
Muccino: «Recitare è un gioco»
Il giovane attore nuova star del cinema parla della sua esperienza a Castiglioncello
Castiglioncello patria del cinema? Non lo si puo’ davvero negare, perché la
Perla da decenni è frequentata da attori, registi e sceneggiatori.
Dall’epoca di Vittorio Gassman e del Sorpasso, quando la gente faceva la
fila per vedere le riprese dello storico film con una giovanissima Catherine
Spaak seduta sulla sdraio di un bagno a Portovecchio e Paolo Panelli e Bice
Valori che divertivano i castiglioncellesi con le loro battute, la località
balneare non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione. Checché se
ne dica da qui hanno transitato personaggi del calibro di Marcello
Mastroianni e Alberto Sordi, al quale l’amministrazione ha addirittura
intitolato il lungomare. Oggi le cose sono un po’ cambiate, Ma il Comune di
Rosignano non si è rassegnato ai dispetti della modernità e ha voluto
puntare il tutto per tutto su una rassegna che guarda caso si chiama
“Parlare di cinema a Castiglioncello”. La prima edizione aveva visto
protagonista la splendida Sabrina Ferilli, alla quale i presenti avevano
persino perdonato un ritardo non proprio da quarto d’ora accademico, questa
volta l’appuntamento ha rivolto lo sguardo a un giovane : Silvio Muccino,
che si porta sulle spalle l’eredità di un fratello ben piu’ noto, ma che ha
saputo imporsi nel mondo del cinema con autentica semplicità.
Il savoir faire dell’attore e sceneggiatore ha colpito il pubblico e spaesato persino le decine di ragazzine urlanti accorse per vederlo, perché Muccino ha mostrato di non essere il bello di turno, ma di aver carattere e buona volontà. Dagli schermi della tv, dove si vede recentemente in uno spot pubblicitario di una nota compagnia telefonica ha fatto un balzo nell’atmosfera rilassante della Limonaia, immersa nel parco del castello Pasquini, un tempo fulcro dell’attività dei pittori macchiaioli, e si è raccontato.
“Al posto dell’album di famiglia – ha detto l’attore – conservo i miei film. In realtà l’ingresso nel mondo del cinema è capitato per caso. A sedici anni ho interpretato Silvio, me stesso, per la prima volta davanti a mio fratello e da li’ è stato subito amore, perché mi sono subito sentito a mio agio davanti alla macchina da presa. Questa interprestazione mi faceva sentire bene, perché percepivo l’apprezzamento degli altri. Però la mia vera passione è sempre stata la scrittura. Il primo approccio l’ho avuto con la sceneggiatura di Come te nessuno mai. Ho iniziato a scrivere parlando di me e – ha proseguito – ho continuato con una piccola collaborazione in Ricordati di me”. L’attore ha precisato che secondo lui “ recitare è un gioco. Ed è proprio giocando – ha tenuto a precisare – che sono approdato a Il mio miglior nemico. Quando faccio un film ho assoluto bisogno di affezionarmi ai personaggi che interpreto, che siano fragili, deboli, emarginati, per me restano dei veri e propri eroi. La fragilità è a quel punto che diventa voglia di essere grandi e allora diventa rabbia, come per Orfeo nel film con Verdone”. Le esperienze precedenti di Muccino però lo hanno segnato. “Quella con Dario Argento – ha continuato – è stata un po’ fuori porta, perché ho percepito il vuoto del non aver potuto scrivere. Per me è una questione di sensibilità, di amore, entusiasmo. E’ li che risiede la magia di chi fa questo lavoro. Ci sono attori che non sono belli, ma che bucano lo schermo. Verdone è uno di quelli”.
Ma Muccino farebbe mai teatro?
“Chissà – ha detto poi - , ma amo il cinema, perché la folla mi spaventa, il pubblico mi intimorisce e forse non ce la farei a salire su un palcoscenico e recitare davanti a centinaia di persone”.
Prossimi impegni?
“Forse scriverò un libro – facendo capire con un sorriso che celava il timore dello sguardo della sua agente che lo farà sul serio – e poi mi auguro di continuare a scrivere sceneggiature”.
D’altronde lo hanno detto, il giorno dopo, anche i due registi “esordienti” Fausto Brizzi ( Notte prima degli esami) e Carlo Sigon ( La cura dei gorilla) che “ tra fare l’attore e lo sceneggiatore c’è una bella differenza”.
