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Il sindaco a tutto tondo

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I forti poteri che la legge attribuisce ai sindaci obbliga, ogni qualche mese, ad ascoltare dalla sua stessa voce la strategia con la quale nel palazzo si combattono i mille problemi della città.
I forti poteri che la legge attribuisce ai sindaci obbliga, ogni qualche mese, ad ascoltare dalla sua stessa voce la strategia con la quale nel palazzo si combattono i mille problemi della città. Quando poi, come a Livorno, serpeggia del malumore perché si ha la sensazione diffusa che non siano adeguatamente affrontati e s’avverte quasi un’aria di rassegnazione, allora l’incontro diventa fondamentale.

Cosa ne dice, dottor Cosimi?
"Io, forse per formazione culturale, sono portato a dare comunicazioni soltanto quando ho la certezza dei risultati: un patologo, infatti, non può che procedere per ipotesi e deve necessariamente attendere che queste siano tali da poter fornire delle soluzioni concrete".

 Perfetto, ma ad una condizione: che il paziente, ed i suoi cari, sappiano che ci si sta seriamente occupando del caso e quali siano le tempistiche che hanno di fronte! Anche perché, altrimenti, diventa difficile che il malato e la sua famiglia partecipino positivamente alla guarigione: fuori della metafora, che la società civile collabori nello sforzo di risoluzione dei problemi!
"D’accordo, ma vorrei partire da una premessa: noi abbiamo prima di tutto cercato il recupero di tutta una serie di regole che hanno bisogno d’essere certezza. Per il cittadino, si badi bene, non per l’amministrazione. Un esempio: la questione delle strade, che sono tornate in comune, dove mancava oramai uno studio del pregresso. Ora invece abbiamo il controllo totale del soprasuolo e del sottosuolo e quindi nel futuro gli interventi faranno parte di un preciso progetto. E non è stata cosa da poco, perché si sono dovuti ricostruire rapporti con le aziende, con i cittadini, ed in particolare con le circoscrizioni. È uno dei fatti concreti, di quelli che cambieranno la vita dei livornesi: pulizia della città, chiarezza di tutto il sistema di tariffazioni e bollettazioni che ci riguardano".

Quindi, rispetto al suo programma elettorale, le sembra d’essere in linea?
"Indubbiamente al mio progetto faccio sempre riferimento, anche se è logico che sono sempre necessari degli aggiornamenti. Basti pensare alla crisi del settore auto che abbiamo dovuto affrontare, cercando di dare una mano, con questa idea della piattaforma logistica dedicata alla componentistica che prevede una corolla di tante piccole aziende: idea interessante sulla quale sta ben lavorando il vice sindaco Alessandra Atturio, ma idea difficile perché è evidente che una multinazionale ci ascolta soltanto se siamo in grado di offrire dei reali vantaggi, non certo perché siamo gli amministratori di una città. Noi abbiamo preso come metodo di monitorare il settore e considerarlo dentro il nostro asse di sviluppo in variazione, ma sempre facendo riferimento alle idee di fondo del programma, quelle che mirano ad una città manifatturiera perché crediamo che non ci possa essere sopravvivenza puntando solo ai servizi".

O sulla destinazione alla rendita dei capitali…
"Certo, e che è poi quello che, quando è venuto a Livorno, ha chiesto anche Montezemolo: risorse nell’investimento produttivo. Invece attualmente questo tipo di investimenti nel nostro territorio non sono livornesi!"

E da cosa dipende?
"Beh, diciamo che chi viene da fuori coglie le opportunità che offriamo: soprattutto con uno snellimento della burocrazia. E altri ne verrebero se riuscissimo a rapportarci con il porto, cambiandone la prospettiva, tornando ad essere vettori nel mondo, in sintonia con Collesalvetti e Pisa, per essere capaci di normare adeguate infrastrutture a terra. E qui c’è la nota dolente dello stallo dell’Autorità Portuale, situazione paradossale che va risolta, per superare gli spaventosi ritardi, soprattutto quelli relativi alla infrastrutturazione, alla ridefinizione delle banchine e all’escavo dei fondali".

