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Lamberti: «Livorno debole a Roma»

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L'ex sindaco: «Dopo l'abbraccio avuto da Ciampi piango solo la perdita di rappresentatività della città».
di Antonio Fulvi

Subito dopo la nomina del governo, e dopo aver rispettato un signorile ma non certo distaccato silenzio sui 75 sottosegretari che Prodi & C. hanno gratificato, alla fine è sbottato. E l'intervista me l'ha concessa, sia pure con la clausola e l'avvertenza che il mondo corre e certe realtà sono in divenire con infinite possibilità di varianti. Insomma, Panta Rei, tutto trascorre, meno la vendetta di chi ha il sano principio di sedersi sulla riva del fiume in attesa che passino i cadaveri dei nemici. E' un'iperbole, ovviamente, che sto forzando al di la delle sue parole Ma il giudizio globale di Gianfranco Lamberti, già vicesindaco di Livorno e già candidato ufficiale al Parlamento, poi promosso (scrivemmo: Promoveatur ut abmoveatur e fummo facili profeti) a un sottosegretariato che non c'è, oggi riassume tutto.
Dottor Lamberti, torniamo al giorno dopo la nomina del governo: lei tra i sottosegretari non c'è, eppure aveva avuto una promessa formale...
"L'avevo detto nel dibattito che accompagnò la scelta per la candidatura livornese al parlamento: in ogni caso avremmo indebolito la rappresentatività di Livorno a Roma, cosa che è puntualmente avvenuta".
Parliamo un attimo di lei. Gli impegni, per esempio.
"Non erano da poco, ma formali e ufficializzati sia sel segretario regionale dei Ds, sia di quello provinciale, sia dei vertici romani, Fassino compreso che come sapete mi ha chiamato a Roma prima ancora del "niet" alla candidatura al Parlamento e il lancio di Marco Filippi. Ma visto che me lo chiede, pur nell'amarezza voglio dire che una soddisfazione almeno l'ho avuta. Pochi giorni prima del nuovo governo, quando il presidente Ciampi è  venuto a salutare la sua Livorno, ha avuto la bontà di abbracciarmi in pubblico e di dirmi: "Lei deve essere orgoglioso di quello che ha fatto per la città". Ecco, questo orgoglio, insieme alle parole del presidente, nessuno può levarmelo".
Insomma, malgrado la consacrazione di Ciampi, un tradimento in piena regola.
"Non é nella mia natura fare del vittimismo e comunque è bene che si sappia che per quanto mi riguarda la partita non è chiusa. Questa città a mio parere merita parecchio di più e dopo averci speso 25 anni della mia vita, non mi tirerò da parte proprio oggi. L'avevo già detto e mi conforta il fatto che sono stati in tanti a chiedermelo come impegno per la città e per il partito".
Lei ha parlato di un chiaro indebolimento di rappresentatività per Livorno nel nuovo governo e nel nuovo parlamento.
"Vediamo i fatti: per la prima volta nella storia, Livorno non ha un deputato. Per la prima volta al governo non c'è un livornese. Per la prima volta tra tanti sottosegretari toscani (cito Magnolfi, Modica, Marcucci e naturalmente Letta) non c'è un livornese. Abbiamo, è vero, un giovane senatore Ds, Marco Filippi e ne sono lieto. Ma non posso dimenticare che in passato abbiamo avuto ben di più. Ricordo solo  tra i Ds Annamaria Biricotti come vicepresidente della Commissione Trasporti, e naturalmente anche un ministro dell'Ambiente -sia pure di parte avversa- e importanti rappresentanze parlamentari. Oggi non c'è più praticamente nessuno, quando la Toscana ha ben quattro ministri, tre sottosegretari e un quarto sottosegretario alla presidenza del consiglio, un record assoluto".
Ho scritto di recente che più che "delambertizzare" Livorno si è "delivornesizzato" il Parlamento e il governo...
"Mettiamola così: invece di tutelare gli interessi della città a livello centrale, si è data l'impressione nella nostra compagine di privilegiare il timore che questo o quello potessero fare ombra. E il risultato si è visto. Siamo entrati in un cono d'ombra che non ha eguali tra le province della Regione. Se a questo si aggiunge che anche nello stesso parlamento della Toscana siamo ai minimi storici, con un solo assessore, peraltro nemmeno livornese,-dopo aver avuto un Vittorio Cioni capogruppo regionale dei Ds, un vicepresidente e rappresentatività di peso, non mi pare che il quadro sia roseo."
Però un ministro livornese, Fabio Mussi di Piombino, oggi c'è, pur se viene dalla provincia: Fabio Mussi.
"Per favore, non prendiamoci in giro. Mussi è una risorsa importante per i Ds ma è di Piombino, città che ha tutt'altra storia, tutt'altra problematica e tutt'altra valenza politica rispetto a Livorno. Sono due realtà distanti mille miglia, con due federazioni nemmeno sempre allineate, lontanissime da un'eventuale unificazione. Non voglio cavalcare prese di distanza tra il capoluogo Livorno e la provincia, ma la realtà da tutti avvertita è che Mussi non rappresenta Livorno né è stato scelto come livornese. La sua stessa carica, Università e ricerca, la dice lunga: sarà semmai più vicino a Pisa e Firenze, rispetto a una Livorno che l'università, anche una sola frazione purchè importante, non riesce ad averla".
Alla luce di quello che lei dice, c'è da temere la "delivornesizzazione" anche per la Port Authority. E' vero che il suo successore ha proposto ultimamente il genovese Gallanti per sbarrare la strada alla candidatura di Roberto Piccini?
"Non lo so e mi sembrerebbe davvero un assurdo. Dopo oltre due anni di commissariamento e una terna ufficializzata anche dalla Regione, che vi ha fatto più volte riferimento, darei per scontato la nomina di Piccini, cui non mancano certo le competenze".
Concludendo, lei ha fatto l'analisi di una situazione, che identifica una caduta de'importanza politica di Livorno a tutti i livelli. Perchè secondo lei?
"Forse perchè ci siamo dedicati, più che a far squadra e ad essere competitivi nell'interesse della città-  obiettivi tacciati come localistici e insomma, provinciali- a farci male tra di noi Ds".


Last modified 19-06-2006 09:16 expired