
L'Area Vasta degli artigiani: un segnale alle istituzioni o un ultimatum?
Gino Baldi: «Le Pmi chiedono spazio»
Di Antonio Fulvi
Questa volta sembra che non ci si voglia limitare a un paio di minacce platoniche, di quelle che più d'una volta hanno fatto malignare: tanto rumore per nulla. Questa volta la Cna livornese, con quelle di Lucca, Massa Carrara e Pisa, sembra aver rotto gli indugi. E forte di un milione di persone che attendono una politica unitaria con basi certe su cui impostare il proprio futuro dalle parole è passata ai fatti: l'Area Vasta. Uno strumento associativo che vuol fare sinergia interna, ma punta anche a diventare un forte stimolo verso le istituzioni che se la prendono comoda, e che tropìpo spesso parlano ma non agiscono. Ci sono oltre 38.000 imprese nel solo settore artigiano e circa 100.000 addetti - ricorda il direttore di Cna Livorno Gino Baldi - che attendono politiche economiche che diano risposte valide in tempi brevi a problematiche di carattere infrastrutturale e strategico. Ci sono le quattro Cna della costa che hanno deciso di dare un taglio ai municipalismi per pianificare insieme le azioni da compiere e le istanze da portare per garantire sviluppo ed occupazione ad un territorio dalle enormi potenzialità ma che soffre da tempo per inconcludenza delle istituzioni. Così nasce l’Area Vasta Costiera, in quella porzione di Toscana compresa nelle province di Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa che non può più attendere scelte ormai irrinunciabili. Secondo Gino Baldi, nominato coordinatore operativo della nuova struttura insieme al presidente Valter Tamburini di Pontedera, le quattro associazioni hanno le idee chiare sulle leve da utilizzare per risollevare la situazione, ed hanno deciso di unire le forze, e gli sforzi, per fare breccia soprattutto nei confronti delle istituzioni regionali e locali.
E' una critica ancora una volta pesante, signor Baldi...
«E me ne dispiace, ma non posso farci niente. E' un dato di fatto che molte delle istituzioni del territorio, a partire dalla Regione, sono ancora troppo ancorate a vecchi schemi di politica economica in cui la grande industria aveva una posizione egemonica indiscussa ed indiscutibile. L’area costiera è stata invece a più riprese scossa da terremoti economici che hanno visto crollare drasticamente l’occupazione in settori industriali una volta ad appannaggio delle partecipazioni statali o dei grandi gruppi, con crisi che hanno poi rovesciato le negative conseguenze sulle Pmi dei rispettivi indotti. Le piccole e medie imprese adesso chiedono spazio, attenzioni, progettualità condivise».
L'avete detto da anni, anche urlando. Ma con risultati zero o quasi. «D'accordo, ma non per questo abbassiamo la voce, anzi. per darci più forza è nata l’idea di costituire formalmente, nell'incontro di marzo scorso a San Rossore nella Villa Presidenziale, una realtà super partes fra le quattro Cna, in cui il presidente ed il direttore sono stati scelti fra quelli delle quattro realtà, e gli organismi dirigenti sono il risultato dell’unificazione delle rispettive presidenze e direzioni. Ciò consentirà di procedere in modo unitario sulle questioni di ampio respiro che richiedono una visione allargata e strategica».
Non sarebbe sdtato più logico che a fare un'Area Vasta concreta fossero le istituzioni?
«Perfettamente d'accordo. Ma visto che non si muovono loro, intanto ci muoviamo noi. Forse potremmo aprire una strada; Peraltro non sono poi così pessimista. Avvertiamo dei segnali, per esempio dall'Elba, dove il ciclone di Elbopoli ha fatto riflettere e si sta facendo avanti l'idea di arrivare a un Comune unico. Insomma, la filosofia di far sistema sta cominciando a maturare anche nelle istituzioni, sia pur cominciando dalla coda e non dalla testa».
Baldi, parliamoci chiaro: non sarài l'ennesimo bluff, una scatola più o meno vuota per ricompattarvi tra voi e non mordere nessuno?
