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Quel durissimo, tragico mestiere del pescatore

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Cronaca e considerazioni dalla recente edizione della "Fiera" italo-araba in Sicilia- Il sociologo: se i giovani scappano dal mare la pesca non ha futuro- I problemi dell'assistenza previdenziale e dell'Ipsema
di Antonio Fulvi

Nessuno ormai lo mette in dubbio: la pesca professionale, nel sud e centro Italia ma anche per gli altri paesi del Mediterraneo, sta soffrendo di eccesso di prelievo e di mancanza di coordinamento tra i paesi rivieraschi. Lo sanno bene i viareggini, gli elbani e anche il sempre più ridotto nucleo degli armatori dei pescherecci livornesi- quasi tutti immigrati, in buona parte ponzesi- il cui grido di dolore non riesce a farsi strada a livello delle istituzioni locali e centrali.
Eppure qualcosa siembra finalmente muoversi, nel senso di una maggiore attenzione della politica ma anche di una nascente collaborazione anche tecnico-culturale tra i paesi mediterranei interessatyi alla pesca professionale. E nel momento in cui l'Unione Europea annuncia preoccupanti interventi di "regolamentazione dello sforzo" nel Mediterraneo -che fatalmente vincolerebbero i paesi membri ma lascerebbero gli altri liberi di continuare i prelievi più indiscriminati- parte dalla Sicilia sud-occidentale un messaggio di sviluppo responsabile cui sembrano intenzionati a dare un importante contributo anche le marinerie da pesca del Nord Africa. Un messaggio che ha visto la partecipazione -per ora come osservatori- anche dei pescherecci del Tirreno e con maggior decisione dell'Adriatico, in particolare delle Marche, supportati dalla loro Regione, visto che è stata an nunciata la recente costituzione del primo "distretto della pesca professionale" mai realizzato in Italia e basato ovviamente a Mazara, ma con l'intenzione di fare da modello anche per altre aree e altre regioni interessate al problema.
Occasione di una prima messa a punto del distretto e delle relative problematiche è stata la seconda edizione della biennale "Fiera della pesca Italo-Araba", che si è tenuta dal 16 al 18 giugno all'interno del porto-canale di Mazara, in un'area della Lega Navale concessa al mensile "L'Armatore" ,che ha organizzato il tutto. Ho partecipato all'incontro, ospite della "Fiera", come vicepresidente nazionale dell'Assonautica delle Camere di Commercio e come esperto di sicurezza marittima. Gli interventi alla parte politico-convegnistica della Fiera sono stati di alto livello. Tra i tanti personaggi, il presidente del neo-costituito "Distretto produttivo della pesca" dottor Giovanni Tumbiolo, il viceministro per lo sviluppo economico Sergio D'Antoni, il sottosegretario al ministero della solidarietà sociale Cecilia Donaggio, il presidente dell'istituto previdenziale e assicurativo della gente di mare (Ipsema) Antonio Parlato, il presidente del comitato di vigilanza dello stesso Ipsema, il toscano Giancarlo Fontanelli,  il direttore generale per l'internazionalizzazione del ministero delle attività produittibe Antonio Di Stasi, il dirigente dell'assessorato regionale all'industria Giuseppe Incardona. In più numerosi esperti della pesca e sociologi e gli specialisti del settore pesca dei tre sindacati confederali. Un momento di particolare impegno ha visto la partecipazione del presidente emerito della Repubblica di Malta professor Guido De Marco che ha riferito delle esperienze del suo paese nel settore, ma anche e specialmente del suo ultradecennale impegno in ambito internazionale mediterraneo, come ministro di Malta prima della presidenza e infine come presidente dell'assemblea generale dell'ONU, carica nella quale ha sempre spinto per il dialogo tra i popoli e la collaborazione economica e culturale tra le due sponde del Mare Nostrum.
Molti i temi trattati nei due giorni di dibattito, tenutosi tra l'altro nella incredibile cornice della ex chiesa di san Nicolò regale che si affaccia sul porto-canale e rappresenta uno dei più suggestivi monumenti alla sovrapposizione delle culture dominanti in Sicilia dall'epoca cartaginese a quella romana, quindi saracena, normanna e a seguire.
Per quanto riguarda la "Fiera", organizzata con ottimi risultati anche di partecipazione da Ciro Quindi e dal suo staff della rivista "L'Armatore", l'elemento più nuovo risdpetto alla prima edizione è stata la partecipazione in forze della Regione Marche che ha portato la propria esperienza e le aziende della pesca del Medio Adriatico, e il gemellaggio fatto dal Distretto della pesca di Mazara con il distretto del prosciutto di San Daniele, gemellaggio che ha avuto momenti di simpatico "test" del prodotto (prosciutti appositamente affettati in loco da un artistico specialista) nel corso della cena di gala di sabato 18 giugno, cui hanno partecipato anche le delegazioni straniere e che si è conclusa con uno spettacolo folcloristico di danze.
