
La nuovaFinanziaria graverà sulle fasce più deboli?
Dopo le promesse della campagna elettorale la legge rischia di colpire i lavoratori
di Otello Chelli
In questo numero la nostra cronaca si sposta da Livorno al campo nazionale, perché riteniamo necessaria una riflessione sulla permanente ingiustizia che colpisce ormai cronicamente le fasce più deboli della società nazionale.
Abbiamo registrato una estate di fuoco, anche se discontinua, misto di caldo tropicale e di tempeste capaci di alluvioni e inondazioni distruttive, ma i nostrani ricchi, razza di speculatori e palazzinari, nessuno di essi ha più voglia di intraprendere l’avventura di dar vita ad un industria, preferendo la più sicura e redditizia speculazione edilizia supportata dalla tradizionale e pingue evasione fiscale, hanno comunque festeggiato alla grande quella che molti di loro hanno definito come l’”estate del loro scontento”. Infelici, ma sfacciatamente festaioli e della loro estate hanno riempito, more solito, i compiacenti rotocalchi che prosperano offrendo a casalinghe deluse da una esistenza difficile e a chi si carica la mente dell’abbondanza altrui, un’autentica messe di lusso sfacciato per la loro vita di riflesso. Il Briatore, che senza un soldo in tasca non vedrebbe una donna nemmeno con il cannocchiale, ha organizzato una protesta flop dei ricchi proprietari di maxi yacht contro la tassa d’approdo voluta dal governatore della Sardegna Soru che questi marpioni conosce assai bene in quanto è straricco anche lui. Pagine di ricevimenti lussuosi strapieni di nobili, di industriali, palazzinari e “furbetti”, personaggi dello sport e della televisione, circondati da uno stuolo di “nobildonne”, attricette e veline scollacciate, tra fiumi di champagne e quintali di caviale.
Matrimoni degni dei fasti di Versailles, quando regnava il “Re Sole” Luigi XIV: Una complessa visione degna di Sodoma e Gomorra, rispetto alla situazione grigia, zeppa di licenziamenti e sfratti, di anziani soli e disperati, di bambini uccisi, rapiti, abbandonati nei cassonetti e di migranti che affogano a centinaia nella tratta Tripoli/Lampedusa, seppellendo negli abissi i loro sogni di un lavoro che anche se sfruttato, avrebbe permesso, come ai nostri migranti nelle Americhe di fine Ottocento e primi anni del Novecento, o ai “terroni” che scalavano la penisola per andare in fabbrica a Torino, un lavoro e forse una esistenza di sacrifici, ma sempre meglio di quella disperante della loro terra. Senza parlare delle tragiche guerre nelle quali, seguendo la follia di un pazzo scatenato e omicida come George Dabliu Bush, ma indossando vesti da “salvatori”, anche noi bruciamo in paesi lontani, proiettili e bombe insieme a decine di miliardi di euro. Alle prime brune dell’autunno, eccoti l’ennesima stangata a rimettere in riga i poveri che vi sono rimasti pazientemente fino ad oggi. Berlusconi ci ha abituati a tutto, alla sfilza delle leggi protezioniste per se e per gli amici, al forsennato dissesto del paese, ad una demagogia che è stata capace di infinocchiare persino la classe operaia del Nord che lo ha votato, forse per aver letto troppi rotocalchi pieni delle sue imaginifiche imprese. Oggi abbiamo il governo dell’Unione, il governo della speranza che, purtroppo deve obbligatoriamente risanare l’economia nazionale. Facciamo pagare i ricchi, creiamo lavoro, rilanciamo la scuola, la sanità, i trasporti, investiamo nella ricerca e nei giovani. In campagna elettorale, infatti, ci siamo sorbiti un’autentica valanga di propositi esaltanti.
