
«La situazione del commercio a Livorno? Una tragedia»
Intervista al direttore di Confcommercio, Daniele Pracchia
di Francesco Caprina
Una città che non va. Daniele Pracchia, direttore di Confcommercio, tuona non solo contro un’aministrazione comunale che accusa di “immobilismo”, una città abbandonata al degrado, ma anche contro una politica di Governo che sta minando la piccola impresa.
Qualcuno aveva detto: “Non toccheremo l’Irpef”. Alla luce della nuova proposta di Finanziaria, quali credete che saranno le ripercussioni, a livello economico, sulla categoria che rappresentate?
«La politica che è alla base di questo Governo fa rima con classismo e piccole vendette personali. Le ripercussioni sicuramente saranno notevoli perché questa è una Finanziaria che mira principalmente alla demonizzazione dei redditi che vengono dal lavoro autonomo, e punta tutto sulla mitizzazione della caccia all’evasione fiscale. Non lo vedo un grande obiettivo. Mi spiego: sono d’accordo che lo Stato miri a combattere l’evasione e a ridurla, ma non attraverso una serie di misure fortemente penalizzanti per tutta la categoria, alle quali si aggiungono altre che sono veri e propri “scippi” di stato come quello del Tfr. Trovo tutto ciò inaccettabile e ingiusto per le categorie che rappresentiamo come Confcommercio. Le modifiche sul Tfr, ad esempio, costringeranno le imprese a ricorrere al credito bancario ed a limitare le assunzioni con relativo incremento del lavoro nero e generazione di un’economia stagnante. Secondo noi, in definitiva, il recupero delle risorse sarà fatto attraverso modeste politiche di tagli alle spese e consistenti politiche di aumento della pressione fiscale. Conseguenti saranno le ripercussioni a livello amministrativo regionale e comunale, che andranno ad infierire su un organismo già fortemente debilitato da anni di crisi dei consumi e di crescita dei costi di gestione delle aziende, sui quali nell’ultimo anno è andata a gravare la Tia, con le conseguenze che tutti conosciamo. Quello che d’altra parte vediamo, nella nostra città, è il totale immobilismo».
A questo proposito parliamo di amministrazione comunale, il cui mandato è giunto al cosiddetto “giro di boa”. Cosa è stato fatto, in concreto, per incentivare l’economia cittadina ed il turismo?
«L’attuale amministrazione comunale è stata impegnata, per tutto questo tempo, nel cercare di chiudere le perdite lasciate in eredità da chi l’ha preceduta. Tra le molte promesse fatte c’è quella del piano del traffico: l’esempio più lampante è l’ennesimo annuncio scoop riguardante la riapertura di piazza Cavour, argomento per cui ad oggi si è riscontrato un nulla di fatto. Per quanto riguarda il commercio la situazione è a dir poco tragica, ed il centro della città si trova a vivere in una condizione di notevole degrado. A questo proposito, abbiamo recentemente presentato al Comune un dossier sullo stato di degrado di via Grande, insieme a una richiesta di interventi per la sua riqualificazione».
Colpa anche dei commercianti?
«Nel caso di via Grande direi poca. Anzi, sono proprio loro a tenere puliti gli spazi antistanti i negozi. Purtroppo ci sono problemi che derivano da una poca chiarezza nelle responsabilità di gestione e manutenzione dell’area. Abbiamo pertanto riportato alla luce l’esistenza di alcune convenzioni che il Comune stabilì con i commercianti, rispettivamente nel ’51, nel ’54 e nel ’63: esse prevedevano che l’amministrazione si occupasse di garantire l’illuminazione e la pulizia dei portici. Fatto sta che Livorno ha dei patrimoni in mano che stanno andando distrutti a causa di una politica di immobilismo».
Le faccio una domanda alla quale so già che non mi risponderà. L’attuale assessore al turismo ed economia, Piero Santini, è stato direttore di Confcommercio. Ricordo che al tempo tuonò ripetutamente contro l’amministrazione Lamberti, sottolineando problemi riguardanti il commercio a Livorno, che ad oggi sembrano essere proprio gli stessi che rivendica lei, quali il piano del traffico e la rivalutazione del centro cittadino. Cosa si sente di dire in proposito? E’ sbagliato affermare che una volta “al di là della barricata”, gli appetiti sembrano essere venuti meno?
(ride). «Per quanto riguarda l'attività dell'assessore Santini, un giudizio lo potremo esprimere solo alla fine del mandato. D'altra parte le scelte personali non si discutono, considerando la difficile eredità che si è trovato a gestire».
Sono problemi che la Cina può aiutarci a risolvere?
«In Cina dovrebbero andarci solo coloro che hanno veramente qualcosa da proporre e sviluppare. Penso, a questo proposito, al Porto ed al settore della logistica. Lo trovo meno utile per gli enti locali dal punto di vista strettamente produttivo».
