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All'isola di Capraia, dopo secoli d'abbandono

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Così torna a vivere il castello San Giorgio, antica fortezza di confine contro i saraceni
di Antonio Fulvi

All'inizio fu una torre, una delle tante che la repubblica marinara di Pisa disseminò sul Tirreno contro i pirati saraceni, ma anche e specialmente contro i "fratelli" cristiani dell'avversaria Genova. Poi divenne vero e proprio castello, costruito intorno al 1520 dal Banco di San Giorgio, il potente gruppo finanziario e marittimo che dopo la battaglia della Meloria del 1292 aveva ereditato parte dei domini pisani e voleva difenderli dalle troppe mire scatenate sulla Sardegna e la Corsica.
A Capraia, il Banco fece davvero le cose in grande e il castel San Giorgio- battezzato con tanto di lapide marmorea con un San Giorgio a cavallo che sconfigge il drago: lapide tuttora presente all'ingresso della fortificazione- si dimostrò imprendibile a tutti gli assalti. Ci provarono anche Horatio Nelson, che lo cannoneggiò invano dall'"Agamennon" nel 1794, e prima di lui il generale corso De Mari, che ne ebbe ragione solo prendendo la sua guarnigione per fame. Solitario e dirupato per secoli, dopo l'unificazione della Capraia genovese al regno d'Italia, castel San Giorgio è proprio in questi giorni protagonista di una svolta storica: diventerà un condomionio di gran lusso per una decina di appartamenti che non avranno eguali al mondo. I lavori cominceranno entro la metà del mese,. con la messa in sicurezza del lato a picco sul mare, dirupato e pericolante. In cambio dei permessi, a lungo negati a precedenti proprietari, il Comune della piccola isola ha ottenuto una serie di terreni adiacenti alla fortezza e la costruzione su uno d'essi, in vicinanza degli impianti sportivi, di una sala ipogea per le attività culturali dell'isola. A vegliare che i lavori al castello non ne stravolferanno il grande valore storico vigila ovviamente la sovrintendenza ai monumenti, che ha spulciato tutti i dettagli del progetto di restauro.
Il castello di Capraia è qualcosa di più d'un monumento alla travagliata storia del nostro mare livornese: Se dalla ripida parte sul mare, che guarda verso l'Elba, porta ancora qualche traccia delle cannonate dell'Agamennon di Nelson, al suo interno conserva superfetazioni di svariate epoce, che vanno dalle caserme della prima guerra mondiale alle garitte in cemento armato che in epoca fascista provarono invano a tenere sotto controllo il canale di Corsica.
Ne ha visto di sangue scorrere sul suo fossato il castello San Giorgio. Dalle scorrerie dei saraceni, che con il pirata Dragut- luogotenente del famigerato Barbarossa- razziarono centinaia di capraiesi, che furono poi ripresi dal genovese Doria in una dura battaglia navale al largo di Capo Corso, fino agli sbarchi e alla conquista degli indipendentisti còrsi, fu tutto un guerreggiare, a volte anche solo per quattro capre e il misero bottino di poche selvatiche mogli di poveri pescatori. Terra di frontiere, la Capraia aveva appena da sfamare le sue genti- che però arrivarono ad essere tremila anime, contro le attuali trecento- ma aveva il torto della posizione strategica, sulla rotta tra Livorno e la Corsica, allora ambitissima. Il castello San Giorgio fu il simbolo delle sue speranze di libertà, quasi sempre tradite. Poi, più delle cannonate di Nelson è riuscito a fare il tempo, macinando secolo dopo secolo non tanto l'opera dei costruttori genovesi bensì la friabile roccia su cui la fortezza fu edificata. Nel 1853 un'intera fetta del roccione franò in mare, portandosi dietro il settore più orientale del fortilizio, e il rombo della caduta fu sentito a Livorno e all'Elba. Da allora è stato uno stillicidio di piccoli smottamenti, di crepe, di rocce sbriciolate dalla pioggia e dalle folgori. Uno stillicidio cui nessuno dei proprietari che si sono succeduti- ultima una società di Prato che dieci anni fa era partita con grandi progetti- era riuscito a metter fine. Da quasi trent'anni lo splendido fortilizio era stato chiuso perchè pericolante. Chi si avvicinava con la speranza di rimetterlo in sesto scappava subito inorridito dai costi per la sola messa in sicurezza.
