
"Livorno deve essere la porta a mare della Toscana"
Importante portare a Roma
le esigenze labroniche
radizionalmente il nostro giornale è aperto a tutte le forze politiche che vogliono esprimere la loro opinione liberamente. In tempi elettorali le cose rimangono nello stesso modo. Abbiamo intervistato il candidato dei DS, Marco Filippi, perché i Democratici di Sinistra, consapevoli della nostra linea editoriale, hanno chiesto di poter colloquiare con noi, senza nessun corrispettivo economico. Nessun’altra forza politica ce l’ha chiesto, altrimenti avremmo concesso lo stesso spazio.
La presentazione di chi è in lista per Senato e Parlamento è diventata, con le nuove regole elettorali, decisamente diversa: la mancanza di competizione fra i candidati non ha soltanto l’effetto d’aver ridotto i manifesti in giro per le città ed i volantini nelle cassette delle poste, con buona pace dei tipografi, ma anche d’aver sfocato la loro esposizione a vantaggio dei leader: la presentazione dei rispettivi programmi è diventata affar solo loro. D’altra parte, eccezion fatta per i collegi in bilico fra i due poli, la candidatura è diventata una vera e propria investitura. Così i DS a Livorno hanno deciso per Marco Filippi: una scelta che ha sorpreso molti, soprattutto fra i non addetti ai lavori, che s’aspettavano o la conferma dei precedenti o la promozione di politici di lungo corso. Ma anche Filippi lo è: non come amministratore pubblico ad alto livello ma come chi ha scelto la politica come professione, trascorrendo più di una ventina dei suoi quarantadue anni ad occuparsene a tempo pieno. La conseguenza è che il personaggio è paziente, abituato come è alla tessitura delle interminabili riunioni di partito, e preparato, e cioè pronto su qualsiasi argomento a dare una risposta precisa e dettagliata. Un puntuale manuale del politicamente corretto per la sinistra. Tanto da lasciare magari il dubbio d’essere troppo teorico.
È stata fatta la miglior scelta possibile? Lei cosa ne dice?
«È domanda imbarazzante perché non sono io quello che può giudicare serenamente. Credo comunque che si sia sentita un’esigenza di rinnovamento, anche se nel solco di una continuità avviata proprio negli ultimi congressi: quindi la mia candidatura nasce per la precisa volontà di voler operare un ricambio generazionale. Aggiungerei che in un partito solido come è il nostro ci si può o, addirittura, ci si deve permettere strategie del genere».
D’altronde lei in questi anni ha fatto politica a tempo pieno. Tanto che sfugge al grande pubblico un ritratto di Marco Filippi come uomo. Per esempio, ammesso che le rimanga del tempo libero, come l’impiega?
«Mi piace fare sport: una volta praticavo l’atletica, ora, passati gli anni, gioco a tennis e ogni tanto vado in barca a vela».
Sulle derive?
«No, sulle barche d’altura, ma non ho mai partecipato a regate e, d’altronde, non ho un ruolo preciso, mi invitano, salgo in barca e dove mi mettono mi va bene, semplicemente amo l’andare per mare! E infatti pratico anche il wind surf… Avevo un’altra passione, il teatro, ma logicamente per quello il tempo non riesco più a trovarlo, se non come spettatore!».
Mentre prima?
«Ho fatto delle regie, e qualche volta anche l’attore: prevalentemente con un gruppo che insieme a Lamberto Giannini e a mio cugino Stefano avevamo costituito, si chiamava Mayor von Fritzius. Poi anche con gli attuali gestori del Teatro del Porto, Michelangelo Ricci e gli altri. Ora gli impegni, politici e familiari, mi assorbono completamente: ho una compagna, ed abbiamo avuto una bambina, che ora ha sei anni».
Ora sarà anche più impegnato: ma a lei personalmente non tremano i polsi all’idea di compiere un salto del genere?
«Un po’ sì!».
«Anche perché sta per affrontare un problema: abituato ad essere sulla scena locale un protagonista, lei sa che a Roma si arriva da semplici peones…
«Mi rendo conto del rischio, ma credo che ciò possa essere compensato con il lavoro, con l’applicazione, con l’attenzione ai rapporti. E poi parto avvantaggiato dal fatto che il mandato pieno che ho ricevuto localmente rappresenta una responsabilità, ma è contemporaneamente fonte di serenità sotto questo profilo».