Ma insomma, tutta colpa dell’amministrazione?
«Assolutamente no, buona parte di colpa è anche dei livornesi, completamente disamorati della loro città. Le faccio l’esempio del Palio marinaro: 20 anni fa era un motivo di vanto, oggi una manifestazione di spessore marginale. Quello che vedo, in generale, è la poca professionalità e la poca voglia di investire sul futuro e sulla città stessa».
Con la nascita di Ipercoop, anche Livorno ha avviato un processo di trasformazione rispetto al modello tradizionale delle città italiane, creando per il piccolo commercio un settore più marginale e specializzato. Ciò rappresenta un vantaggio per l’economia livornese?
«Ipercoop è una realtà commerciale che a Livorno fa sentire il suo peso. Secondo me poteva essere, in un altro contesto, una risorsa di maggior vantaggio per il territorio, laddove fosse riuscita a rivolgersi verso l’esterno della città, mentre la maggior parte dei clienti dell’Ipercoop è fatta di livornesi. Questo comporta una ricaduta negativa nei confronti dei commercianti del centro».
A questo proposito, so che la vostra sede sarà trasferita, a breve, nel complesso dell’ex mangimificio in via Grotta delle Fate ad Ardenza, i cui lavori di ristrutturazione sono pressoché ultimati. Insieme a voi, un gruppo di commercianti cittadini ha creato un consorzio di professionisti del commercio.
«Quella di Ardenza è un’iniziativa, dal punto di vista commerciale, nuova rispetto a quello che è il trend attuale, fatto di grandi strutture a cui si uniscono gallerie di negozi. L’idea, nata da un gruppo di operatori del centro cittadino, è quella di creare una realtà commerciale in una zona accessibile, che punti sulla consulenza al cliente, abbinata ad una qualità del prodotto superiore alla norma, cosa che nei grandi ipermercati non è possibile. Tutti gli operatori hanno già un’attività esistente, si tratta di imprenditori esperti che hanno intrapreso questo percorso guardando avanti e cercando uno sviluppo. Anche il trasferimento della nostra sede, la cui parte operativa avverrà nel periodo natalizio, rientra in quest’ottica di dislocazione. Qui in corso Mazzini i nostri associati hanno difficoltà di accesso, a causa delle limitazioni al traffico o per gli orari dei parcheggi. Una collocazione più periferica permetterà una maggiore facilità di accesso. L’inaugurazione ufficiale della nuova sede di Confcommercio avverrà all’incirca in primavera».
Una città che non va. Daniele Pracchia, direttore di Confcommercio, tuona non solo contro un’aministrazione comunale che accusa di “immobilismo”, una città abbandonata al degrado, ma anche contro una politica di Governo che sta minando la piccola impresa.
Qualcuno aveva detto: “Non toccheremo l’Irpef”. Alla luce della nuova proposta di Finanziaria, quali credete che saranno le ripercussioni, a livello economico, sulla categoria che rappresentate?
«La politica che è alla base di questo Governo fa rima con classismo e piccole vendette personali. Le ripercussioni sicuramente saranno notevoli perché questa è una Finanziaria che mira principalmente alla demonizzazione dei redditi che vengono dal lavoro autonomo, e punta tutto sulla mitizzazione della caccia all’evasione fiscale. Non lo vedo un grande obiettivo. Mi spiego: sono d’accordo che lo Stato miri a combattere l’evasione e a ridurla, ma non attraverso una serie di misure fortemente penalizzanti per tutta la categoria, alle quali si aggiungono altre che sono veri e propri “scippi” di stato come quello del Tfr. Trovo tutto ciò inaccettabile e ingiusto per le categorie che rappresentiamo come Confcommercio. Le modifiche sul Tfr, ad esempio, costringeranno le imprese a ricorrere al credito bancario ed a limitare le assunzioni con relativo incremento del lavoro nero e generazione di un’economia stagnante. Secondo noi, in definitiva, il recupero delle risorse sarà fatto attraverso modeste politiche di tagli alle spese e consistenti politiche di aumento della pressione fiscale. Conseguenti saranno le ripercussioni a livello amministrativo regionale e comunale, che andranno ad infierire su un organismo già fortemente debilitato da anni di crisi dei consumi e di crescita dei costi di gestione delle aziende, sui quali nell’ultimo anno è andata a gravare la Tia, con le conseguenze che tutti conosciamo. Quello che d’altra parte vediamo, nella nostra città, è il totale immobilismo».
A questo proposito parliamo di amministrazione comunale, il cui mandato è giunto al cosiddetto “giro di boa”. Cosa è stato fatto, in concreto, per incentivare l’economia cittadina ed il turismo?