Per quanto riguarda gli stranieri, l'aiuto fornito dall'ICE e messo ben in evidenza dal presidente Tumiolo ha consentito di avere alla "Fiera" ben dodici delegazioni con oltre 40 operatori, in rappresentanza di tutto il nord-Africa (Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco) del Sud-Africa, della Grecia, della Turchia, di Malta, Cipro e della Croazia. Con prospettive di grande impegno anche su un aspetto collaterale alla pesca, quello del recupero dal fondo del mare di tanti relitti con i relativi tesori (Mazara custodisce in una mostra anche il celebre "Satiro danzante" di epoca ellenistica recuperato grazie alle reti del peschereccio mazarese Don Ciccio) tema sul quale la Soprintendenza di Palermo ha avviato proprio nell'ambito della "Fiera" proficui colloqui in particolare con la delegazione libica.
A tutto questo, bisogna aggiungere che la "Fiera" è servita ad approfondire sul piano sociologico e umano un argomento mai fino ad oggi trattato a fondo: cioè le implicazioni, spesso tragiche, del "mestiere" del pescatore.
Il tema è stato aperto dallo stesso presidente del Distretto Giovanni Tumbiolo, ma è diventato il leit motiv degli interventi dei massimi dirigenti dell'IPSEMA, il presidente Antonio Parlato e il presidente del comitato di vigilanza Giancarlo Fontanelli. Non sono mancati gli elementi di approfondimento anche polemici, come il j'accuse del rappresentante della Caritas don Francesco Fiorino che ha attaccato duramente il super-sfruttamento a livello disumano dei pescatori in Sicilia e in particolare dei marittimi magrebini, imbarcati spesso in nero sulla flotta locale senza quindi alcuna assistenza nè previdenza. Carne da naufragio- ha detto il sacerdote, che è figlio di pescatori- spesso destinati a lasciare giovani vedove e figli piccoli senza alcun aiuto e nella più totale povertà.
Su questo tema si è innestato il problema dello sviluppo o della sopravvivenza dell' IPSEMA, che da strumento poco più che volontario rischia di questi tempi- per quello che se n'è potuto capire- di essere cancellato per inserire gli iscritti nel calderone senza fondo dell'Inps. Un'ipotesi questa che a sentire i dirigenti dell'istituto ma anche i sindacalisti e lo stesso presidente del distretto Tumiolo sarebbe drammaticamente negativa.
Anche per questo, il Distretto della pesca ha ipotizzato una serie di iniziative comuni, che possono interessare anche le marinerie da pesca elbana e livornese, con l' IPSEMA. Si tratta di allargare la attuale copertura previdenziale, davvero minima, non solo ai pescatori ma in generale ai marittimi- altro importante target dell'istituto- ed alle loro famiglie. Secondo il presidente dell'istituto Antonio Parlato, va considerata in chiave negativa anche la ridotta iscrizione all'istituto degli equipaggi della grande nautica da diporto. Malgrado l'incremento esponenziale delle navi da diporto negli ultimi anni, abbondantemente registrato anche dall'Ucina, il loro numero tra quelle con i marittimi iscritti all'IPSEMA è fermo alle 70 unità del 2003, a conferma che non c'è alcuna sensibilità previdenziale- ha ribasdito Parlato- nel comparto.
Sugli aspetti più travagliati del mestiere di pescatore hanno parlato in tanti, a cominciare dal già citato don Fiorino fino all'onorevole Nicolò Cristaldi con una lunga e documentata relazione del sociologo Valter Zanin dell'università di Padova, che sta dedicando ai mestieri del mare importanti indagini.
Il succo del suo lavoro- che ha puntuali riscontri anche a Livorno, come più volte sottolineato dalla cooperativa dei pescherecci- è che i giovani, anche quelli che vengono dalle famiglie dei pescatori, rifiutano un mestiere che non ha orari, non ha pause, non ha grandi prospettive di guadagno, comporta campagne di pesca masacranti e si conclude troppo spesso- almeno nel canale di Sicilia: ma non solo- con un funerale antetempo. .
Dal presidente nazionale della Federpesca l'auspicio finale che l'IPSEMA possa svilupparsi ulteriormente e che le leggi italiane per la tutela del lavoratore arrivino a riconoscere gli ammortizzatori sociali anche nel comparto produttivo della pesca professionale. Un auspicio che tutti hanno condiviso, sia pure nella consapevolezza che non sarà facile da trasformare in realtà.
Infine un pò di folklore. La "Fiera" ha visto molto interessati gli arabi - la delegazione libica includeva anche uno stretto parente del colonnello Gheddafi- che hanno finito per fare buon viso anche al gemellaggio tra il pesce e il prosciutto San Daniele, malgrado i divieti della loro religione. Piacevole, anche se dovrà essere sviluppata, la parte culinaria, affidata a due cuochi locali di alta reputazione, dove sono appare tra i piatti prelibati an che le triglie alla livornese. Per la prossima edizione anzi, c'è già assicurata una partecipazione di pescatori toscani. Che saranno in compagnia di un peschereccio del livornese Vincenzo Catarsi, anche lui prenotato. E del resto a Mazara di livornese c'è anche altro: in particolare le quattro super-bettoline che gli armatori D'Alesio hanno ordinato al cantiere Giacalone e che, in av anzata costruzione sui loro scali, hanno fatto da sfondo alla "Fiera".



Last modified 18-07-2006 11:20 expired