del ritorno alla vita, quando, pur se ancora ragazzi, s’imparavano i versi delle canzoni che sottolineavano questo ritorno alle ‘grandi speranze’. Suscitate forse più che dalla ripresa della scuola dal puntuale apprendimento delle parole che in modo congeniale erano lo sfondo, espresso dal titolo di un nuovo film di Mario Mattoli : La vita ricomincia. Mentre la minaccia mondiale che assediava l’intera convivenza civile, affrontata direttamente a Stalingrado e nel Mediterraneo, avvicinava la fase decisiva dell’estremo impegno di quanti militavano in prima linea nell’allarmata e vigile coscienza politica internazionale. The fondamental things apply, as time goes bye cantava Dooley Wilson nel film Casablanc : per intendere la realizzazione della vita privata, dell’amore e dell’universale nesso dei rapporti umani, in fatale, determinante coincidenza temporale con la vita pubblica. Eppure c’è chi è rimasto estraneo, individualmente e socialmente, a questo decisivo processo storico, che ha drammaticamente coinvolto qualsiasi coscienza consapevole dell’esistenza in pericolo dell’intero mondo civile. . Quale esponente della ‘zona grigia’, adepto della psicologia di massa, ha formulato tale giudizio, rispondente alla superstite incoscienza storico-politica della zona medio-bassa dell’opinione pubblica ? E’, parola per parola, del leader della presente maggioranza numerica della nostra Repubblica democratica, elevato da un malinteso consenso al livello di presidente del Consiglio, l’attuale premier del nostro Governo, Cavalier Silvio Berlusconi. QUALE PARADIGMA DEL ‘MADE IN ITALY’ TRASMETTE L’ATTUALE TV? Quanto dell’attuale modello della nostra società offerto dalle trasmissioni odierne offerte dal sistema unificato che abbiamo denominato RAINVEST penetra nei gangli decisionali, negli usi e costumi dell’intera vita sociale di tutti i giorni ? Una televisione eteronoma, che invece di svolgere i suoi compiti istituzionali, viene inchiodata a una funzione passiva, prevalentemente ligia alla ‘duma di servi’ che da un quinquennio sgoverna il nostro Paese. Costretta a erogare finanziamenti agli abituali oligarchi, a garantire l’assegnazione tutt’al più ottusa, ma guidata dala finalità di costringere i cittadini all’obbiettivo siatematico di non pensare : a fornire mezzi di produzione, a locupletare pseudoproduttori privi di idee, ma pronti a carpire denaro e a prostituire qualsiasi progetto. All’estero guardano stupefatti alla demolizione del carattere istituzionale di un’azienda pubblica asservita ala televisione commerciale e al mercato pubblicitario. Ingenuamente ritenuta capace di diventare una ‘public company’ o una ‘corporation’, a lungo tendente a esemplarsi tale sul modello della BBC, la Rai rasenta ormai la condizione grottesca di quel famoso guerriero ariostesco che ‘andava combattendo ed era morto’. Mentre plateali collusioni partitocratiche, clientelari, familistiche di specie feudale, oggi soggiacenti all’attuale potere monocratico. E intanto la dilagante mediatizzazione imperversa, allontana le coscienze variamente consapevoli dal contatto, felice o poeticamente doloroso, con la vita, ne inibisce o ne ostacola irreparabilmente l’espressione, investe le oasi interiori più riposte, sconvolge le assorte tonalità dell’esistenza. LE BASI MORALI DI UNA SOCIETA’ ARRETRATA Peccato dover coniare un altro termine negativo, per di più con un suono cacofonico, tale da turbare le anime belle che popolano i rosei sogni di una società che gurda in sé, s’interroga e decide di non decidere, cullato dalla romana abitudine, eroicamente lacerata nei nove mesi della dominazione nazifascista, di non fare oggi quanto si può fare domani. L’ingrato termine è smeritocrazia , puntualmente contrapposto alla meritocrazia di anglosassone memoria. Ma sospendiamo per il momento i pur doverosi riferimenti all’andazzo corrente, che premia l’inerzia servile e punisce il coscienzioso