A proposito, e quale è la sua posizione sull’argomento?
"Molto lineare, e non certo quella che sovente ho visto attribuirmi, e che cioè io sarei possibilista, oppure che io non voglia qualcuno. Io chiedo semplicemente che il governo scelga nella terna che gli viene proposta, secondo lo spirito della legge che, senza necessità di sofismi interpretativi, indica chiaramente un percorso che, partendo dagli enti locali e passando dalla Regione, arriva al Governo. E alla nomina si deve arrivare presto, altrimenti per la città è un autentico guaio".

Perché lei ribadisce la centralità del porto per la città?
"E ci mancherebbe altro! Soltanto che bisogna arrivare ad una discussione aperta, leale, franca tra operatori, lavoratori e città sul piano regolatore del porto! Ma è ridicolo pensare che vengano fatti degli studi in materia sino a che non si concordano le premesse! Di qui l’importanza del protocollo che stiamo per presentare: una concreta maniera di intendere il territorio, visto che giustamente si chiedono lo sbocco sulle autostrade del mare, i rapporti con lo scolmatore per i collegamenti con le aree industriali di Pontedera e con il canale dei Navicelli per quelle di Pisa".

Quindi un discorso che si non si riferisce soltanto al porto…
"Certo che no: il problema della mobilità per chi va, ad esempio, a lavorare a Pontedera non può essere più inteso come un problema di ATL! Basti pensare a quello che ha significato la chiusura di CMF, e al conseguente spostamento di una massa di lavoratori in quel comparto: beh, ora ci manca la sistemazione di solo due lavoratori, di un migliaio circa che erano, e poi potremo dare i risultati dell’intera operazione, gestita con questi criteri di superamento dei tradizionali confini territoriali".

A proposito di ATL: cosa capita alle aziende partecipate?
"Beh, dovendo rivendicare il conseguimento in questo primo anno di alcuni importanti risultati, dopo quello della raggiungibilità del palazzo, aperto realmente a tutti perché tutti possano avere delle precise risposte ai propri quesiti, e quello di aver messo a valore tutta una serie di questioni per fare in modo che le risorse di cui disponiamo diventassero elementi che non siano solo dell’organizzazione, in modo che l’organizzazione comunale sia in grado di produrre un effetto di fondo, c’è proprio il discorso sulle aziende partecipate. In ASA è in atto una violenta ristrutturazione al punto che oramai siamo al bilancio in pareggio. In AAMPS abbiamo ricostruito un capitale sociale, oramai deperito quasi per un terzo, ed un sistema di relazioni fra comune e azienda che ci ha portato ad un contratto di servizio, quello che nel passato era motivo di contenzioso e che quest’anno invece arriva de claro: certo abbiamo dato più soldi ma finalizzandoli alla pulizia della città e all’imprenditorializzazione dell’azienda, pensando ad un nuovo management, che, tra l’altro, è basato sulla valorizzazione dei giovani, guidati dal dottor Chimenti, uomo di grande esperienza. Così abbiamo potuto interrompere un rapporto di privatizzazione che ci stava sembrando non risolvere il problema della pulizia della città. Per ATL infine, i problemi sono ancora tanti, ma finalmente abbiamo reperito gli otto milioni necessari per il trasferimento del deposito. Ma non basta: a giorni daremo comunicazione di due importanti progetti che ci vengono finanziati dalla Comunità Europea relativi all’ottimizzazione del servizio. Vorrei aggiungere due parole sulla SPIL alla quale abbiamo riconsegnato il suo ruolo, quello per cui è nata, che non è quello di amministrare beni, ma di comprare e di gestire in favore dei privati gli elementi della infrastrutturazione".

Quindi torniamo al concetto di un nuovo disegno della città?
"Esattamente".

Eppure io ho una sensazione che questo disegno sfugga non soltanto ai livornesi, ma, ed il fatto è ben più grave, ai componenti della sua squadra: dirigenti, ma anche impiegati e lavoratori. È quello che succede in tutte le aziende se non si cura la comunicazione interna e se non si organizzano di continuo corsi di formazione che, oltre all’obiettivo di migliorare la professionalità, hanno proprio lo scopo di creare un’intesa fra le varie componenti. Creando, soprattutto, un comune patrimonio culturale che permetta ai lavoratori di condividere le scelte strategiche della propria azienda. Altrimenti, il loro contributo rischia, per definizione, di non essere il migliore.
"Beh, può anche essere vero, d’altra parte sempre si può migliorare. Ma io devo anche tener conto della delicatezza di certe questioni e del fatto che non mi piace fare promesse se non ho la certezza di poterle mantenere".