Non appena le prime brume dell’autunno si sono affacciate tra i muri della città e nelle campagne, eccoti la “finanziaria” da 30 miliardi di euro e indivinate qual è il perno sul quale il governo dell’Unione vuol farla girare? Sembra impossibile, ma è vero, sulla riforma delle pensioni. La vita, “purtroppo” si è allungata e… via, una valanga di proposte e controproposte che intendono, come al solito, colpire i lavoratori. Con quale livello di intelligenza Romano Prodi & C., il “rigorista” Fassino in testa, pensano sia possibile risanare il paese con le sue drmmatiche ingiustizie sociali, con una ripresa industriale che per i soliti esperti pare venire dal nulla, con un sistema fiscale vergognoso ai danni dei lavoratori e dei pensionati, con sprechi di denaro pubblico che vengono da lontano e vanno ancora più lontano? Ti fanno cascare le braccia e con loro i commissari europei come Almunia che sembrano feudatari impegnati a sfruttare e sfiancare la servitù della gleba piuttosto che ministri di un Europa dei cittadini. I nostri governanti, coloro che abbiamo issato in cima al vertice dello stato per spazzare via la politica berlusconiana, vedono come l’uomo di Arcore, il mondo alla rovescia. La linea che intendono sviluppare è quella che fa pagare ancora ai lavoratori e ai pensionati i “buchi” di un’amministrazione dello stato incapace e paralizzata su canoni classisti basati sulla salvezza del diritto dei ricchi di rimanere tali, anzi, di aumentare le loro ricchezze. I lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1,000 euro al mese sono il 46,4%, il 47,5% percepiscono salari da 1.000 a 1.500 euro, gli occupati nei settori del commercio e dei servizi in genere che guadagnano fino a 1.000 euro, sono il 67,5%, gli specialisti di elevata professionalità che guadagnano dai 1.000 ai 1.500 euro, rappresentano il 50,3% della loro categoria. Per non parlare dei precari e sono i nostri giovani, ai quali vanno salari che non superano i 500 euro mensili e in base alla legge 30 non possono godere di alcun diritto: ferie, malattia, versamenti previdenziali ridicoli. Il ministro Bersani potrà anche aver fatto bene a colpire i tassisti ed a pensare di intervenire pesantemente su altri “privilegi”, ma cosa importa al mondo che campa con 1.000 euro al mese di risparmiare 5 euro di taxi? La priorità del governo avrebbe dovuto essere la “questione sociale” che non è quella della ripresa dei consumi che calano quando la “coperta” si ritira lasciando al freddo i meno abbienti e si riversano dapprima su chi è già ricco quando la “coperta” ritorna ad allungarsi lentamente. Un lavoratore che guadagna 1.000 euro e deve farsi un analisi del sangue, ne paga oltre 40 di ticket, 36 per una ecografia e via di questo passo. Questa tipologia di spese va ampliata per tutti i servizi offerti ai cittadini ai quali resta sempre più arduo arrivare in fondo al mese. Lo stesso discorso vale per i pensionati, tra i quali coloro che sono costretti a campare con 1.000 euro risultano essere la netta minoranza. Il resto campa anche con meno, se i sacrifici e le privazioni possono definire “campare”, la loro esistenza.
Il governo Prodi doveva dimostrare un rigore di tipo nuovo, tassando i patrimoni, facendo pagare la rendita parassitaria, le ricchezze fondiarie e speculative in genere, alzare l’Irpef ai salari e alle pensioni faraoniche, sferrando un attacco decisivo all’evasione fiscale quale male permanente della nostra società. Invece il tormentone di questa “Finanziaria” si esalta quello delle pensioni, vale a dire colpire ancora la povertà che in questo paese ha ormai superato il livello di guardia.
Con questa logica, queste scelte, una politica da governo debole e incerto, questo paese non andrà molto lontano e le speranze dischiuse dalla vittoria risicata delle ultime elezioni, stanno già andando in frantumi e con esse la speranza che, finalmente, il nostro Paese potesse iniziare la sua marcia, non per compiere una rivoluzione classista che personalmente consideriamo ancora la necessità prioritaria della nostra società, ma perlomeno una politica che ci facesse allineare ai paesi più civili di questa Europa che rischia di rimanere ancora il feudo di pochi ricchi speculatori.