«Lo giudicherete dai fatti, se avete di questi dubbi. Noi intendiamo andare avanti prima di tutto proprio sui fatti ed abbiamo individuate alcune priorità assolutamente trasversali alle quattro aree, che più concrete non si può. Sono sette punti: logistica, trasporti, nautica, ricerca ed innovazione, turismo. Un’area che ha al proprio interno tre porti (Livorno, Carrara e Piombino), un aeroporto (Pisa), un interporto (Guasticce), le principali fonti di produzione di energia della regione, una serie di porti turistici, ed un patrimonio paesaggistico con tradizioni culturali, artistiche ed enogastronomiche di indubbio prestigio e richiamo, non può più permettersi il lusso di far rimanere ancora parzialmente inespresse le proprie potenzialità».
Va bene, ma questi sono temi generali, che vanno bene per tutto: da bosco e da riviera, come si dice a Livorno.Come procederete, in concreto?
«Si tratta per prima cosa di fare sistema, di studiare quelle azioni comuni in grado di generare valore, concentrando le risorse su pochi progetti credibili e realizzabili. Lo sforzo di sintesi che le quattro realtà hanno già iniziato in un anno di rodaggio, adesso è necessario che sia compiuto anche dalle istituzioni. Non dimentichiamo che le quattro Cna avevano anche sottoscritto un protocollo di intesa con le istituzioni locali quattro anni fa, che però non ha avuto i riscontri che erano attesi. Adesso è il momento di rilanciare l’attenzione sull’Area vasta, anche per riequilibrare il peso delle diverse aree territoriali a livello toscano».
Il che conferma che i protocolli spesso non valgono la carta su cui sono firmati; e che accontentarsi di patti così labili è perdere tempo. Ripeto: in concreto?
«Gli argomenti che più stanno a cuore al sistema delle imprese sono, secondo i vertici della Cna costiera, ben chiari: sul fronte delle infrastrutture e della logistica l’adeguamento della rete viaria costiera; la creazione della cosiddetta Autostrada del mare; la messa in rete effettiva delle infrastrutture che già ci sono e sono importanti per migliorarne i collegamenti con Massa Carrara, Viareggio e Lucca compresa anche una rete ferroviaria che supporti il grande bisogno di mobilità sulla fascia costiera sia per persone (pendolari, studenti, turisti) che per le merci. Uno dei primi terreni positivi di confronto è sicuramente quello dell’economia del mare e della nautica, dove queste sinergie, la concertazione e il coinvolgimento di tutti i territori, grazie anche al contributo Cna, hanno già dato frutti positivi».
Sulla nautica è nato in effetti un distretto ed esiste la "cittadella" di Cecina. Però riscontri forti ne abbiamo visti pochi.Per esempio, a Livorno c'è la rivolta delle barchette cacciate dalle Darsene Vecchia e Nuova e l'occasione di fare un porto non speculativo alla Bellana, proprio con piccoli azionisti che sono spesso artigiani. E voi che fate?
«Mi fa piacere questo inciso, perchè ci siamo già fatti sotto con il presidente dei circoli Mantellassi offrendoci di partecipare all'eventuale iniziativa per la Bellana; sapendo peraltro che un porticciolo turistico in quella zona è previsto anche dal piano rfegionale della Toscana per la portualità turistica. Stimoleremo anche le istituzioni vdel territorio, cui spetta ovviamente la pianificazione. Siamo d'accordo che bisogna stringere i tempi per avere risultati. Altrimenti continuerà il bla-bla-bla infinito».
Una cosa è certa: se davvero l'Area Vasta Cna sarà muoversi e fare "massa", avrete un potere contrattuale notevole.
«Le quattro Cna da sole sono già capaci di rappresentare gli interessi di circa 13.000 imprenditori, e 6000 pensionati, presidiando il territorio con 26 uffici operativi dove lavorano, nelle diverse società di servizi e di consulenza alle imprese, oltre 220 persone. Contiamo di rappresentare oltre 40 mila persone. E’ il primo esperimento di questo tipo in Italia, al cui battesimo è stato presente anche il segretario nazionale della Cna Giancarlo Sangalli, insieme ai rappresentanti di enti locali ed istituzioni delle quattro province e, per la Regione Toscana, l’assessore alla Formazione e Lavoro Gianfranco Simoncini.Vorranno dire qualcosa queste presenze?».
Un tema spesso trattato, perchè abbastanza "grasso" per i fondi disponibili, è quello della formazione. Purchè si faccia formazione davvero, e non polverone...
