
UN AVVOCATO E L’INNOVAZIONE
Incontro con Enrico Castaldi a cura di Roberto Dinelli
È noto che molti livornesi sono in giro per il mondo, e non mi riferisco in questo caso alla loro smodata predilezione per le spiagge di Sharm o di Cuba ma a quanti hanno trovato altrove sbocchi alla propria vita. Spesso con notevole successo.
È questo il caso di Enrico Castaldi che, da oltre venti anni, guida un importante studio d’avvocatura specializzato in diritto societario a Parigi, con tanto di filiale a Londra. Ma che invece di recidere il cordone ombelicale con Livorno, un paio di week-end al mese ci torna: per trovare la madre, per respirare l’aria dell’Ardenza e, da un paio d’anni, anche per le partite degli amaranto. Beh, ammetterete che già questi sono motivi per un’intervista interessante. Ma c’è dell’altro: è di questi giorni la notizia di un suo possibile coinvolgimento alle prossime elezioni, come candidato degli italiani all’estero. È vero, avvocato?
“Lo schema classico è: da un lato coloro che fanno politica, dall'altro gli elettori che scelgono, con il risultato che il ceto politico, che si chiude in se stesso per il timore che nuovi arrivi possano insidiare posizioni esistenti, abbassa il proprio livello medio per carenza di nuove energie, distacco ed insofferenza della gente. Così, tra l'impegno politico come attività "professionale" e la sola espressione periodica del voto, io cerco una terza via: quella della partecipazione personale a momenti politici che considero importanti. L'ho fatto nel 2001 quando ho aiutato la campagna di Rutelli e nello scorso ottobre per l'organizzazione a Parigi delle primarie dell'Unione. Lo farò nelle prossime settimane, dando tempo ed energie ad un comitato di sostegno a Romano Prodi, perchè credo che l’Italia non si meriti questo Governo. Poi, dopo il 9 aprile, tornerò alla vita normale del mio lavoro e dei miei interessi. Il difficile, a volte, è farlo capire ai partiti, ma questo è un altro problema”.
Comunque Enrico Castaldi, operando in uno scenario ben diverso da quello locale, la professione l’ha dovuta impostare introducendovi i principi tipici dell’innovazione, e cioè dotando il proprio studio di un protocollo che l’ha portato sino a quella certificazione ISO che caratterizza il mondo dell’industria e del commercio.
Così è nata con Roberto Dinelli l’idea di iniziare da lui una serie di interviste con personalità che si stanno muovendo con l’obiettivo di modernizzare il mondo del lavoro. (augusto spalletti-panzieri)
Avvocato Castaldi, cosa significa Innovazione in un Paese come l’Italia?
Per parlarne, soprattutto in Italia, dobbiamo saper tornare a premiare la normalità dei comportamenti anche e, soprattutto, nella loro tragica mediocrità.
Parafrasando un celebre articolo di Eco, l’Italia è sempre riuscita a trovare le scorciatoie per superare le difficoltà incontrate sulla strada maestra: l’idea che il colpo di genio, il frutto della cosiddetta creatività all’italiana, risolva il problema o almeno riduca la sofferenza di dover rintracciare e implementare le soluzioni. Invece sono i comportamenti normali, oserei dire mediocri, che alla lunga premiano. Un esempio? Quello che i furbetti di quartiere si volevano lasciare alle spalle, alla fine è tornata a galla e la banale metodica dettata dalle regole di gestione e strutturazione di impresa l’ha avuta vinta…
In tutto ciò, secondo la sua esperienza, come ne esce la figura del nostro imprenditore all’estero ?
Se devo fare riferimento alla mia esperienza in Francia, l’imprenditore italiano ha una sensibilità superiore alla media, colpisce ed intriga con i suoi comportamenti e la sua capacità di leggere le situazioni: insomma, un nuovo Marco Polo! Questo al primo impatto, poi… il disinteresse totale e l’inaffidabilità si fanno strada e diventano il nostro clichè. Così il capitalismo Italiano ha sempre fallito di fronte ad uno stato in cui è difficile superare i problemi credendo che sia sempre possibile mettersi d’accordo: è successo a Berlusconi con la Cinq, alla Ifil con Terrier, alle Generali nei suoi tentativi di espansione!
Quindi cosa suggerisce alla luce della sua concreta esperienza lavorativa ?
