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Roberto Piccini nominato presidente

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«Per prima cosa bisogna rimettere in moto l'Autorità»

di Antonio Fulvi

Diciamola tutta: nella storia dell'Autorità portuale di Livorno ne abbiamo viste tante, ma gli ultimi giorni del commissariamento record del nostro scalo hanno superato per suspence e anche dubbi interpretativi l'intero percorso. Con la speranza, ma affatto la certezza, che i problemi siano finiti.
La notizia, ormai ben nota e certificata al momento in cui scrivo, è che il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha firmato, con formale registrazione il 30 novembre scorso, la nomina di Roberto Piccini a presidente dell'Autorità portuale di Livorno. Scrivo a ridosso della firma, quindi non conosco quale sia stato l'iter successivo, anche se posso ipotizzare almeno un paio di cose. Che sia avvenuto il passaggio di consegne tra il neo-presidente e il commissario governativo contrammiraglio Salvatore Giuffré. E che appena insediato, il presidente abbia subito affrontato la principale patata bollente del suo inizio di mandato, l'affaire segretario generale. Ne parleremo tra un minuto.
Praticamente in parallelo alla firma del decreto di nomina di Piccini, l'assemblea dei lavoratori portuali di Livorno ha ratificato - non senza qualche mal di pancia - la nomina protempore di Enzo Raugei a presidente della Compagnia, in attesa dell'assemblea elettorale che entro il prossimo aprile dovrà rinjnovare l'intero consiglio direttivo, a cominciare dal presidente.
Ovviamente Roberto Piccini si è già dimesso anche da tutte le altre cariche- una quindicina, come abbiamo avuto modo di leggere su queste stesse pagine due numeri fa- che lo impegnavano nel mondo della portualità sia nazionale (presidenza dell'Ancip) che locale. Dimissioni che sono state condizione sine qua non per la nomina a presidente dell'Autorità portuale e che sono state comunque al centro delle prese di posizione della parte politica di minoranza nazionale- in pratica gli esponenti livornesi del Polo delle Libertà- sulla denuncia di presunte incompatibilità e relativi conflitti d'interesse.
Su questi temi il neopresidente della Port Authority di Livorno e Capraia si è sempre dichiarato sereno e me l'ha ribadito subito dopo la nomina. "Sia le commissioni parlamentari della Camera e del Senato, sia gli uffici legislativi del ministero che mi ha nominato- ha detto Roberto Piccini- hanno esaminato con attenzione il contesto della mia candidatura a Livorno non rilevando alcun elemento di incompatibilità o di conflitto d'interessi. In caso contrario la nomina non sarebbe certo passata".
Ovviamente le opposizioni la pensano in modo diverso, ma questo, ribadisce lo stesso Piccini "fa parte dei ruoli che ciascuno si assume e non sta a me contestare posizioni personali o politiche fino a quando non interferiscono con il lavoro che sono chiamato a svolgere".
Il neo-presidente sa bene comunque che non lo aspettano giorni tranquilli. Ci sono due ordini di problemi concreti da affrontare.
Il primo ordine di problemi e la battaglia giuridica che ci sarà al Tar per il ricorso dell'avvocato Angelo Mancusi- ricorso che è stato "arricchito" subito dopo l'ufficializzazione della nomina da un "addendum" alla già cospicua documentazione mandata da Mancusi al Tar della Toscana- ma su questo piano Piccini ostenta serenità "Da parte mia ho fatto quello che le istituzioni mi hanno chiesto e che la legge prevede, mi sono dimesso da tutte le cariche che potevano costituire impedimento o conflitto d'interessi. Dunque la parola è alla legge e io non posso che rimettermi alle decisioni dei magistrati".
L'altro ordine di problemi è invece il recupero e il rilancio dell'Autorità portuale livornese dopo un devastante interregno di oltre 40 mesi che ha di fatto bloccato l'attività più importante ed urgente dell'istituzione, il varo del nuovo piano regolatore del porto allo stadio in cui l'aveva lasciato l'ultimo presidente "legittimato", cioè Nereo Marcucci.
"Sono consapevole che il piano regolatore è urgente e di fondamentale importanza- dice Roberto Piccini- ma sono anche dell'avviso che prima di ogni altra cosa dovremo lavorare per rimettere in piena armonia il funzionamento della macchina dell'Autorità portuale". Parole equilibrate e prudenti, che non nascondono comunque l'amara realtà di Palazzo Rosciano, dove malgrado l'indubbio impegno e il lodevole lavoro svolto dai commissari governativi- prima il contestatissimo Bruno Lenzi, commissario maudit per avere avuto l'imprimatur dell'aborrito governo di centrodestra, po l'ammiraglio Giuffré che aveva almeno recuperato la legittimazione delle istituzioni ma si è trovato a dover operare, come qualche volta avrebbe detto esasperato, in una specie di nido di vipere- la mancanza di un assetto "normale" e le polemiche intorno al ruolo del "facente funzione" di segretario generale hanno di fatto reso tutto difficile e non di rado hanno complicato anche l'ordinaria amministrazione delle cose.