«Proprio la formazione vera sarà infatti uno dei cardini della progettualità comune alle quattro realtà, grazie agli accordi già stipulati con i Poli Scientifici e Tecnologici del territorio ed alla presenza dell’università. La barriera dimensionale e culturale all’accesso al mondo della conoscenza deve essere subito abbattuta.Ma bisogna anche brecuperare mestieri e professioni che specialmente la nautica richiede e che sono quasi in via di estinzione. Eppure sono mestieri artigianali ad alto reddito ed altrettanto alta dignità professionale».
Spesso il problema è legato anche alla sensibilità dlle istituzioni elettive del territorio, a partire dalla Regione
«Lei sa bene che non siamo stati teneri con la Regione, anche di recente. Adesso l'assessore Simoncini si è impegnato personalmente a dare una mano sul concreto. Addirittura la Regione sta lavorando a una legge sulle Aree vaste, propsio sul modello della nostra».
...E Simoncini è un uomo d'onore, come direbbe nella sua orazione Antonio. Se s'è impegnato, qualcosa farà. Altri temi?
«Ne abbiamo centinaia, compreso il problema del credito. Il tgerritorio ha bisogno di una banca di riferimento, e siamo preoccupati per come stanno andando le cose alla Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno che raccoglie i cocci delle tre casse. Ancora adesso, e siamo a fine marzo, non ci è chiaro il piano industriale del nuovo istituto. ne abbiamo chiesto ragione anche al sindaco Cosimi e al presidente della provincia Kutufà, ma senza grandi risultati, almeno per ora».
Visto che siamo un attimo sul locale, che mi dice del problema delle riparazioni navali e dei bacini di carenaggio? Anche questi sono temi in cui le istituzioni per adesso hanno fatto più fumo che arrosto
«Abbiamo formalmente chiesto, fin dall'inizio di marzo, un comitato portuale dedicato, per definire una volta per tutte il regolamento e l'uso dei bacini. Noi abbiamo una priorità assoluta: quella di assicurarci il lavoro di conversione della nave-stazione di degassificazione dell'OLT, e per questa ci vuole il superbacino disponibile. Sono 20 milioni di euro di lavori, con professionalità ed aziende che hanno capacità assoluta di tenere il lavoro a Livorno, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti. Quindi il patto con Azimut-Benetti deve essere molto chiaro, il bacino almeno per l'OLT ci serve. Per il bacino galleggiante ci sono svariate opzioni e altrettante perplessità. All'Azimut-Benetti serve o da fastidio? Se dà fastidio, dove sarà possibile spostarlo? L'unica zona in porto dove potrebbe essere logico è forse quella dei cantieri Montano, ma non è facile. Altrimenti si affacciano altre opzioni: come quella di spostarlo a Piombino, dove ci sono spazi e fondali. Ma sarebbe clamoroso per Livorno».
Riparazioni navali, bacini eccetera però sono più temi livornesi che di area vasta...
«Ma chi lo dice? Non sono affatto d'accordo. Oggi il lavoro ha sempre dimensioni super-comunali e la mobilità nel settore delle riparazioni navali, come sulla nautica e su cen to altri comparti, è ben più vasta dei confini comunali. Per molti lavori, artigianali ma non solo, il territorio di Livorno è ormai tutt'uno con quello di Pisa e spesso di Lucca. Basta guardare il pendolarismo quotidiano per capirlo, anche senzqa considerare quello per l'università. E proprio per questo stuamo già ponendo come priorità di area vasta il ripristino del trenino Livorno-Pisa, quello che negli anni cinquanta approdava a Barriera Margherita. Il che comporta che si cominci fin almente a parlare di piani regolatori integrati tra città vicine, per esempio Pisa e Livorno. Non dimentichiamo che Pisa sta mostrando un forte dinamismo anche per Tirrenia, dove sorgono attività di carattere turistico-nautico di grande prospettiva e molto interessanti sia per le nostre imprese sia per i cittadini livornesi».
A proposito di turismo...
«Esatto, è un piatto potenzialmente ricco in cui intendiamo ficcarci, visto che non siamo soddisfatti di come è stato gestito fino ad oggi dalle istituzioni. Abbiamo già progetti importanti, per coniugare la nautica al turismo gastronomico, l'allargamento della stagione all'impiantistica per favorire il richiamo alla nautica carrellabile: cioè scivoli, porti a secco, eccetera».
Tanta carne al fuoco, tantissima. E se poi fosse un altro libro dei sogni?
«Alle spalle di noi dirigenti ci sono, come ho detto, quarantamila tra artigiani e famigliari che non mangiano con i sogni. Sono loro, prima di tutto, a chiederci concretezza. E noi gliela dobbiamo».
