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Tinti, neo presidente di Armunia: "Andate a teatro"

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Intervista con il nuovo numero uno dell'associazione
CASTIGLIONCELLO. E’ fulcro dell’attività culturale della Bassa Val di Cecina, luogo di studio, dove si respira un’aria teatrale, dove si creano spettacoli, si organizzano rassegne, si parla di intrattenimento del pubblico e si cerca di dare quel qualcosa in piu’ a un territorio che ha bisogno di tutto questo. Armunia da anni costituisce il motore della spettacolazione. La sua sede, il castello Pasquini di Castiglioncello, è frequentata da personaggi del mondo dello spettacolo. Da li’ sono passati i piu’ grandi nomi del teatro moderno, ma anche registi, coreografi, cantanti, cabarettisti. Micha Van Hoeke, guru della danza classica e moderna, forse il piu’ grande coreografo di danza del mondo ha fatto da anni proprio del Pasquini la sua base, perché è luogo ideale di tranquillità dove possono scaturire quelle idee che fanno di ogni suo balletto un successo. Lo stesso Alessandro Benvenuti ha confessato in recenti interviste di essersi innamorato di Castiglioncello e di questi luoghi per l’aria che vi si respira, per la gente che vi abita ed ha fatto di Armunia il punto di partenza, la sede della sua opera creativa. E le residenze nel tempo si sono susseguite, portando molto al territorio e alla gente che lo abita, facendo conoscere la Perla del Tirreno anche fuori dai confini nazionali. Qui sono arrivati grandi personaggi, da qui sono passati mostri sacri del mondo del jazz e ancora qui hanno messo piede grandi attori. Reduci da un tempo in cui il teatro contava da vero e da un bagaglio come quello lasciato in quasi un secolo di attività dal mai dimenticato direttore del teatro Solvay Dino Lessi, che è riuscito a portare sul territorio i piu’ grandi personaggi del secolo scorso, non è certo facile recepire un’eredità del genere e proporre al pubblico un qualcosa che esuli dal passato, ma che allo stesso tempo serva a bissare i successi di allora. L’associazione non ha passato momenti facili, nonostante l’impegno di direttori, presidenti, membri del consiglio di amministrazione che si sono succeduti negli anni uno dopo l’altro e si è passati dalle critiche sulla scelta del cartellone a quelle per i pochi biglietti strappati o il numero di abbonamenti venduti fino alle ultime sui presunti tagli al bilancio e alla riduzione dell’organico, nella fattispecie dei collaboratori. L’attuale presidente Fabio Tinti, sindaco di Castagneto Carducci sdrammatizza e parla di “scelte obbligate” e di “collaborazioni a progetto decadute” e punta al rilancio, perché in Bassa Val di Cecina si possa ricominciare a parlare davvero di cultura. - Innanzi tutto Tinti cos’è Armunia? E’ un’associazione di Comuni che ha quale finalità statutaria la promozione culturale di zona focalizzata su teatro, danza, musica. Nell’arco degli anni Armunia ha ampliato le sue funzioni formative in un’ottica che ha visto coinvolgere anche, in una percentuale di crescita continua, le scuole del territorio. I Comuni che ne fanno parte sono quelli di Castagneto, Rosignano, Cecina, Bibbona, Montescudaio, Riparbella, Santa Luce, Castellina Marittima e la Provincia di Livorno. Le cariche istituzionali sono ricoperte da me, che sono il presidente e da Massimo Paganelli che è il direttore di Armunia. Ci sono poi alcuni dipendenti che ricoprono cariche di responsabilità. - Si è parlato di tagli al bilancio dell’associazione nel corso degli ultimi anni, ma soprattutto nell’arco degli ultimi mesi del 2005. Sono realmente avvenuti? Ed è vero che i finanziamenti da parte dei Comuni sono diminuiti? Si è parlato di tagli a livello di quote associative, ma in realtà queste non sono mai venute meno. Ci sono state difficoltà dovute al rispetto dei tempi di pagamento da parte degli enti che hanno causato alcune difficoltà nella programmazione con qualche incertezza per la stagione teatrale, ma anche per il resto. C’è bisogno di recuperare le risorse investite, ma l’impegno non è mai mancato. Siamo stati oggetto di una polemica fine a se stessa negli ultimi anni, anche perché le produzioni teatrali e in genere culturali di Armunia hanno sempre riscosso grandi successi a livello nazionale. Quello di cui c’è realmente necessità è recuperare un rapporto col territorio. Il vero compito del consiglio di amministrazione è quello di aprire un confronto con la cultura e con i consigli comunali per correggere alcune situazioni non consentite o ben comunicate. La scelta strategica fatta nel 1996 di mettere insieme piu’ Comuni per fare una programmazione che distinguesse la cultura è stata positiva, anche perché gli investimenti hanno avuto un ritorno sul territorio, non soltanto dal punto di vista economico. - Tra le rassegne man mano organizzate quella musicale Beat, diretta da Corrado Rossetti, ha riscosso enorme successo. Sui palchi scelti ogni volta sono passati mostri sacri del mondo del jazz, da Mike Stern a John Scofield. Secondo lei perché tutta questa ammirazione? Beat , con l’aggiunta della sua gemella estiva Summerbeat ha davvero riscosso un grande successo di pubblico e critica. Forse perché la musica di qualità piace. Per questo motivo va migliorata e riproposta al territorio. La rassegna musicale è senz’altro una scelta vissuta. - Tornando ai tagli è vero che ci sono stati collaboratori che hanno perso il posto di lavoro? Non si puo’ dire che ci siano stati davvero dei tagli. C’erano collaborazioni a progetto che il 31 dicembre scorso sono decadute. Quella attuale è una fase di standby, nella quale sono momentaneamente sospese. La volontà del presidente è però quella di riprendere i rapporti interrotti. Dovremo parlare della questione delle risorse da impiegare. - E il teatro per Armunia che importanza ha? Ne ha una fondamentale: dà un alto spessore culturale, è un modo di esporre, riappropriandosi delle proprie radici. All’inizio ci sono produzioni culturali che posso sembrare apparentemente incomprensibili, ma in fondo lanciano messaggi forti. Si deve andare nella direzione dell’apertura di nuovi teatri, si devono creare percorsi di crescita culturale. Alcuni spettacoli possono piacere, altri meno, ma l’importante è parteciparvi, andarli a vedere. Vorremmo dare allo spettatore una panoramica a 360 gradi. - Il suo è dunque un invito ad andare a teatro? Certo. L’auspicio è davvero che sia così, che la gente torni a teatro. Perché non è solo una buona occasione di socializzazione, ma perché una volta usciti, dopo lo spettacolo, si è sempre piu’ ricchi di una lacrima. Si è felici e l’acquisizione di quel qualcosa in piu’ avviene in maniera riflessiva. Ecco perché davvero vorrei dire a tutti “andate a teatro”.

Last modified 06-02-2006 12:54 expired