In questo numero la nostra cronaca si sposta da Livorno al campo nazionale, perché riteniamo necessaria una riflessione sulla permanente ingiustizia che colpisce ormai cronicamente le fasce più deboli della società nazionale.
Abbiamo registrato una estate di fuoco, anche se discontinua, misto di caldo tropicale e di tempeste capaci di alluvioni e inondazioni distruttive, ma i nostrani ricchi, razza di speculatori e palazzinari, nessuno di essi ha più voglia di intraprendere l’avventura di dar vita ad un industria, preferendo la più sicura e redditizia speculazione edilizia supportata dalla tradizionale e pingue evasione fiscale, hanno comunque festeggiato alla grande quella che molti di loro hanno definito come l’”estate del loro scontento”. Infelici, ma sfacciatamente festaioli e della loro estate hanno riempito, more solito, i compiacenti rotocalchi che prosperano offrendo a casalinghe deluse da una esistenza difficile e a chi si carica la mente dell’abbondanza altrui, un’autentica messe di lusso sfacciato per la loro vita di riflesso. Il Briatore, che senza un soldo in tasca non vedrebbe una donna nemmeno con il cannocchiale, ha organizzato una protesta flop dei ricchi proprietari di maxi yacht contro la tassa d’approdo voluta dal governatore della Sardegna Soru che questi marpioni conosce assai bene in quanto è straricco anche lui. Pagine di ricevimenti lussuosi strapieni di nobili, di industriali, palazzinari e “furbetti”, personaggi dello sport e della televisione, circondati da uno stuolo di “nobildonne”, attricette e veline scollacciate, tra fiumi di champagne e quintali di caviale.
Matrimoni degni dei fasti di Versailles, quando regnava il “Re Sole” Luigi XIV: Una complessa visione degna di Sodoma e Gomorra, rispetto alla situazione grigia, zeppa di licenziamenti e sfratti, di anziani soli e disperati, di bambini uccisi, rapiti, abbandonati nei cassonetti e di migranti che affogano a centinaia nella tratta Tripoli/Lampedusa, seppellendo negli abissi i loro sogni di un lavoro che anche se sfruttato, avrebbe permesso, come ai nostri migranti nelle Americhe di fine Ottocento e primi anni del Novecento, o ai “terroni” che scalavano la penisola per andare in fabbrica a Torino, un lavoro e forse una esistenza di sacrifici, ma sempre meglio di quella disperante della loro terra. Senza parlare delle tragiche guerre nelle quali, seguendo la follia di un pazzo scatenato e omicida come George Dabliu Bush, ma indossando vesti da “salvatori”, anche noi bruciamo in paesi lontani, proiettili e bombe insieme a decine di miliardi di euro. Alle prime brune dell’autunno, eccoti l’ennesima stangata a rimettere in riga i poveri che vi sono rimasti pazientemente fino ad oggi. Berlusconi ci ha abituati a tutto, alla sfilza delle leggi protezioniste per se e per gli amici, al forsennato dissesto del paese, ad una demagogia che è stata capace di infinocchiare persino la classe operaia del Nord che lo ha votato, forse per aver letto troppi rotocalchi pieni delle sue imaginifiche imprese. Oggi abbiamo il governo dell’Unione, il governo della speranza che, purtroppo deve obbligatoriamente risanare l’economia nazionale. Facciamo pagare i ricchi, creiamo lavoro, rilanciamo la scuola, la sanità, i trasporti, investiamo nella ricerca e nei giovani. In campagna elettorale, infatti, ci siamo sorbiti un’autentica valanga di propositi esaltanti.