«L’attuale amministrazione comunale è stata impegnata, per tutto questo tempo, nel cercare di chiudere le perdite lasciate in eredità da chi l’ha preceduta. Tra le molte promesse fatte c’è quella del piano del traffico: l’esempio più lampante è l’ennesimo annuncio scoop riguardante la riapertura di piazza Cavour, argomento per cui ad oggi si è riscontrato un nulla di fatto. Per quanto riguarda il commercio la situazione è a dir poco tragica, ed il centro della città si trova a vivere in una condizione di notevole degrado. A questo proposito, abbiamo recentemente presentato al Comune un dossier sullo stato di degrado di via Grande, insieme a una richiesta di interventi per la sua riqualificazione».
Colpa anche dei commercianti?
«Nel caso di via Grande direi poca. Anzi, sono proprio loro a tenere puliti gli spazi antistanti i negozi. Purtroppo ci sono problemi che derivano da una poca chiarezza nelle responsabilità di gestione e manutenzione dell’area. Abbiamo pertanto riportato alla luce l’esistenza di alcune convenzioni che il Comune stabilì con i commercianti, rispettivamente nel ’51, nel ’54 e nel ’63: esse prevedevano che l’amministrazione si occupasse di garantire l’illuminazione e la pulizia dei portici. Fatto sta che Livorno ha dei patrimoni in mano che stanno andando distrutti a causa di una politica di immobilismo».
Le faccio una domanda alla quale so già che non mi risponderà. L’attuale assessore al turismo ed economia, Piero Santini, è stato direttore di Confcommercio. Ricordo che al tempo tuonò ripetutamente contro l’amministrazione Lamberti, sottolineando problemi riguardanti il commercio a Livorno, che ad oggi sembrano essere proprio gli stessi che rivendica lei, quali il piano del traffico e la rivalutazione del centro cittadino. Cosa si sente di dire in proposito? E’ sbagliato affermare che una volta “al di là della barricata”, gli appetiti sembrano essere venuti meno?
(ride). «Per quanto riguarda l'attività dell'assessore Santini, un giudizio lo potremo esprimere solo alla fine del mandato. D'altra parte le scelte personali non si discutono, considerando la difficile eredità che si è trovato a gestire».
Sono problemi che la Cina può aiutarci a risolvere?
«In Cina dovrebbero andarci solo coloro che hanno veramente qualcosa da proporre e sviluppare. Penso, a questo proposito, al Porto ed al settore della logistica. Lo trovo meno utile per gli enti locali dal punto di vista strettamente produttivo».
Ma insomma, tutta colpa dell’amministrazione?
«Assolutamente no, buona parte di colpa è anche dei livornesi, completamente disamorati della loro città. Le faccio l’esempio del Palio marinaro: 20 anni fa era un motivo di vanto, oggi una manifestazione di spessore marginale. Quello che vedo, in generale, è la poca professionalità e la poca voglia di investire sul futuro e sulla città stessa».
Con la nascita di Ipercoop, anche Livorno ha avviato un processo di trasformazione rispetto al modello tradizionale delle città italiane, creando per il piccolo commercio un settore più marginale e specializzato. Ciò rappresenta un vantaggio per l’economia livornese?
«Ipercoop è una realtà commerciale che a Livorno fa sentire il suo peso. Secondo me poteva essere, in un altro contesto, una risorsa di maggior vantaggio per il territorio, laddove fosse riuscita a rivolgersi verso l’esterno della città, mentre la maggior parte dei clienti dell’Ipercoop è fatta di livornesi. Questo comporta una ricaduta negativa nei confronti dei commercianti del centro».
A questo proposito, so che la vostra sede sarà trasferita, a breve, nel complesso dell’ex mangimificio in via Grotta delle Fate ad Ardenza, i cui lavori di ristrutturazione sono pressoché ultimati. Insieme a voi, un gruppo di commercianti cittadini ha creato un consorzio di professionisti del commercio.
«Quella di Ardenza è un’iniziativa, dal punto di vista commerciale, nuova rispetto a quello che è il trend attuale, fatto di grandi strutture a cui si uniscono gallerie di negozi. L’idea, nata da un gruppo di operatori del centro cittadino, è quella di creare una realtà commerciale in una zona accessibile, che punti sulla consulenza al cliente, abbinata ad una qualità del prodotto superiore alla norma, cosa che nei grandi ipermercati non è possibile. Tutti gli operatori hanno già un’attività esistente, si tratta di imprenditori esperti che hanno intrapreso questo percorso guardando avanti e cercando uno sviluppo. Anche il trasferimento della nostra sede, la cui parte operativa avverrà nel periodo natalizio, rientra in quest’ottica di dislocazione. Qui in corso Mazzini i nostri associati hanno difficoltà di accesso, a causa delle limitazioni al traffico o per gli orari dei parcheggi. Una collocazione più periferica permetterà una maggiore facilità di accesso. L’inaugurazione ufficiale della nuova sede di Confcommercio avverrà all’incirca in primavera».
Last modified
20-11-2006 10:41
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