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Il geologo Tozzi subito all'attacco: «Seduta psicanalitica per i sindaci»

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Il nuovo presidente: «Il Parco non è degli elbani, è un bene nazionale. Gli amministratori devono ancora capirlo. Le critiche sul mio nome? Parleranno i fatti»



di Senio Bonini


«I sindaci si mettano bene in testa una cosa: il Parco non è degli elbani, è un bene nazionale e in questo senso va amministrato». E ancora: «Chiedevano un esponente del territorio alla guida del Parco? Come pretendere un pescatore ai vertici di una riserva marina». Il problema? «Che l’Elba sconta un’arretratezza culturale impressionante. Ai primi cittadini elbani consiglio una seduta psicanalitica». Boom.
Che non fosse un politico si sapeva. Che disdegnasse il politichese anche. Del resto, un anno fa, descrisse il cardinal Ruini come il «più pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi mezzo». Ma, forse, nessuno si aspettava che con tanta fermezza ribattesse punto per punto alle critiche che gli sono piovute addosso non appena si è avuto conferma della sua nomina a presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Mario Tozzi, geologo, 46 anni, primo ricercatore del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), famoso agli occhi del grande pubblico come conduttore della trasmissione Gaia, non si nasconde. Sul suo nome il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio e il governatore della Toscana Martini hanno siglato quell’intesa impossibile che ha chiuso dopo quattro anni l’era del commissariamento. Un’intesa mal digerita dalle forze locali del centrosinistra che avevano chiesto un «esponente del territorio» e che alla fine hanno dovuto ingoiare sull’altare delle geometrie di coalizione.
Professor Tozzi si aspettava un’accoglienza del genere?
«Diciamo che non iniziamo nel migliore dei modi. A sindaci e associazioni rispondo che a me è stata chiesta la mia disponibilità, non mi sono certo fatto avanti da solo. Chiedevano di essere consultati, una richiesta comprensibile ma devono capire che un Parco nazionale non risponde a logiche locali…».
In effetti come presidente era stato avanzato il nome di un sindaco (Catalina Schezzini, primo cittadino di Rio nell’Elba, nda).
«Questa poi è bella… Come pretendere un pescatore alla testa di una riserva marina. Mi spiego: un Parco nazionale risponde a esigenze ambientali di carattere, appunto, nazionale. Non è pensato per far fare soldi ai sindaci o perché vi si possano impelagare i loro parenti, amici o conoscenti. Il Parco non è degli elbani, è dell’Italia e in questo senso va amministrato».
Ma a questo proposito l’avvertimento del sindaco Schezzini («non accetteremo imposizioni») ben esprime un atteggiamento che sembra diffuso…
«Qualcuno mi dovrà spiegare a quali poteri di imposizione si riferisce. Comunque affermazioni del genere sono inaccettabili. Una cosa è certa, se imporrò delle scelte sarà nel bene del Parco e della sua comunità. Il problema, vede, è che il Parco va bene finché sistema qualcuno, quando invece si cerca di farlo funzionare allora è avvertito con insofferenza. Agli amministratori dico: si scordino un Parco a mezzo servizio. Se no lo dicano apertamente che non lo vogliono e chiederemo al ministro di cancellarlo. L’impressione è che all’Elba ci sia un’arretratezza culturale impressionante. So che una quindicina di anni fa, quando si iniziò a parlare dell’istituzione del Parco, ci furono quasi delle sommosse popolari. E molti amministratori di allora erano in prima fila a protestare. Oggi criticano il nuovo presidente ancor prima di conoscerlo. Ai primi cittadini elbani consiglio una seduta psicanalitica…».
Molti di loro temono che a causa dei suoi molteplici impegni non potrà poi essere così presente.
«Ho il sospetto che il loro più di un timore sia una speranza. Invece ci sarò e come. Consideri che dal 2007 prenderò l’aspettativa al Cnr. Comunque spero di essere giudicato per i fatti, per la qualità del mio lavoro».
Che tipo di Parco ha in mente?
«È presto per dirlo. Mi aspettano giorni di studio matto e disperatissimo. L’accento cadrà comunque sulla conservazione e la preservazione dell’ambiente. Devo ancora calarmi nella complessità del Parco e spero di poter avere dal primo presidente Tanelli, di cui sono un caro amico, e dal commissario Barbetti segnalazioni e spunti preziosi».
È opinione diffusa, anche tra gli stessi amministratori, che entrambe le gestioni non abbiano prodotto grandi risultati…
«E allora io mi domando: quanto, invece, sindaci e amministratori hanno fatto per il Parco in questi anni…?».
Le emergenze da affrontare in via prioritaria?
«Acqua, rifiuti ed energia. Ho in mente grandi progetti ma è presto per parlarne. Bisogna da subito prendere di petto i problemi più avvertiti dalla popolazione».
Se dico cementificazione e abusi edilizi, cosa risponde?
«Che di cemento ne abbiamo già troppo. Se i Comuni vorranno costruire all’interno dei confini del Parco dovranno giustificare scientificamente queste esigenze. Secondo aspetto: di fronte agli abusi ragiono solamente in termini di palla di ferro e dinamite».
Ha già qualche progetto attorno allo sviluppo di Pianosa?
«Pianosa racchiude grandiose potenzialità. È una riserva straordinaria per l’assorbimento dell’anidride carbonica e può diventare davvero un grande laboratorio di ricerca internazionale».
Il Parco è stato spesso criticato in questi anni perché incapace di attrarre turisti. Si pensi a visite guidate, conferenze, convegni che non sono mai stati sviluppati in un territorio la cui economia si basa sul turismo all’80 per cento.
«Guardi che la promozione turistica non rientra negli obiettivi del Parco che deve occuparsi di natura e ambiente. Anzi, spesso la crescita danneggia l’ambiente. Certo, il Parco potrebbe aiutare in bassa stagione. Ci possiamo pensare…»
Questione professionalità. Ha intenzione di avvalersi di competenze locali nella gestione del Parco?
«Come no. Le professionalità locali, laddove possono rivelarsi preziose, sono ben accette, ma lo ripeto: scordiamoci i localismi e i particolarismi. L’obiettivo finale è quello di far funzionare un Parco nazionale e non locale». 


Last modified 12-10-2006 15:09 expired