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Teatro Era futuro centro di cultura polivalente

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Il fiore all'occhiello sarà la platea mobile che il sindaco Marconcini intende far brevettare
Dà ancora un senso di incompiuto, il teatro Era. Almeno guardando da fuori quello che ha ancora le sembianze di un cantiere. Sarà il teatro di Pontedera, imponente struttura che ha tardato a sorgere e che ora sembra davvero in dirittura d’arrivo. L’inizio dei lavori è datato “anno 1994”. Una infinita serie di inghippi, ha dilatato all’esagerazione i tempi di realizzazione. Il sindaco Marconcini fa il punto della situazione. Sindaco, il 2006 pare l’anno buono. Si apre a ottobre? Ma speriamo di sì. Bisogna aprire in tutti i modi. L’impegno è questo, manca ancora la platea mobile. E’ un pezzo complesso da costruire e quindi il progetto è stato modificato rispetto a quello iniziale, per non commettere errori. E’ stato affidato a una ditta di Padova da diversi mesi. È un progetto unico nel suo genere, non esistono altri prototipi già realizzati. E quindi si procede con una certa lentezza. Questa platea mobile è un’invenzione che abbiamo intenzione di brevettare. Il progetto sta passando a esecutivo per poi essere realizzato. Ho visto il progetto, ce ne era uno all’inizio molto bello e fantasioso ma poco da ingegneri, poco realizzabile. E’ una platea da 400 seggioline, che deve essere tirata su. È un sistema complicato, che consente di utilizzare uno spazio variabile, flessibile. Con palco frontale ma anche, una volta alzata tutta la platea, sfruttando un’intera superficie assai ampia. È un progetto complesso e innovativo che deve essere portato a termine in tutti i modi. Poi dobbiamo fissare i pannelli acustici. Anche questi sono mobili perché l’acustica, data la presenza di una platea mobile, sarà variabile. Poi toccherà al parquet. Vorremmo che il 2006 fosse l’anno della pre-inaugurazione del Teatro Era. Le rifiniture esterne si faranno nel 2007. In sostanza però partiamo quest’anno con l’apertura. A cosa si riferisce? Un passaggio successivo, ma forse ci arriveremo fra un po’, è appunto la sistemazione dell’esterno e del giardino. Se troviamo i soldi ci starebbe bene anche una recinsione elegante, che metta al sicuro la struttura. Per tutti questi lavori, ci vorrebbero almeno 600mila euro. Ne abbiamo a disposizione 200mila. Abbiamo chiesto un aiuto alla Regione Toscana e abbiamo ragione di credere che possiamo contarci. Ma tutti i lavori sull’esterno sono ancora da finanziare e, rispetto all’opera complessiva, sono marginali. Potremmo anche pensare di rinviare la costruzione del cancello e limitarci a sistemare il verde coi 200mila euro che abbiamo a disposizione. Sui costi di gestione, qual è la prospettiva? Una struttura così ampia non è agevole da mantenere. Un altro problema sarà come si gestisce questo teatro nuovo, che avrà dei costi. L’idea è che diventi un centro di cultura polivalente, basato sulla transizione e la sperimentazione. Come è noto la “sperimentazione” è il nostro core-business, il nostro fulcro. E la Fondazione Pontedera Teatro (a cui sarà affidata la gestione del Teatro Era, n.d.r.) deve garantire l’utilizzo della struttura anche per altre attività. Sui costi di gestione ci stiamo orizzontando, abbiamo incaricato un team di esperti esterni alla struttura pubblica, per un piano di fattibilità. Non temete che sia un po’ costoso? Siamo certissimi del fatto che sarà costoso, semmai la cosa da capire è come si fa a sostenere questi costi. Per noi questa struttura non è una spesa ma è un investimento, è una scommessa sulla nostra idea di cultura. Tutto costa, niente è dato per niente, questo lo sappiamo bene. Chiederemo un sostegno adeguato agli enti al di sopra del comune, la provincia e la Regione, e anche trovando altri partner. Questo è il compito del Comune e anche della Fondazione Pontedera Teatro. Si sta cercando di coinvolgere qualche fondazione bancaria e sponsor privati perché ovviamente i problemi saranno tanti. Ad oggi quanto è costato costruirlo? Intorno