
Giornalisti tra le vele
Nello splendido scenario di Marina Cala de'Medici si è svolta l'edizione 2006 della Presscup
di Antonio Fulvi
La inventò per la prima volta, quasi trent'anni or sono, il boss di quello che allora era il più grande cantiere italiano della vela, la Comar di Forlì. Il personaggio sembrava uscito da un film di Federico Fellini: piccolo, dinamico, intelligente e con uno spiccatissimo senso dello humor- specie ai danni degli altri- Renzo Zavatta ha fatto per molti versi la storia della vela italiana. Fu lui a scoprire l'allora sconosciuto progettista francese Finot, è stato lui a lanciare in grande stile Cino Ricci con la clamorosa vittoria su un Comet 910 prototipo della Midde Sea Race di Malta, mi pare nel 1971. E con Cino Ricci ai margini del campo, Renzo Zavatta inventò la "Press Cup" che per alcuni anni disputammo divertendoci un sacco subito fuori dalle dighe di Marina di Ravenna; sui monotipi Meteor di 6 metri, con equipaggio rigidamente di tre persone. Parteciparono i più grandi nomi della stampa di allora: mi ricordo Paolo Frajese (con notevole moglie, notevolmente disinvolta) Beppe Barnao, Giorgia Gessner, ikl Venanzangeli non ancora monumentale...Piccolo dettaglio: indovinate chi c'era a organizzare la parte stampa, contattando i giornalisti e allettandosi con pantagrueliche cene e altrettanto impegnativi cadeaux di culatelli e dolci romagnoli? Avete indovinato: Aldo Laschetti, il "nostro" Aldo, che allora impazzava dal Tirreno all'Adiatrico.
Ho divagato, ma solo per far capire che la "Press Cup" di Marina Cala dei Medici, che si è dispurata davanti a Rosignano tra sabato 27 e domenica 28 maggio scorsi, ha nobili e lontane radici. Questa volta il merito di averla rilanciata va a Cino Ricci, che ha messo a disposizione i suoi monotipi "one design" da 34" del Giro d'Italia a vela, e in particolare allo Yacht Club di Marina Cala dei Medici, il cui presidente comandante Massimo Minervini probabilmente ha sofferto come sottoposto a tortura nel non poter scendere in gara anch'egli a darci a tutti la paga; lui che faceva le regate con Tino Straulino ed ancor oggi ha fama di grande timoniere sia sulle derive che sui cabinati da regata.
Per quanto fossimo all'edizione zero- cioè quella che serve più che altro a mettere a regime la manifestazione- hanno aderito alla "Press Cup" una decina di testate e ne sono scese poi in acqua otto, alcune delle quali con equipaggi veramente agguerriti. Barche uguali, vele rigorosamente uguali, regole semplici e un campo di regata semplice anch'esso- forse troppo- ma studiato apposta per non mettere fuori gara a priori gli equipaggi meno tecnici. Il regolamento prevedeva che almeno al timone ci fosse sempre un giornalista e un pò tutti si sono quasi sempre adeguati. Del resto vincere piace a tutti, e chi ha fatto il furbo l'ha fatto abbastanza bene.
La cronaca delle tre regate ve la faccio estremamente telegrafica. Sabato le due prove hanno avuto maestrale leggero abbastanza costante, e noi de "La Nazione" (io timoniere, in pozzetto Cinzia Gorla, Beppe Fissore, Nedo Finocchio e Rominio Socci: a parte Cinzia, che ha sopperito con l'entusiasmo e la grinta, i tre sono tra i migliori velisti dell'Assonautica) ci siamo piazzati secondi in entrambe le prove. Potevamo andare meglio, ma le mie partenze non sono state brillanti (secondi e terzi) ed ho sbagliato una virata alla boa di bolina. Il secondo giorno io ero a Tarquinia per un impìegno ed ha timonato Cinzia, supportata da Nedo: partgenza disastrosa, ultimi spiccicati, ma clamorosa rimonta e alla fine secondi grazie anche a due ottimi bordi in poppa. Vittoria finale della "Press Cup" infine, perchè il più forte avversario, la barca di "GQ" timonata dal bravo Alberto vaccaro, dopo aver vinto le due prime regate ha clamorosamente toppato nell'ultima, complice anche un salto di vento. Ma come si dice: per vincere in regata vi vuole un terzo di equipaggio, un terzo di barca e un terzo di culo. Appunto.