In studi legali che fatturano quanto una multinazionale e dove, al posto di Tir carichi di merce, escono quintali di carte bollate, il problema non è gestire l’idea geniale ma, la vera intuizione è saper garantire uno standard di decenza a tutti i clienti. Così il nostro studio, che pure non ha simili dimensione, si è dovuto porre il problema, ed ottenere la certificazione di qualità secondo standard riconosciuti a livello internazionale (ISO 9000), che tranquillizzano il cliente, ma anche noi.
Oggi ci sono molti imprenditori che pensano di fare qualità puntando ad ottenere il bollino della certificazione dopodiché di qualità se ne parla forse solamente una volta l’anno al momento delle visite ispettive... Mi sembra, invece, che il vostro sia un approccio diverso …
Assolutamente si ! Prima di tutto abbiamo definito un sistema di qualità che fosse tagliato su misura rispetto ai nostri principi e che questi principi trovassero riscontro in standard riconosciuti. Abbiamo perciò individuato dei momenti chiave nel nostro iter di lavoro e per ciascuno di questi abbiamo impostato il nostro modo di operare.
Può citare i principali elementi di successo su cui ispirate il vostro lavoro?
Indubbiamente il primo punto è quello della corretta identificazione delle risorse: mettere la persona giusta al posto giusto attribuendo la corretta responsabilità in base al profilo personale ed all’esperienza. Questo aspetto ha anche un evidente impatto per il cliente perché permette di impostare un corretto rapporto qualità/prezzo delle risorse utilizzate. Il secondo aspetto, altrettanto rilevante, è quello di assicurare una formazione permanente al personale: l’aggiornamento nel nostro mestiere è strategico. In tal senso dobbiamo assicurare gli stimoli giusti affinché le persone sentano il bisogno ed abbiano i mezzi per continuare ad imparare, e, di conseguenza, abbiamo creato un Centro di documentazione permanente interno e collegamenti con Università…
La Boccadoro edizioni, della quale ho avuto modo di apprezzare una interessante ed attualisse pubblicazione sulla cosiddetta “legge Draghi” in materia di OPA, è un’iniziativa che rientra in questo progetto …?
Sì, e l’abbiamo avviata sia per valorizzare il nostro lavoro, sia per far conoscere all’estero il modo Italiano di pensare in “legalese”, tanto che l’abbiamo pubblicata soltanto tradotta in francese.
Per concludere, quindi, se dovesse posizionare l’imprenditore Italiano rispetto a due dimensioni, lo vedrebbe più vicino a coltivare l’efficienza produttiva interna oppure maggiormente orientato al cliente ed allo sviluppo sul mercato ?
Purtroppo le aziende Italiane non sono sufficientemente strutturate proprio perché troppo orientate all’elemento produttivo. L’imprenditore sogna un ufficio a vetri attraverso il quale guardare la produzione, e la sua felicità è quella di immergersi nel lavoro di reparto per risolvere i problemi interni. Ebbene, finché l’azienda è piccola questo può andare anche bene ma, appena si cresce, la situazione non è più sostenibile: quando si opera in un contesto di competizione globale non ci si può permettere di non “alzare la testa” sul mercato, non si può analizzare l’operato del proprio concorrente senza chiedersi quali sinergie siano possibili. E qui si apre il problema più ampio delle ristrutturazioni aziendali…
È di questi giorni la notizia di un possibile coinvolgimento di Enrico Castaldi nelle prossime elezioni, come candidato degli italiani all’estero. È vero?
Lo schema classico è: da un lato coloro che fanno politica, dall'altro gli elettori che scelgono, con il risultato che il ceto politico, che si chiude in se stesso per il timore che nuovi arrivi possano insidiare posizioni esistenti, abbassa il proprio livello medio per carenza di nuove energie, distacco ed insofferenza della gente.
Così, tra l'impegno politico come attività "professionale" e la sola espressione periodica del voto, io cerco una terza via: quella della partecipazione personale a momenti politici che considero importanti. L'ho fatto nel 2001 quando ho aiutato la campagna di Rutelli e nello scorso ottobre per l'organizzazione a Parigi delle primarie dell'Unione. Lo farò nelle prossime settimane, dando tempo ed energie ad un comitato di sostegno a Romano Prodi, perchè credo che l’Italia non si meriti questo Governo. Poi, dopo il 9 aprile, tornerò alla vita normale del mio lavoro e dei miei interessi. Il difficile, a volte, è farlo capire ai partiti, ma questo è un altro problema.
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06-02-2006 12:53
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