ai quattro milioni e mezzo di euro. Ripartiti in parti uguali tra il Comune, la Regione e gli sponsor privati. E’ il turno di Roberto Bacci, direttore della Fondazione Pontedera Teatro, il centro pontederese di produzione teatrale e ricerca, famoso a livello internazionale. Il compito, non indifferente, di occuparsi della gestione del nascente teatro verrà affidato proprio alla Fondazione. Che attende da un bel po’ di poter “entrare” nella nuova struttura. Stessa domanda fatta a Marconcini, il 2006 è l’anno propizio? Il 2006 è l’anno ottimo. Io preparo lo spettacolo per inaugurarlo a ottobre con tanto di festa. E ho in mente una inaugurazione in grande. Non vorrei bruciare tutto in un giorno ma fare di settimana in settimana una festa dedicata alle diverse arti, il teatro, la musica, la danza. Coinvolgendo sia le espressioni di Pontedera sia invitando grandi maestri internazionali. Vorrei legare la nostra storia e le esperienze a cui teniamo e che portiamo avanti in ambito internazionale. Durerà per lo meno quattro settimane. Con le scuole di danza e di musica. E i grandi maestri del teatro internazionale, nostri amici. Da Barba a Peter Brook, che sono stati spesso a Pontedera con le loro opere. Sarà una inaugurazione di lavoro. Sto già pensando al cast per lo spettacolo inaugurale, che sarà Amleto.Un teatro così non può essere inaugurato che con Amleto. Come si aspetta il passaggio dalla sede di via Manzoni (sede attuale della Fondazione, spazio angusto e che ha poco le sembianze del teatro, n.d.r.) a questa struttura mastodontica? Me lo aspetto come un passaggio complesso. Sia dal punto di vista umano, perché lasciamo una struttura che è stata “nostra” per molto tempo e che fa parte dello storia della città. Dall’altro ci saranno delle difficoltà tecniche iniziali perché bisogna conoscere la nave e passare da una nave all’altra e capire come reagisce. Il teatro Era sarà un po’come una belva da domare? Andrà domata giorno dopo giorno. La difficoltà sarà anche rispetto all’investimento economico. Come dice il sindaco, stiamo facendo fare degli studi approfonditi sui costi di gestione. Tutto si risolve nella pratica e faremo fronte ai problemi quando si presenteranno. Ci saranno problemi per la vigilanza della struttura, il riscaldamento, le pulizie, l’allestimento degli spettacoli. Dato che ci troveremo dentro a una struttura molto diversa da quella in cui lavoriamo oggi. In tanti anni, come Fondazione, abbiamo potuto fare delle cose anche grazie al fatto che non avevamo un teatro. Ci ha permesso un aspetto di libertà a cui non intendiamo rinunciare, ci ha permesso di progettare altri spazi della città e ci ha costretto a inventare delle condizioni di volta in volta diverse per trasmettere la nostra idea di teatro. Dobbiamo difendere quanto conquistato e usare al massimo questa struttura. Il teatro, come spazio in origine, è per gli attori. Non è spazio per il pubblico, è per chi lo fa. Ma lo spettatore deve essere accolto come in una casa, in uno spazio dove si vive. Il teatro deve essere un luogo vivo, che accoglie. Sarò uno spazio di accoglienza professionale, per i giovani, da rendere una spazio non anonimo, fatto da gente che ci vive quasi. Dovrà essere uno spazio abitato quotidianamente. Cosa vuol dire questo, che sarà non solo un luogo dove fare teatro? La cosa importante è proprio che vogliamo usare questo spazio come teatro ma anche come luogo di cultura per fare letture pubbliche, incontri filosofici, presentazioni di libri, mostre di foto. E poi ci saranno delle postazioni per internet. Deve essere un luogo animato quotidianamente. Una nave in continuo viaggio. Piccoli o grandi che siano i viaggi. L’incarico di gestirlo è vostro, non è un impegno da poco. La gestione è della Fondazione Pontedera Teatro, e questa sarà anche una garanzia del fatto che il teatro Era si proporrà come uno spazio aperto, accessibile a tutti. E sarà anche una garanzia perché costi poco. Abbiamo un’esperienza tale per cui possiamo dare questa certezza.
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Last modified 05-04-2006 10:15 expired