La inventò per la prima volta, quasi trent'anni or sono, il boss di quello che allora era il più grande cantiere italiano della vela, la Comar di Forlì. Il personaggio sembrava uscito da un film di Federico Fellini: piccolo, dinamico, intelligente e con uno spiccatissimo senso dello humor- specie ai danni degli altri- Renzo Zavatta ha fatto per molti versi la storia della vela italiana. Fu lui a scoprire l'allora sconosciuto progettista francese Finot, è stato lui a lanciare in grande stile Cino Ricci con la clamorosa vittoria su un Comet 910 prototipo della Midde Sea Race di Malta, mi pare nel 1971. E con Cino Ricci ai margini del campo, Renzo Zavatta inventò la "Press Cup" che per alcuni anni disputammo divertendoci un sacco subito fuori dalle dighe di Marina di Ravenna; sui monotipi Meteor di 6 metri, con equipaggio rigidamente di tre persone. Parteciparono i più grandi nomi della stampa di allora: mi ricordo Paolo Frajese (con notevole moglie, notevolmente disinvolta) Beppe Barnao, Giorgia Gessner, ikl Venanzangeli non ancora monumentale...Piccolo dettaglio: indovinate chi c'era a organizzare la parte stampa, contattando i giornalisti e allettandosi con pantagrueliche cene e altrettanto impegnativi cadeaux di culatelli e dolci romagnoli? Avete indovinato: Aldo Laschetti, il "nostro" Aldo, che allora impazzava dal Tirreno all'Adiatrico.
Ho divagato, ma solo per far capire che la "Press Cup" di Marina Cala dei Medici, che si è dispurata davanti a Rosignano tra sabato 27 e domenica 28 maggio scorsi, ha nobili e lontane radici. Questa volta il merito di averla rilanciata va a Cino Ricci, che ha messo a disposizione i suoi monotipi "one design" da 34" del Giro d'Italia a vela, e in particolare allo Yacht Club di Marina Cala dei Medici, il cui presidente comandante Massimo Minervini probabilmente ha sofferto come sottoposto a tortura nel non poter scendere in gara anch'egli a darci a tutti la paga; lui che faceva le regate con Tino Straulino ed ancor oggi ha fama di grande timoniere sia sulle derive che sui cabinati da regata.
Per quanto fossimo all'edizione zero- cioè quella che serve più che altro a mettere a regime la manifestazione- hanno aderito alla "Press Cup" una decina di testate e ne sono scese poi in acqua otto, alcune delle quali con equipaggi veramente agguerriti. Barche uguali, vele rigorosamente uguali, regole semplici e un campo di regata semplice anch'esso- forse troppo- ma studiato apposta per non mettere fuori gara a priori gli equipaggi meno tecnici. Il regolamento prevedeva che almeno al timone ci fosse sempre un giornalista e un pò tutti si sono quasi sempre adeguati. Del resto vincere piace a tutti, e chi ha fatto il furbo l'ha fatto abbastanza bene.
La cronaca delle tre regate ve la faccio estremamente telegrafica. Sabato le due prove hanno avuto maestrale leggero abbastanza costante, e noi de "La Nazione" (io timoniere, in pozzetto Cinzia Gorla, Beppe Fissore, Nedo Finocchio e Rominio Socci: a parte Cinzia, che ha sopperito con l'entusiasmo e la grinta, i tre sono tra i migliori velisti dell'Assonautica) ci siamo piazzati secondi in entrambe le prove. Potevamo andare meglio, ma le mie partenze non sono state brillanti (secondi e terzi) ed ho sbagliato una virata alla boa di bolina. Il secondo giorno io ero a Tarquinia per un impìegno ed ha timonato Cinzia, supportata da Nedo: partgenza disastrosa, ultimi spiccicati, ma clamorosa rimonta e alla fine secondi grazie anche a due ottimi bordi in poppa. Vittoria finale della "Press Cup" infine, perchè il più forte avversario, la barca di "GQ" timonata dal bravo Alberto vaccaro, dopo aver vinto le due prime regate ha clamorosamente toppato nell'ultima, complice anche un salto di vento. Ma come si dice: per vincere in regata vi vuole un terzo di equipaggio, un terzo di barca e un terzo di culo. Appunto.
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19-06-2006 09:37
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