Conclusasi la rassegna ( ma fino al 16 luglio si potrà visitare presso il centro per l’arte Diego Martelli in piazza della Vittoria la mostra fotografica su Senso, il film di Luchino Visconti), si continua a parlare di film. E si pensa già alla prossima edizione di Parlare di cinema a Castiglioncello. La Perla qualche giorno prima si era aperta anche alla tv, diventando un unico grande set per alcune puntate della soap opera Cento vetrine, venuta in vacanza proprio qui. Con Morena Salvino, che è forse il volto piu’ noto della serie tv, sono arrivati anche gli altri attori. Presi d’assalto in un pomeriggio di fine giugno dalle fan impazzite abbarbicate ai cancelli dell’hotel Leopoldo. Che i gusti siano cambiati? Forse la gente ha davvero bisogno di sognare e che sia cinema o tv l’importante è che si raggiunga lo scopo.
Il savoir faire dell’attore e sceneggiatore ha colpito il pubblico e spaesato persino le decine di ragazzine urlanti accorse per vederlo, perché Muccino ha mostrato di non essere il bello di turno, ma di aver carattere e buona volontà. Dagli schermi della tv, dove si vede recentemente in uno spot pubblicitario di una nota compagnia telefonica ha fatto un balzo nell’atmosfera rilassante della Limonaia, immersa nel parco del castello Pasquini, un tempo fulcro dell’attività dei pittori macchiaioli, e si è raccontato.
“Al posto dell’album di famiglia – ha detto l’attore – conservo i miei film. In realtà l’ingresso nel mondo del cinema è capitato per caso. A sedici anni ho interpretato Silvio, me stesso, per la prima volta davanti a mio fratello e da li’ è stato subito amore, perché mi sono subito sentito a mio agio davanti alla macchina da presa. Questa interprestazione mi faceva sentire bene, perché percepivo l’apprezzamento degli altri. Però la mia vera passione è sempre stata la scrittura. Il primo approccio l’ho avuto con la sceneggiatura di Come te nessuno mai. Ho iniziato a scrivere parlando di me e – ha proseguito – ho continuato con una piccola collaborazione in Ricordati di me”. L’attore ha precisato che secondo lui “ recitare è un gioco. Ed è proprio giocando – ha tenuto a precisare – che sono approdato a Il mio miglior nemico. Quando faccio un film ho assoluto bisogno di affezionarmi ai personaggi che interpreto, che siano fragili, deboli, emarginati, per me restano dei veri e propri eroi. La fragilità è a quel punto che diventa voglia di essere grandi e allora diventa rabbia, come per Orfeo nel film con Verdone”. Le esperienze precedenti di Muccino però lo hanno segnato. “Quella con Dario Argento – ha continuato – è stata un po’ fuori porta, perché ho percepito il vuoto del non aver potuto scrivere. Per me è una questione di sensibilità, di amore, entusiasmo. E’ li che risiede la magia di chi fa questo lavoro. Ci sono attori che non sono belli, ma che bucano lo schermo. Verdone è uno di quelli”.
Ma Muccino farebbe mai teatro?
“Chissà – ha detto poi - , ma amo il cinema, perché la folla mi spaventa, il pubblico mi intimorisce e forse non ce la farei a salire su un palcoscenico e recitare davanti a centinaia di persone”.
Prossimi impegni?
“Forse scriverò un libro – facendo capire con un sorriso che celava il timore dello sguardo della sua agente che lo farà sul serio – e poi mi auguro di continuare a scrivere sceneggiature”.
D’altronde lo hanno detto, il giorno dopo, anche i due registi “esordienti” Fausto Brizzi ( Notte prima degli esami) e Carlo Sigon ( La cura dei gorilla) che “ tra fare l’attore e lo sceneggiatore c’è una bella differenza”.
Conclusasi la rassegna ( ma fino al 16 luglio si potrà visitare presso il centro per l’arte Diego Martelli in piazza della Vittoria la mostra fotografica su Senso, il film di Luchino Visconti), si continua a parlare di film. E si pensa già alla prossima edizione di Parlare di cinema a Castiglioncello. La Perla qualche giorno prima si era aperta anche alla tv, diventando un unico grande set per alcune puntate della soap opera Cento vetrine, venuta in vacanza proprio qui. Con Morena Salvino, che è forse il volto piu’ noto della serie tv, sono arrivati anche gli altri attori. Presi d’assalto in un pomeriggio di fine giugno dalle fan impazzite abbarbicate ai cancelli dell’hotel Leopoldo. Che i gusti siano cambiati? Forse la gente ha davvero bisogno di sognare e che sia cinema o tv l’importante è che si raggiunga lo scopo.
Last modified
18-07-2006 12:06
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