Torna l’atteggiamento dell’anatomo patologo!
"Diciamo così! Ma, tanto per fare un esempio, prendiamo l’Acquario. Pochi giorni fa ho fatto trapelare delle indiscrezioni, perché mi sono reso conto che in città si pensava che della questione ce ne fossimo dimenticati. Non è così, anche se stiamo valutando ancora le procedure, nel senso che abbiamo bisogno di comprendere bene il passaggio dal primo finanziamento europeo e quello per l’ultimazione dell’opera e soprattutto della sua gestione. Ma, ci siamo già seduti intorno ad un tavolo alcune volte, e posso affermare di essere a un buon punto della trattativa, per trovare un’intesa con chi ha mostrato l’interesse ad investire due, forse tre milioni di euro, e che è un gruppo che già ne gestisce molti in tutta Europa. La verità è che noi dobbiamo operare con una nuova impostazione, certamente più oscura della precedente, in cui giustamente, per rompere un grigiore, questa città ha vissuto una stagione in cui venivano lanciate delle idee: ora queste idee le dobbiamo concretizzare!

Quindi un problema non tanto di idee ma di capacità di dare un corpo a quelle già avute?
"
Diciamo così, anche se è logico che di fantasia è necessaria averne anche per questa fase. Che è meno esaltante ed appariscente perché è fatta soprattutto di tanto lavoro".

Come quello che vi ha permesso di anticipare, rispetto alla consuetudine, il bilancio.
"Esatto, ed è un risultato di cui la mia giunta può andare fiera: avere ridotto a soli tre mesi la gestione provvisoria vuol dire dare certezza degli obiettivi da raggiungere. E l’abbiamo fatto senza utilizzare una tantum, e senza ricorrere alla quota totale degli oneri di urbanizzazione che la legge ci consentiva. Il risultato è un bilancio vero, in cui la spesa corrente corrisponde ai bisogni dell’ente, mettendo più investimenti sul sociale".

A proposito: si è parlato di qualche progresso nel problema degli asili nido.
"Sì, per la prima volta dopo dieci anni, abbiamo ampliato i posti degli asili nido, spinoso problema della città: sono solamente venticinque in più, ma è un segnale. Ed è stato ottenuto, insieme a Carla Roncaglia, con un’operazione nuova: alle aziende che ci vengono a chiedere di aprire o di ampliare un nido, noi diciamo di sì, ma alla condizione che ci vengano dati dei posti in più. Lo so che qualcuno dice che dovrebbe essere tutto pubblico, ma se ci mancano le risorse dobbiamo inventare qualcosa! E sottolineo che questi venticinque posti in più, che si sommano a quelli creati dai privati, rappresentano circa centomila euro in più di investimenti da utilizzare in altre spese!"

Per concludere: cosa mi dice sul piano del traffico? Molti hanno trovato strano che lei si sia tenuto per quasi un anno la delega per poi passare mano senza aver compiuto un atto…
"Non è così: ora abbiamo un piano dei parcheggi, quello di cui si parlava dal ’94, legandoci alla legge Tognoli, e che, dopo infinite discussioni, siamo arrivati alla conclusione che quella legge non ci dava la soluzione adatta. Noi abbiamo fame di posti auto, e ci muoviamo dovendo stare attenti a mille aspetti, Però si tratta di individuare delle priorità, e la soluzione di un parcheggio nell’area del cinema Odeon è vitale. Ci si dice che così non tuteliamo i cinema? Beh, non è il nostro compito che è quello di tutelare la cultura, e non attività private. E sul piano degli investimenti nel settore cultura basterebbero la riapertura del Goldoni, l’attività di villa Mimbelli o quella del sistema bibliotecario a dimostrare la nostra attenzione al riguardo".

È un discorso lungo, e, d’altra parte, l’incontro con lei, è il primo di una serie che il nostro giornale dedicherà già dal prossimo mese a tutti i componenti della giunta. Che lei vuole concludere con quali parole?
"Io m’aspetto che, non solo questo primo anno sia stato difficile per vedere dei risultati, ma che lo sia anche il prossimo, proprio perché stiamo cercando di impostare un metodo che possa nel futuro dare importanti risultati. Ma ho fiducia di essere sulla buona strada".


Last modified 03-08-2005 11:05 expired