
Un tecnico nella giunta comunale
Incontro con Piero Santini
Piero Santini, attuale assessore al Turismo, Commercio e Artigianato, non è un politico: addirittura è un tecnico, come si ha l’abitudine di definire chi entra in una amministrazione per le sue competenze in un determinato settore, e Santini, come è noto, è stato per tanti anni ai vertici dell’organizzazione di categoria dei commercianti: a livello locale, regionale e nazionale. La conseguenza è una legittima curiosità per l’impatto con la macchina comunale: un imprenditore è per definizione un decisionista, quindi…
Quindi, non è facile abituarsi ai tempi ed ai percorsi della pubblica amministrazione. Un esempio, banalissimo: da alcuni mesi sto cercando di far cancellare delle scritte che deturpano il gazebo della terrazza Mascagni, e non ci riesco. Tanto da aver accarezzato l’idea di munirmi di pennello e vernice e di farlo io stesso!
Una provocazione interessante…
Sì, ma forse al punto che poi la pagherei cara!
Rimane il fatto che lei della mancata rimozione di quella deturpazione ne ha responsabilità oggettiva!
Indubbiamente.
E quindi si ripropone una questione che ho sollevato recentemente con il sindaco: l’impellente necessità di rendere compatta l’azienda pubblica, nel senso che i vertici, politici, devono trovare una compattezza con tutti coloro che lavorano all’interno del comune, perché quando io parlo con un impiegato del suo ufficio, fosse anche allo sportello, sto parlando con lei!
Ne sono perfettamente consapevole. Ma addirittura io considero uno dei miei compiti fondamentali riuscire a sensibilizzare i miei colleghi di giunta sui reali problemi. Per esempio, nel campo del commercio continuano ad esserci nell’immaginario collettivo dei miei colleghi delle idee distorte! E la mancanza di reale comprensione dei problemi. Un esempio? Quando si parla di piano del traffico, non ci si rende sufficientemente conto del problema del carico e dello scarico delle merci che è fondamentale per un esercizio commerciale, quanto quello della viabilità di auto e motorini, e con delle conseguenze economiche importanti. Non ci si rende conto di quante tonnellate di merce arriva ai negozianti di Livorno ogni giorno, di quanto tempo comportano, e quindi costano, le consegne. E che un quarto di bue ora non si può, ad esempio, più portare a spalla perché l’Asl non lo permette e che quindi il mezzo deve arrivare davanti al macellaio? Quindi che il piano del traffico non può non prevedere una logistica per il settore.
Il che vuol dire che si sente ancora il rappresentante della sua categoria?
Per niente. D’altra parte mi considero fondamentalmente un idealista, tanto che l’unico motivo per cui mi trovo a ricoprire questo incarico è nell’astuzia dell’unica domanda che mi ha fatto il sindaco nel propormelo: vuoi fare del bene per la tua città? Beh, mi ha messo in crisi, con una proposta che mi era arrivata come un fulmine a ciel sereno. Non ho saputo dire di no a quest’ipotesi ambiziosa, anche se si trattava di lasciare incarichi molto gratificanti, e con l’opportunità di viaggiare per il mondo comodamente… Ma quella domanda mi ha tentato, anche perché mi piacciono le sfide! Così ora cerco solamente di portare il contributo della mia esperienza, nel tentativo di trovare soluzioni intelligenti. E per farlo spesso bisogna affrontare i problemi a monte. Anche fra i commercianti, categoria dove spesso c’è dell’improvvisazione: in mancanza di lavoro, si mette su un’attività, rimettendoci magari la liquidazione ottenuta dopo trent’anni di lavoro come dipendenti…
Un mestiere difficile, dove spesso si dimentica che il buon commerciante deve soprattutto saper comprare, poi saper vendere…
Esattamente. Ma è un problema di cultura, anche dei consumatori! Ma quello è un discorso fuori dalla mie competenze. Io come mi posso muovere? Per esempio mi sto spendendo in riunioni su riunioni, per parlare con i miei colleghi di giunta, con i miei collaboratori: per ascoltarli, e per confrontarci sui singoli temi.
In una realtà che è in continua evoluzione, come dimostra il problema della grande distribuzione!
E’ vero è un problema, di cui si deve prendere atto, trovando delle risposte che non possono non tener conto dell’inevitabilità di certi processi.
E quindi, sbaglio o l’unica soluzione è quella di un’altra professionalità del commerciante che porti a una fidelizzazione del cliente?
Quella è fondamentale, ma è anche importante, e qui diventa nevralgico il ruolo dell’amministrazione, capire quanto sia delicata la materia. Un esempio che posso fare sulla mia pelle? Quando hanno introdotto il divieto di transito in corso Amedeo io ho dovuto chiudere il negozio! Il che significa da una parte che non è più possibile vivere su rendite di posizione, ma anche che un provvedimento amministrativo può violentare una realtà!
Quindi, se vogliamo parlare di fatti concreti lei come intende muoversi nei prossimi anni?
Premesso che la situazione è oggettivamente difficile, perché, per quanto riguarda il commercio, c’è un vistoso calo dei consumi. E le assicuro che in altre realtà la situazione è anche peggiore, perché vivevano in una situazione ben più brillante della nostra. Prenda il caso del triveneto, zona che ho frequentato per lavoro per oltre dieci anni: a parte il fatto che lì l’impatto con il problema della grande distribuzione era avvenuto già allora, e che quindi il dettagliante già da allora aveva dovuto affilare le proprie armi per contrastarla, ma fondamentalmente c’era una ricchezza di prodotto interno lordo, e quindi di redditi, che aveva permesso situazioni commerciali a Livorno impensabili. Comunque, per tornare alla sua domanda, come ho detto prima intendo fondamentale da parte mia trasmettere all’apparato, anche quello politico, quali sono i reali problemi del commercio e dell’artigianato.
E per quanto riguarda il turismo, che è argomento che forse richiederà un secondo incontro espressamente dedicato a quello?
È logico, perché l’argomento è complesso. Però, a flash, le voglio dire che, a mio giudizio, si tratta di vedere le cose con maggior realismo, con concretezza. Le risorse che abbiamo sono irrisorie: 0,57% del bilancio del comune, a fronte di un 4,10% per la cultura o di un 2,17% per lo sport. Noi, per di più non siamo una città turistica, e la Livorno della fine ottocento era un’altra città in un altro contesto generale. Però qualcosa si può fare: cominciando dal costruire un senso dell’accoglienza negli operatori del settore, e di inventare tante piccole azioni che possano far confluire a Livorno dei forestieri. Beh, ci stiamo riuscendo, e me lo conferma il dott. Vignoli, presidente degli albergatori, quando mi dice che per la prima volta dopo cinque anni c’è un incremento di presenze, che si diffonde sull’arco dell’anno. E questo è il problema, perché il Trofeo Accademia potrebbe richiedere tantissimi posti letto in più che però rimarrebbero invenduti finito l’evento. Allora, si tratta di mettere in moto piccoli fatti, che non sono clamorosi, perché sono piccoli numeri ma che se verranno moltiplicati mese dopo mese daranno risultati. Un esempio: l’ospitalità della nazionale russa di basket sulla quale abbiamo lavorato ha rappresentato trenta persone per trenta giorni in città. Cioè 900 presenze! Così il mercatino internazionale fatto sul porto: altre 900 presenze in quattro giorni. Ecco questa è la strada che dobbiamo seguire!
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03-11-2005 12:00
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