
Storia di un ragazzo prodigio
Intervista a Gabriele Baldocci
“Mi accompagna ancora l’eco degli applausi e porto nel cuore il ricordo del calore umano con cui in Argentina mi hanno accolto” racconta entusiasta il giovane pianista livornese Gabriele Baldocci, al suo ritorno da una favolosa tournée con la leggendaria pianista Martha Argerich. Per il giovane Baldocci, 25 anni, questa esperienza è stato l’asso nella manica, l’adeguato riconoscimento del suo talento.. Ma anche la scoperta di un nuovo mondo, più intenso, capace di mobilitarsi e di andare in delirio per la pianista che tutti considerano una gloria nazionale. Ma procediamo per ordine. Gabriele, per chi ancora non lo conoscesse, si è affacciato nel panorama musicale livornese come fanciullo prodigio, dotato dell’orecchio assoluto e di un’innata disposizione alla musica, talento che ha sviluppato sotto la guida dell’illustre pianista livornese, Ilio Barontini. All’età di 21 anni, era già considerato un concertista da nomi come William Grant Naboré, Lazar Berman, Alexander Lonquich, Charles Rosen, Marco Fornaciari, Marcello Abbado, Paul Radura Skoda, dalla Radio e dalla RAI. Allievo ufficiale della “Fondazione Internazionale Theo Liven per il pianoforte” di Cadenabbia, ha studiato con Alicha De Larrocha, Martha Argerich, Charles Rosen, Murray Perahia ed altri, entusiasti tutti del giovane pianista livornese. Una vita dunque di studio e di tante ore di treno e di voli! E di tante spese. E forse di qui un autentico interesse ai problemi umanitari e sociali. A Livorno lo ascolteremo ben presto al teatro Goldoni, dove sosterrà un concerto a favore del reparto Cure Palliative dell’Ospedale di Livorno e si sta adoperando per favorire gli incassi.
Veniamo all’incontro con Martha Agerich che Gabriele definisce “Una forza della natura, generosa, nell’interpretazione dei brani trasferisce la sua vena intensa e passionale, che rende uniche e suggestive le sue interpretazioni”.
“ Perché ti ha scelto come partner della sua tournée?”. Un momento di imbarazzo nel volto di Gabriele, poi “Ha trovato unica la mia interpretazione delle ballate di Chopin, a giudicare da come si è espressa, per cui nel 2003 mi ha invitato al Festival Martha Argerich che ha fondato in Argentina. Qui mi sono aggiudicato la menzione d’onore. L’anno successivo mi ha invitato a partecipare a Lugano allo stesso Festival che ha indetto anche laggiù, non più come concorrente, ma come pianista. Quest’anno mi ha invitato a tenere una tournée in Argentina a sostegno della Fondazione Martha Argerich, che aiuta i giovani musicisti senza un soldo e ce ne sono tanti, tra i quali anche italiani. I primo appuntamento era al famoso teatro Colon di Buenos Aires, il più grande dell’Argentina, con i suoi 3500 posti. Le proporzioni sono enormi.”
“ Ciò significa anche che tanta gente va ai concerti e agli spettacoli”
“ Certamente, quello argentino è un popolo fantasioso, che si entusiasma di fronte al bello. C’è una grande differenza tra l’Italia e l’Argentina. Laggiù portano in trionfo le glorie nazionali e Martha lo è. Lo ho scoperto nel 2003, mentre correvo in taxi per le strade della capitale, il tassista mi ha parlato di lei come di una leggenda, al pari di Maradona. Sembra impossibile, ma la gente, anche la più umile, accorre ai suoi concerti e si accalca all’ingresso del teatro !”
“ Parlaci del tuo viaggio”
“La prima sera tutto è andato storto, al teatro Colon l’Orchestra Filarmonica di Buenos Aires, con la quale si eseguiva il concerto, ha indetto uno sciopero, proprio quando stava per andare in scena. E si è sfiorato il dramma perché Martha stava perdendo gli incassi destinati alla Fondazione. Fortunatamente ad ospitare il concerto, si sono aperte le porte dell’immenso teatro Gran Rex, dove il pubblico ci ha riservato un’ovazione di venti minuti. La stampa e le reti televisive hanno dato risalto a questo fatto trasformandolo in un evento”. Gabriele ricorda anche un curioso aneddoto. Quella sera, al Colon, dirigeva l’Orchestra il maestro Charles du Toit, lo stesso che, anni prima, per una situazione analoga, aveva ispirato a Fellini il film “Prova d’orchestra”. Mentre era a Roma per dirigere la Santa Cecilia, Charles du Toit fu sorpreso da uno sciopero e costretto a interrompere il concerto. Era presente Nino Rota, che riferì il fatto a Fellini.