Dunque, Piccini alla ricerca di qualcosa di simile al sacro Graal, cioè dell'Armonia interna perduta. Lui ci crede ed è convinto che sia la prima cosa da fare. Ma sa anche che dovrà muoversi con il pugno di ferro in doppio guanto di velluto.
-"Al di la degli uomini di Palazzo Rosciano, dove pure esistono indubbie professionalità- dice Roberto Piccini- mi rendo conto che il lunghissimo interregno al di fuori dei normali assetti ha incancrenito problemi che in altri assetti sarebbe stato più semplice risolvere. Anche per questo vorrei affrontare le decisioni per rimettere sui binari della normalità l'Authority insieme a chi dell'Authority fa parte. E' in questa chiave che mi sono detto favorevole alla scelta di un nuovo segretario generale "facente funzione", scelta provvisoria che mi dovrebbe consentire di mettere meglio a fuoco sia le risorse interne sia le esigenze reali dell'Authority".
Roberto Piccini non è un ingenuo, ha fatto e continua a fare da tempo vita politica e sa bene che sulla carica di segretario generale- carica fondamentale per il funzionamento dell'Authority ma anche e specialmente di grande importanza per alcuni comparti, come lo stesso piano regolatore di cui il segretario generale è responsabile in prima persona indipendentemente anche dallo stesso presidente- ci sono condizionamenti, aspettative di partito e che accordi a livello nazionale. Quando Piccini ha detto- e ha ribadito- di non conoscere accordi politici e di voler decidere sulla base delle esigenze dell'Istituzione, da una parte difende un ruolo istituzionale che sarebbe stato pericoloso non enfatizzare, ma dall'altra nasconde una realtà con la quale non potrà non fare i conti. Anche le pietre sanno che gli accordi politici di maggioranza governativa -ma anche locale- sulla base del manuale Cencelli hanno indicato per la carica di segretario generale dell'Authority di Livorno il professor Alessandro Giovannini, professore ordinario dell'università di Siena e attuale segretario generale della Provincia di Livorno in quota politica Margherita. La Margherita ci conta, e anche tra i Ds livornesi, la dove si puote ciò che si vuole direbbe il Divino Poeta, sembra che il non facile boccone sia stato ingoiato.
E allora? Tutto questo, premesso che al momento in cui queste considerazioni usciranno in edicola il problema potrebbe anche essere stato già risolto, comporta per Roberto Piccini una delicata serie di scelte non solo all'interno di Palazzo Rosciano, ma anche nei confronti della politica livornese e nazionale dove forse- più a Livorno che fuori- ci potrebbe essere qualcuno che non lo ama.
La segreria generale dell'Authority è un problema, non il Problema. I veri nodi che Piccini dovrà risolvere, non certo tutti da solo, sono quelli legati a che cosa dovrà essere questo porto nel futuro prossimo e meno prossimo. Non gli sarà facile per svariati motivi, alcuni dei quali ben noti- la storica conflittuatità tra le istituzioni del territorio si è un pò attenuata, ma è tutta da dimostrare la reale capacità e volontà di lavorare insieme specie tra Autorità Portuale e Comune- ma sta per subentrare anche un altro tipo di problema: l'ormai dichiarata volontà del governo centrale di mettere mano alla riforma del '94, modificando non solo la legge 84 ma superando la filosofia dei porti "puntiformi" per allargare il concetto ai "'sistemi" della logistica. In questo quadro, i bene informati mi dicono che Prodi e i suoi ministri stanno lavorando su un "tridente" di progetti di modifica della 84/94 (proposta Grillo, proposta Mazzarello, proposta Ministeri infrastrutture e Trasporti) che hanno slcune variabili ma concordano tutte sulla nacessità di accentrare a Roma il potere sui grandi sistemi portuali (e tra i grandi rientrerebbe anche Livorno) e in quest'ambito di ridurre a pura rappresentatività i comitati portuali, istituendo a fianco dei presidenti delle Autorità delle ristrette "giunte" costituite dai soli enti locali territorialmente competenti e dalle relative Capitanerie.
Comunque vada, il nuovo presidente dell'Autorità portuale si troverà a lavorare in un nuovo, delicato momento di transizione legislativa, nel quale è ipotizzabile una nuova serie di tensioni che si svilupperanno dal fatalmente traumatico passaggio dallo stato attuale ai nuovi assetti. Roberto Piccini è un uomo equilibrato, e ammesso- ma non concesso- che le mine disseminate sulla sua strada (tra cui il ricorso Mancusi) possano essere neutralizzate, dovrà far ricorso a ogni dote di mediazione. Dovrà anche e specialmente superare la fase dei fatali sospetti che lo accompagneranno per aver fatto parte di un mondo, quello dei lavoratori portuali, che ha e continuerà ad avere un ruolo importante nello scalo, per di più sotto le bandiere e le sciabole di quel personaggio non certo di second'ordine che è suo padre Italo.
Dovrà dunque essere equilibrato e ancora equilibrato, ma questo non vuol dire che gli perdoneranno eventuali tempi lunghi nelle scelte. Perchè se c'è una cosa peggiore del peggio per questo porto è quello di rimandare ancora. Di tempo ne abbiamo ormai perduto anche troppo. Auguri.


Last modified 12-12-2006 10:06 expired