Ecco, a proposito di mandato, mi viene da considerare che il compito di parlamentare possa essere interpretato fondamentalmente in due modi differenti: uno è quello di far leva sulle proprie specifiche competenze mettendole a disposizione di una commissione, l’altro è invece quello di sentirsi soprattutto investito del fatto di rappresentare un territorio. Lei come pensa di muoversi?
«Beh, l’attuale legge elettorale ha un po’ stravolto il concetto di legame tra il candidato ed il proprio collegio elettorale, ma è impensabile di non svolgere una funzione di raccordo tra l’area di provenienza e la politica nazionale. D’altra parte, una specializzazione nascerà a seconda della commissione di cui sarò chiamato a far parte e da lì deriverà la necessità di formarmi una precisa competenza in una determinata materia».
Sotto questo profilo, facendo riferimento a quello di cui lei si è occupato in questi anni, in quale settore preferirebbe dare il proprio contributo?
«Non ho particolari preferenze e, d’altronde, credo di potermi attribuire uno spirito di servizio che mi predispone a non fossilizzarmi su una specifica materia».
A questo proposito, con quel quid di malignità che il ruolo dell’intervistatore credo dovrebbe imporre sempre al giornalista, anche se la televisione ci ha abituato diversamente, lei nell’ultimo anno ha avuto nel Comune di Livorno la delega al traffico, ma non sembra che se ne vada lasciando una traccia…
«Diciamo piuttosto che non avrò la soddisfazione di vedere il risultato del lavoro svolto: un primo anni direttamente dal sindaco, ma ultimamente da me. Infatti è questione di poco e poi verrà presentato il nuovo piano del traffico che nasce da un complesso lavoro di analisi della città. In effetti la mia delega è stato quella alla mobilità, che è ben più di un discorso sul traffico, una delega rischiosa perché il rischio è quello che comunque si scontenti qualcuno, tanto che da troppo tempo l’amministrazione non ha effettivamente attuato, e in qualche caso ha contraddetto, il piano varato nel 2000. Abbiamo cercato di non farci schiacciare dalle questioni contingenti per concepire soluzioni a lungo termine, dotandoci di un vero e proprio ufficio di programmazione. E, proprio per questo, siamo andati alla ricerca di risorse comunitarie per superare anche i problemi di bilancio. Ed ora siamo vicini a presentare una soluzione che credo risolverà tanti degli attuali problemi».
A proposito di problemi, lei sarà fra poco il politico che rappresenterà la città a Roma e poco fa mi diceva della sua volontà di intendere farsi carico delle sue esigenze. Ebbene, a me sembra che in questo ruolo sia soprattutto delle problematiche legate al porto che Livorno ha bisogno di far sentire la propria voce. Cosa mi dice al riguardo?
«Sono assolutamente d’accordo: spesso sembra che ci sia dimenticati che il nostro è forse il porto che ha in Italia le maggiori possibilità d’espansione proprio per le sue caratteristiche morfologiche e perché in questo momento in cui il Mediterraneo sta riscoprendo una nuova centralità significativa della distribuzione dei traffici può avere uno sviluppo notevole. Non solo a vantaggio della città: siamo una piattaforma logistica naturale e questo può aumentare la competitività dell’Italia».
Un vero molo per l’Europa, direi…
«Certo, ma non è un molo sufficientemente attrezzato. Per tanti motivi, non ultimo i quasi tre anni di commissariamento, e non lo dico in senso polemico, ma semplicemente perché ciò si è tradotto in una mancanza di pieni poteri per chi lo ha guidato. Ebbene, nel programma di Prodi è detto a chiare lettere che i porti rappresentano un punto di priorità nello sviluppo del paese, e ciò significa l’intenzione di fare maggiormente sistema, che è parola di cui si abusa, ma che è l’unica per indicare la decisione di integrare realmente un porto con il territorio. Ebbene, in questo contesto Livorno deve essere la vera porta a mare della Toscana e del centro Italia in genere, ed a questa visione è mia intenzione dare tutto il mio contributo».
Quella di Filippi è una promessa a cui Livorno tiene molto perché è impensabile che l’economia della città possa avere un rilancio senza un nuovo impulso per il suo porto. E la speranza è quella che per lui il prestigioso ruolo che è chiamato a svolgere sia il primo capitolo di una percorso, e non, come spesso capita, il coronamento di una vita politica.
Last modified
05-04-2006 13:39