Non appena le prime brume dell’autunno si sono affacciate tra i muri della città e nelle campagne, eccoti la “finanziaria” da 30 miliardi di euro e indivinate qual è il perno sul quale il governo dell’Unione vuol farla girare? Sembra impossibile, ma è vero, sulla riforma delle pensioni. La vita, “purtroppo” si è allungata e… via, una valanga di proposte e controproposte che intendono, come al solito, colpire i lavoratori. Con quale livello di intelligenza Romano Prodi & C., il “rigorista” Fassino in testa, pensano sia possibile risanare il paese con le sue drmmatiche ingiustizie sociali, con una ripresa industriale che per i soliti esperti pare venire dal nulla, con un sistema fiscale vergognoso ai danni dei lavoratori e dei pensionati, con sprechi di denaro pubblico che vengono da lontano e vanno ancora più lontano? Ti fanno cascare le braccia e con loro i commissari europei come Almunia che sembrano feudatari impegnati a sfruttare e sfiancare la servitù della gleba piuttosto che ministri di un Europa dei cittadini. I nostri governanti, coloro che abbiamo issato in cima al vertice dello stato per spazzare via la politica berlusconiana, vedono come l’uomo di Arcore, il mondo alla rovescia. La linea che intendono sviluppare è quella che fa pagare ancora ai lavoratori e ai pensionati i “buchi” di un’amministrazione dello stato incapace e paralizzata su canoni classisti basati sulla salvezza del diritto dei ricchi di rimanere tali, anzi, di aumentare le loro ricchezze. I lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1,000 euro al mese sono il 46,4%, il 47,5% percepiscono salari da 1.000 a 1.500 euro, gli occupati nei settori del commercio e dei servizi in genere che guadagnano fino a 1.000 euro, sono il 67,5%, gli specialisti di elevata professionalità che guadagnano dai 1.000 ai 1.500 euro, rappresentano il 50,3% della loro categoria. Per non parlare dei precari e sono i nostri giovani, ai quali vanno salari che non superano i 500 euro mensili e in base alla legge 30 non possono godere di alcun diritto: ferie, malattia, versamenti previdenziali ridicoli. Il ministro Bersani potrà anche aver fatto bene a colpire i tassisti ed a pensare di intervenire pesantemente su altri “privilegi”, ma cosa importa al mondo che campa con 1.000 euro al mese di risparmiare 5 euro di taxi? La priorità del governo avrebbe dovuto essere la “questione sociale” che non è quella della ripresa dei consumi che calano quando la “coperta” si ritira lasciando al freddo i meno abbienti e si riversano dapprima su chi è già ricco quando la “coperta” ritorna ad allungarsi lentamente. Un lavoratore che guadagna 1.000 euro e deve farsi un analisi del sangue, ne paga oltre 40 di ticket, 36 per una ecografia e via di questo passo. Questa tipologia di spese va ampliata per tutti i servizi offerti ai cittadini ai quali resta sempre più arduo arrivare in fondo al mese. Lo stesso discorso vale per i pensionati, tra i quali coloro che sono costretti a campare con 1.000 euro risultano essere la netta minoranza. Il resto campa anche con meno, se i sacrifici e le privazioni possono definire “campare”, la loro esistenza.
Il governo Prodi doveva dimostrare un rigore di tipo nuovo, tassando i patrimoni, facendo pagare la rendita parassitaria, le ricchezze fondiarie e speculative in genere, alzare l’Irpef ai salari e alle pensioni faraoniche, sferrando un attacco decisivo all’evasione fiscale quale male permanente della nostra società. Invece il tormentone di questa “Finanziaria” si esalta quello delle pensioni, vale a dire colpire ancora la povertà che in questo paese ha ormai superato il livello di guardia.
Con questa logica, queste scelte, una politica da governo debole e incerto, questo paese non andrà molto lontano e le speranze dischiuse dalla vittoria risicata delle ultime elezioni, stanno già andando in frantumi e con esse la speranza che, finalmente, il nostro Paese potesse iniziare la sua marcia, non per compiere una rivoluzione classista che personalmente consideriamo ancora la necessità prioritaria della nostra società, ma perlomeno una politica che ci facesse allineare ai paesi più civili di questa Europa che rischia di rimanere ancora il feudo di pochi ricchi speculatori.
Last modified
12-10-2006 15:05
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