Questa volta sembra che non ci si voglia limitare a un paio di minacce platoniche, di quelle che più d'una volta hanno fatto malignare: tanto rumore per nulla. Questa volta la Cna livornese, con quelle di Lucca, Massa Carrara e Pisa, sembra aver rotto gli indugi. E forte di un milione di persone che attendono una politica unitaria con basi certe su cui impostare il proprio futuro dalle parole è passata ai fatti: l'Area Vasta. Uno strumento associativo che vuol fare sinergia interna, ma punta anche a diventare un forte stimolo verso le istituzioni che se la prendono comoda, e che tropìpo spesso parlano ma non agiscono. Ci sono oltre 38.000 imprese nel solo settore artigiano e circa 100.000 addetti - ricorda il direttore di Cna Livorno Gino Baldi - che attendono politiche economiche che diano risposte valide in tempi brevi a problematiche di carattere infrastrutturale e strategico. Ci sono le quattro Cna della costa che hanno deciso di dare un taglio ai municipalismi per pianificare insieme le azioni da compiere e le istanze da portare per garantire sviluppo ed occupazione ad un territorio dalle enormi potenzialità ma che soffre da tempo per inconcludenza delle istituzioni. Così nasce l’Area Vasta Costiera, in quella porzione di Toscana compresa nelle province di Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa che non può più attendere scelte ormai irrinunciabili. Secondo Gino Baldi, nominato coordinatore operativo della nuova struttura insieme al presidente Valter Tamburini di Pontedera, le quattro associazioni hanno le idee chiare sulle leve da utilizzare per risollevare la situazione, ed hanno deciso di unire le forze, e gli sforzi, per fare breccia soprattutto nei confronti delle istituzioni regionali e locali.
E' una critica ancora una volta pesante, signor Baldi...
«E me ne dispiace, ma non posso farci niente. E' un dato di fatto che molte delle istituzioni del territorio, a partire dalla Regione, sono ancora troppo ancorate a vecchi schemi di politica economica in cui la grande industria aveva una posizione egemonica indiscussa ed indiscutibile. L’area costiera è stata invece a più riprese scossa da terremoti economici che hanno visto crollare drasticamente l’occupazione in settori industriali una volta ad appannaggio delle partecipazioni statali o dei grandi gruppi, con crisi che hanno poi rovesciato le negative conseguenze sulle Pmi dei rispettivi indotti. Le piccole e medie imprese adesso chiedono spazio, attenzioni, progettualità condivise».
L'avete detto da anni, anche urlando. Ma con risultati zero o quasi. «D'accordo, ma non per questo abbassiamo la voce, anzi. per darci più forza è nata l’idea di costituire formalmente, nell'incontro di marzo scorso a San Rossore nella Villa Presidenziale, una realtà super partes fra le quattro Cna, in cui il presidente ed il direttore sono stati scelti fra quelli delle quattro realtà, e gli organismi dirigenti sono il risultato dell’unificazione delle rispettive presidenze e direzioni. Ciò consentirà di procedere in modo unitario sulle questioni di ampio respiro che richiedono una visione allargata e strategica».
Non sarebbe sdtato più logico che a fare un'Area Vasta concreta fossero le istituzioni?
«Perfettamente d'accordo. Ma visto che non si muovono loro, intanto ci muoviamo noi. Forse potremmo aprire una strada; Peraltro non sono poi così pessimista. Avvertiamo dei segnali, per esempio dall'Elba, dove il ciclone di Elbopoli ha fatto riflettere e si sta facendo avanti l'idea di arrivare a un Comune unico. Insomma, la filosofia di far sistema sta cominciando a maturare anche nelle istituzioni, sia pur cominciando dalla coda e non dalla testa».
Baldi, parliamoci chiaro: non sarài l'ennesimo bluff, una scatola più o meno vuota per ricompattarvi tra voi e non mordere nessuno?
«Lo giudicherete dai fatti, se avete di questi dubbi. Noi intendiamo andare avanti prima di tutto proprio sui fatti ed abbiamo individuate alcune priorità assolutamente trasversali alle quattro aree, che più concrete non si può. Sono sette punti: logistica, trasporti, nautica, ricerca ed innovazione, turismo. Un’area che ha al proprio interno tre porti (Livorno, Carrara e Piombino), un aeroporto (Pisa), un interporto (Guasticce), le principali fonti di produzione di energia della regione, una serie di porti turistici, ed un patrimonio paesaggistico con tradizioni culturali, artistiche ed enogastronomiche di indubbio prestigio e richiamo, non può più permettersi il lusso di far rimanere ancora parzialmente inespresse le proprie potenzialità».