impegno. Basta riprendere e estendere su scala nazionale quanto fece il sociologo americano Edward Banfield quando analizzò la convivenza di un paese della Basilicata, Chiaromonte, che soprannominò Montechiaro, dove individuò Le basi morali di una società arretrata (The Moral Basis of a Backward Society). E si trattava di una regione-oasi del nostro Sud, indenne com’è stata da mafia, ‘ndrangheta, camorra, le tre organizzazioni che nelle altre regioni meridionali soppiantano allegramente non diciamo l’autorità ma la stessa presenza dello Stato e di qualsiasi esperienza civile che osi scalfire un predominio consolidato. INGLESI A FIRENZE La tradizionale empatia che congiunge gli Inglesi a Firenze ha avuto la prova del fuoco al tempo dell’insurrezione dell’agosto ’44, quando la città era divisa in due e Carlo Ludovico Ragghianti, in veste di presidente del CTLN (Comitato Toscano di Liberazione Nazionale) passò il fronte dell’Arno e concordò con l’Ottava Armata Britannica il momento dell’insurrezione partigiana, da far collimare con il passaggio dell’Arno da parte delle forze alleate a copertura della possibile controffensiva germanica occupante i punti strategici di Firenze, con i ponti sull’Arno già minati e le artiglierie del Terzo Reich in via di appostamento sulle alture della città. A Varsavia la situazione insurrezionale, in assenza dell’ordine alle forze armate sovietiche di passare la Vistola, ebbe l’esito tragico ultimamente rappresentato dal regista Roman Polanski. La cruenta battaglia per la liberazione di Firenze fu condotta dai nuclei delle diverse formazioni partigiane (composte da operai e studenti): ne fu violento epicentro i famosi ameni viali, dove catafratti nazisti costringevano la popolazione al lungo estenuante periodo del cosiddetto ‘stato di emergenza’. Lo storico dell’arte Carlo Ludoviso Ragghianti concordò il passaggio dell’Arno delle forze armate britanniche – fanterie e carri armati leggeri liberarono il centro della città. Sui gradini dei caffè ancora chiusi, esponenti della famosa Ottava Armata sedevano in atteggiamento disteso. Destò in particolare l’attenzione di un decenne appena ‘liberato’ un diciottenne biondo liberatore dall’aria angelica : era intento alla lettura di un romanzo; fu sorpreso dal saluto del ragazzo italiano: . Fra gli artiglieri dell’Ottava Armata fu sorprendente l’incontro con i due gemelli Benaim, Emanuele e Alberto, entrambi esuli a Londra e dotati della doppia nazionalità italo-inglese. Variamente dotati di attitudini letterarie e figurative, orgogliosi di contribuire alla liberazione dell’Italia, ci ripromettemmo di ritrovarci una volta sfondata la linea gotica che per quasi un anno ci divise dal nostro Nord, in attesa di insorgere e completare l’opera liberatrice della nostra Resistenza. C.L.Ragghianti, superati i combattimenti delle contrapposte forze armate, si dedicò con entusiasmo sorprendente all’educazione all’arte : riscoprì l’oro originario del Ghiberti delle porte del dantesco Battistero, finalzzò il cinema a strumento conoscitivo delle scultura rinascimentale, collocando l’arte cinematografica per la sua molteplice capacità combinatoria fra le arti maggiori, analizzò con rigorosa acribìa e penetrante elaborazione pratica le varie tecniche grafiche, definendo la funzione esistenziale dell’urbanistica. E quale fu la sorpresa quando alla sempre accogliente Villa Benaim di Fiesole, ritrovai il diciottenne fanciullo della liberazione : autore di importanti programmi radiofonici e televisivi, sceneggiature cinematografiche e drammi teatrali, redattore-capo della BBC, riceveva notizia in quell’istante della sua nomina a General Manager della stessa azienda. Lungi dagli intrighi, tali sono i risultati che il puro merito consegue. < Sherry, whisky? Ma che gioia avervi qui con noi! Il tè è quasi pronto. E poi, alla scoperta della Firenze d’oggi! >.

Last modified 06-02-2006 12:54 expired