Ora infine si volta pagina. Due importanti ditte del veronese esperte di restauri ad alto livello sbarcheranno sulla piccola isola toscana per fare del castello San Giorgio una delle più prestigiose e incredibili residenze del Mediterraneo. La sfida è dell'attuale proprietario, un miliardario di Vicenza che ha relazioni internazionali anche come produttore di raffinati vini di alto lignaggio. I capraiesi, scettici per antica saggezza, questa volta sembrano convinti che il dado sia davvero tratto.
Completamente messo in sicurezza da un gruppo di muratori-rocciatori (che hanno già stabilito di calarsi dall'alto delle mura diroccate con funi da montagna e con speciali imbragature per i materiali) il castello San Giorgio tornerà all'antico splendore nelle parti storiche all'esterno, mentre nei suoi volumi interni saranno realizzati appartamenti da sogno, per i quali si sarebbero già prenotati alcuni personaggi del jet-set internazionale. Si dice che che uno dei primi acquirenti sarà Andrea Bocelli, che sull'isola ha già una casetta in cui vive per lunghi periodi la madre. E si parla anche di almeno una "stella" del cinema di Hollywood, anche se distinguere tra realtà e fantasia per adesso è un'impresa.
Chiunque siano i prossimi inquilini del castello San Giorgio, è certo che non potranno contrattarne i metri quadri a prezzi normali. Solo per rimettere in sicurezza il maniero occorreranno alcuni milioni di euro e per l'intera operazione si sussurra che non ne basteranno una ventina. Ma una volta finito, i fortunati proprietari acquisteranno non solo una vista stupenda, che spazia dalla costa livornese all'Elba in un mare incontaminato, ma anche un pezzo di storia poco meno che millenaria. Comprese la già accennata sanguinosa razzia del pirata Dragut, il breve esilio di Domenico Guerrazzi in fuga dalla Corsica- una targa ne ricorda il soggiorno e i sospiri sulla case del podestà oggi diventata residence "La vela"-  e molto prima lo sbarco di un tremebondo papa Innocenzo IV ,in fuga dalle navi dell'imperatore che lo braccavano per impedirgli di rifugiarsi nella sua Genova. Capraia è l'unica isola toscana a vantare lo sbarco e il soggiorno di un papa, sia pure non certo per propria scelta, come ricorda una lapide murata nella chiesetta dell'Assunta al porto, tanto cara ai pescatori ed oggi affidata nel giardinetto esterno alle burbere ma amorevoli cure di Mauro Della Rosa.
Alla vigilia delle elezioni amministrative di fine maggio, Capraia spera molto dal restauro del suo castello. Vinta qualche anno fa la scommessa di trasformare il piccolo porto-rifugio in un attrezzato e valido piccolo "marina" da circa 200 posti barca, l'isola si affida alla prossima nuova vita del castello San Giorgio perchè aumenti l'interesse verso il suo territorio e specialmente l'irrisolto "scandalo" dei territori e delle costruzioni della colonia penale, abbandonati dallo Stato diciotto anni or sono, ormai abbondantemente degradati, ma sui quali il Comune- che pure dovrebbe esserne il proprietario- è impossibilitato a toccare anche una sola pietra. Dall'annoso conflitto di competenze tra Stato centrale e Regione Toscana - con tanto di cause civili sugli "usi civici" che hanno aggiunto contrasti e confusioni- il Comune ne è fino ad oggi uscito come il classico vaso di coccio tra quelli di ferro. Ma il "segnale" della rinascita del castello fa sperare che i tempi del disinteresse siano finiti. A Capraia ci credono e io lo spero davvero con loro, confidando che i prossimi nuovi amministratori dell'antico e lontano comune isolano siano all'altezza del nuovo corso.


Last modified 16-05-2006 11:22 expired