Va bene, ma questi sono temi generali, che vanno bene per tutto: da bosco e da riviera, come si dice a Livorno.Come procederete, in concreto?
«Si tratta per prima cosa di fare sistema, di studiare quelle azioni comuni in grado di generare valore, concentrando le risorse su pochi progetti credibili e realizzabili. Lo sforzo di sintesi che le quattro realtà hanno già iniziato in un anno di rodaggio, adesso è necessario che sia compiuto anche dalle istituzioni. Non dimentichiamo che le quattro Cna avevano anche sottoscritto un protocollo di intesa con le istituzioni locali quattro anni fa, che però non ha avuto i riscontri che erano attesi. Adesso è il momento di rilanciare l’attenzione sull’Area vasta, anche per riequilibrare il peso delle diverse aree territoriali a livello toscano».
Il che conferma che i protocolli spesso non valgono la carta su cui sono firmati; e che accontentarsi di patti così labili è perdere tempo. Ripeto: in concreto?
«Gli argomenti che più stanno a cuore al sistema delle imprese sono, secondo i vertici della Cna costiera, ben chiari: sul fronte delle infrastrutture e della logistica l’adeguamento della rete viaria costiera; la creazione della cosiddetta Autostrada del mare; la messa in rete effettiva delle infrastrutture che già ci sono e sono importanti per migliorarne i collegamenti con Massa Carrara, Viareggio e Lucca compresa anche una rete ferroviaria che supporti il grande bisogno di mobilità sulla fascia costiera sia per persone (pendolari, studenti, turisti) che per le merci. Uno dei primi terreni positivi di confronto è sicuramente quello dell’economia del mare e della nautica, dove queste sinergie, la concertazione e il coinvolgimento di tutti i territori, grazie anche al contributo Cna, hanno già dato frutti positivi».
Sulla nautica è nato in effetti un distretto ed esiste la "cittadella" di Cecina. Però riscontri forti ne abbiamo visti pochi.Per esempio, a Livorno c'è la rivolta delle barchette cacciate dalle Darsene Vecchia e Nuova e l'occasione di fare un porto non speculativo alla Bellana, proprio con piccoli azionisti che sono spesso artigiani. E voi che fate?
«Mi fa piacere questo inciso, perchè ci siamo già fatti sotto con il presidente dei circoli Mantellassi offrendoci di partecipare all'eventuale iniziativa per la Bellana; sapendo peraltro che un porticciolo turistico in quella zona è previsto anche dal piano rfegionale della Toscana per la portualità turistica. Stimoleremo anche le istituzioni vdel territorio, cui spetta ovviamente la pianificazione. Siamo d'accordo che bisogna stringere i tempi per avere risultati. Altrimenti continuerà il bla-bla-bla infinito».
Una cosa è certa: se davvero l'Area Vasta Cna sarà muoversi e fare "massa", avrete un potere contrattuale notevole.
«Le quattro Cna da sole sono già capaci di rappresentare gli interessi di circa 13.000 imprenditori, e 6000 pensionati, presidiando il territorio con 26 uffici operativi dove lavorano, nelle diverse società di servizi e di consulenza alle imprese, oltre 220 persone. Contiamo di rappresentare oltre 40 mila persone. E’ il primo esperimento di questo tipo in Italia, al cui battesimo è stato presente anche il segretario nazionale della Cna Giancarlo Sangalli, insieme ai rappresentanti di enti locali ed istituzioni delle quattro province e, per la Regione Toscana, l’assessore alla Formazione e Lavoro Gianfranco Simoncini.Vorranno dire qualcosa queste presenze?».
Un tema spesso trattato, perchè abbastanza "grasso" per i fondi disponibili, è quello della formazione. Purchè si faccia formazione davvero, e non polverone...
«Proprio la formazione vera sarà infatti uno dei cardini della progettualità comune alle quattro realtà, grazie agli accordi già stipulati con i Poli Scientifici e Tecnologici del territorio ed alla presenza dell’università. La barriera dimensionale e culturale all’accesso al mondo della conoscenza deve essere subito abbattuta.Ma bisogna anche brecuperare mestieri e professioni che specialmente la nautica richiede e che sono quasi in via di estinzione. Eppure sono mestieri artigianali ad alto reddito ed altrettanto alta dignità professionale».