Dopo il fatidico concerto al Gran Rex, i due musicisti hanno raggiunto località lontane dai grandi centri concertistici, per portare la musica ovunque, secondo il desiderio di Martha. Era quello un periodo di scioperi, eppure il ministro addetto ai trasporti li ha fatti volare ugualmente. A Tukuman, città di provincia, Martha è stata accolta da una commovente sorpresa, perché, anche a costo di grandi sacrifici, gli abitanti, avevano comprato un pianoforte per lei, uno Steinway . Là è successa un fatto straordinario, ma dal quale possiamo imparare tutti. Martha ha suonato , invece che con un’orchestra di professionisti, con i diseredati fanciulli delle Favelas, le Villas Miserias. Ed anche a Jujui il momento clou è stato l’esecuzione del concerto di Haydn con un’orchestra formata giovani che suonano meglio di orchestre di professionisti. Nell’America Latina è in atto un grande esperimento, che ha avuto inizio in Venezuela, dove si applica la musica con finalità educativa, si è sperimentato infatti che i ragazzi emarginati e disperati, con uno strumento in mano, sfogano, indirizzandola , la violenza che accumulano. Anche nei riformatori sperimentano questa filosofia, invece delle botte, consegnano, anche a ragazzi che hanno ucciso all’età di dieci anni, uno strumento e li avviano a suonare nell’orchestra, avvalendosi di insegnanti volontari. Ad esempio Simone Bolivar ha 23 anni ed è diventato il contrabbassista più bravo dei Berliner Philarmoniker , eppure era un fanciullo col padre in galera, dunque destinato a ben altre emarginazioni. Al contrario di quanto si può credere, la spesa per mantenere queste orchestre, è ridotta al minimo, perché oggi si possono acquistare strumenti cinesi a poco prezzo.
Gabriele è l’unico giovane italiano che ha affrontato una tournée con Martha Argerich, per cui viene spontaneo chiederci perché una pianista come Martha, considerata una leggenda vivente, lo ha scelto come partner. Gabriele semplicemente commenta: “Si può aver fatto un percorso interiore simile e questo porta al raggiungimento di mete e scoperte comuni. In un linguaggio silenzioso ci si scopre affini e compartecipi anche di scoperte importanti. Si può appartenere a due diverse parti del mondo ed aver percorso camminiaffini, cosa che si apprezza tramite il suono”.
“ Hai mai pensato di affidare alla carta le tue esperienze ?”
“ Anzi, ho deciso di scrivere un libro nel quale parlo della mia tecnica, che ho elaborato in anni di studio e di approfondimento.”. Dapprima è cresciuto come allievo, affidandosi all’individualità dell’insegnante, poi l’incontro con la psicoanalista Maya Liebl van Schirac gli ha aperto nuovi orizzonti. Ha smesso di chiedere al maestro ed ha cominciato a fidarsi della propria individualità. Oggi Gabriele considera l’insegnamento una fonte di apprendimento “Dovendo verbalizzare per l’allievo, imparo a teorizzare, ad avere consapevolezza del fenomeno musicale, mentre prima aveva un approccio più istintuale”. Si avverte nel giovane Baldocci una coscienza evoluta, non comune, maturata attraverso un processo di interiorizzazione. Ci parla del suo mondo musicale esclusivamente come di un mondo interiore, della necessità dell’ascolto della sensazione come fonte primaria della conoscenza e dell’approccio alla musica. E di questori sente grato alla professoressa Maya Liebl. “Quale è il tuo segreto ?”. “Non mi accetto ami, mi metto sempre in gioco. L’umiltà è fondamentale nel mio lavoro. Anche la Argerich mi ha chiesto uno scambio di opinioni sulle sue esecuzioni, ed io faccio altrettanto con i miei allievi”
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07-12-2005 12:26
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