Spesso il problema è legato anche alla sensibilità dlle istituzioni elettive del territorio, a partire dalla Regione
«Lei sa bene che non siamo stati teneri con la Regione, anche di recente. Adesso l'assessore Simoncini si è impegnato personalmente a dare una mano sul concreto. Addirittura la Regione sta lavorando a una legge sulle Aree vaste, propsio sul modello della nostra».
...E Simoncini è un uomo d'onore, come direbbe nella sua orazione Antonio. Se s'è impegnato, qualcosa farà. Altri temi?
«Ne abbiamo centinaia, compreso il problema del credito. Il tgerritorio ha bisogno di una banca di riferimento, e siamo preoccupati per come stanno andando le cose alla Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno che raccoglie i cocci delle tre casse. Ancora adesso, e siamo a fine marzo, non ci è chiaro il piano industriale del nuovo istituto. ne abbiamo chiesto ragione anche al sindaco Cosimi e al presidente della provincia Kutufà, ma senza grandi risultati, almeno per ora».
Visto che siamo un attimo sul locale, che mi dice del problema delle riparazioni navali e dei bacini di carenaggio? Anche questi sono temi in cui le istituzioni per adesso hanno fatto più fumo che arrosto
«Abbiamo formalmente chiesto, fin dall'inizio di marzo, un comitato portuale dedicato, per definire una volta per tutte il regolamento e l'uso dei bacini. Noi abbiamo una priorità assoluta: quella di assicurarci il lavoro di conversione della nave-stazione di degassificazione dell'OLT, e per questa ci vuole il superbacino disponibile. Sono 20 milioni di euro di lavori, con professionalità ed aziende che hanno capacità assoluta di tenere il lavoro a Livorno, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti. Quindi il patto con Azimut-Benetti deve essere molto chiaro, il bacino almeno per l'OLT ci serve. Per il bacino galleggiante ci sono svariate opzioni e altrettante perplessità. All'Azimut-Benetti serve o da fastidio? Se dà fastidio, dove sarà possibile spostarlo? L'unica zona in porto dove potrebbe essere logico è forse quella dei cantieri Montano, ma non è facile. Altrimenti si affacciano altre opzioni: come quella di spostarlo a Piombino, dove ci sono spazi e fondali. Ma sarebbe clamoroso per Livorno».
Riparazioni navali, bacini eccetera però sono più temi livornesi che di area vasta...
«Ma chi lo dice? Non sono affatto d'accordo. Oggi il lavoro ha sempre dimensioni super-comunali e la mobilità nel settore delle riparazioni navali, come sulla nautica e su cen to altri comparti, è ben più vasta dei confini comunali. Per molti lavori, artigianali ma non solo, il territorio di Livorno è ormai tutt'uno con quello di Pisa e spesso di Lucca. Basta guardare il pendolarismo quotidiano per capirlo, anche senzqa considerare quello per l'università. E proprio per questo stuamo già ponendo come priorità di area vasta il ripristino del trenino Livorno-Pisa, quello che negli anni cinquanta approdava a Barriera Margherita. Il che comporta che si cominci fin almente a parlare di piani regolatori integrati tra città vicine, per esempio Pisa e Livorno. Non dimentichiamo che Pisa sta mostrando un forte dinamismo anche per Tirrenia, dove sorgono attività di carattere turistico-nautico di grande prospettiva e molto interessanti sia per le nostre imprese sia per i cittadini livornesi».
A proposito di turismo...
«Esatto, è un piatto potenzialmente ricco in cui intendiamo ficcarci, visto che non siamo soddisfatti di come è stato gestito fino ad oggi dalle istituzioni. Abbiamo già progetti importanti, per coniugare la nautica al turismo gastronomico, l'allargamento della stagione all'impiantistica per favorire il richiamo alla nautica carrellabile: cioè scivoli, porti a secco, eccetera».
Tanta carne al fuoco, tantissima. E se poi fosse un altro libro dei sogni?
«Alle spalle di noi dirigenti ci sono, come ho detto, quarantamila tra artigiani e famigliari che non mangiano con i sogni. Sono loro, prima di tutto, a chiederci concretezza. E noi gliela dobbiamo».
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16-05-2006 10:50
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