
S'ode a sinistra uno squillo di tromba
A margine del nuovo organigramma della CNA
di Antonio Fulvi
Facciamoci pure un taglio, con la giusta dose di cinismo che deve accompagnare il cronista in tempi di campagna elettorale. Però anche il più scettico dei pennivendoli non può non riconoscere che se c'è un'organizzazione di categoria che non da oggi ogni tanto abbaia -e arriva pure a mordere- contro la nomenklatura della sinistra livornese, questa è la "sinistrissima" CNA degli artigiani. Abbaia spesso e morde con moderazione: ma nel paese dei ciechi anche un orbo è re. E forse per questo le più evidenti insofferenze nei confronti della CNA arrivano proprio dalla sinistra locale. Che nell'andare avanti come una panzer divisionnen nei propri programmi verso il sole dell'avvenire- quali programmi siano poi, al di la dell'immobiliarismo rampante che dopo l'era Lamberti sembra felicemente continuare anche nell'era Cosimi, boh proprio non si sa- degli artigiani livornesi sembra proprio fregarsene al massimo.
Così l'ultima volta, alla presentazione del nuovo organigramma dell'associazione il mese scorso, c'è stato un ulteriore salto di qualità nella posizione di critica concreta all'operato dei compagni: lo storico direttore generale Gino Baldi le ha cantate non solo alla nomenklatura livornese delle istituzioni locali, ma ha sparato una cannonata nei denti anche al presidente della Regione Claudio Martini. -"E' ora di finirla con il bla-bla-bla di Martini- ha detto in conferenza stampa Gino Baldi- e di cominciare a fare fatti seri e concreti". Parlando ai giornalisti, Gino Baldi non poteva certo illudersi- ammesso che possa capitargli un momento di sonno: cosa che dubito- che la sua sparata passasse sotto silenzio. Ci sono scappati ovviamente i titoli di scatola. Ma stranamente, da Firenze nemmeno un sospiro in risposta. Semmai, qualche giorno dopo, un singolare attacco indiretto- si potrebbe dire di sponda- non alla CNA ma a Gino Baldi e da un pulpito che non sembrerebbe in particolare sintonia con Martini e la Regione, quello di Roberto Piccini presidente dei portuali. Il quale Piccini, parlando in consesso assembleare, se n'è uscito con una dichiarazione di inefficienza del consiglio direttivo dell'Interporto "Vespucci" che ha preso in piena faccia lo stesso Martini, ma subito dopo il presidente dell'interporto Rossini e guardacaso il suo vicepresidente Gino Baldi. La dichiarazione di Piccini apparsa sul Tirreno - per essere onesti fino in fondo- è stata parzialmente smentita dall'autore: ma solo con i diretti interessati e comunque non è uscito un filo di rettifica sul giornale, il cui articolo peraltro non era di un cronistino alle prime armi ma di un notista di calibro. Come a dire: sarà anche stato un infortunio, ma gatta ci cova.
A parole, da qualche tempo del resto la CNA tira botte da orbi a chi comanda in città e in provincia. E non sono carezze da peso mosca: come hanno ribadito il presidente Giusti e il direttore Baldi, l'associazione livornese conta circa 5 mila iscritti, di cui 1500 pensionati che sono, ovviamente, i più incazzati. Complessivamente si tratta di una forza di manovra più importante dell'insieme degli iscritti al partito Ds nello stesso territorio: forza che continuerà probabilmente ad andare a votare Ds anche turandosi il naso, ma nella quale monta la sfiducia e la rabbia per il sentirsi considerati carne da cannone.
Degli sbocchi economici che la categoria degli artigiani CNA chiede da anni sul territorio infatti, ben pochi sono all'attenzione degli amministratori pubblici: E quasi nessuno i risultati ottenuti.
Prendiamo l'autotrasporto merci: quello che sfacchina con il porto e con i containers non ha ottenuto che calcagnate sui denti, sfrattato dalle aree di sosta servaggia ma senza che gli siano state create le promesse aree attrezzate di riposo in periferia, costantemente criminalizzato per l'inquinamento e gli incidenti; l'autotrasporto urbano, per quanto più leggero e in genere più moderno, si è trasformato nella principale vittima delle sadiche telecamere a scoppio ritardato all'ingresso delle ZTL, senza alcun tentativo di dare ai mezzi di lavoro un minimo di margine operativo.
Prendiamo l'artigianato dell'edilizia. Saranno le esigenze della pubblica trasparenza negli appalti, sarà che i nostri artigiani sono più cari, mettiamoci anche che una percentuale di loro vogliono la botte piena e la moglie 'briaca: però guardacaso, non c'è lavoro pubblico che non vada a imprese e impresine di foravia, tanto che i nostri devono arrabattarsi con i privati o con i subappalti dei vincitori. Le poche eccezioni confermano la regola.
Prendiamo le riparazioni navali, un campo dove siamo arrivati alla spudoratezza estrema di promettere solennemente che il cantiere Orlando sarebbe stato salvato con tre "gambe", costruzioni navali, riparazioni navali e nautica, per finire come vediamo tutti: una grande, splendida ma unica impresa nautica di altissimo bordo, qualche residua riparazione che stancamente si trascina in attesa di un regolamento dei bacini che non arriva mai, e infine amare risate quando qualcuno parla di costruzioni navali. L'operazione Vitelli marcia a pieno ritmo, ma solo su ciò che interessa il brand e perchè Vitelli e Poerio l'hanno blindata fin dall'inizio in modo intelligente e spregiudicato. Così c'è anche qualche impresa artigianale che è riuscita a mantenere un suo spazio nell'ex Orlando, convertendosi e sacrificandosi (è notorio che Vitelli non sia solito tirare i quattrini alle rondini) ma la grande speranza delle riparazioni navali si trascina sempre più nella polvere della disillusione; e nel distratto silenzio di quelle istituzioni che si erano impegnate. L'ultima fiammata CNA si è avuta una quindicina di giorni fa con l'ennesimo squillo delle trombe di guerra proprio sulle riparazioni navali. "Cosa o chi impedisce l'approvazione del regolamento dei bacini di carenaggio?" si chiedeva l'ennesimo comunicato firmato da Gino Baldi e da Api e Riparatori navali. Domanda retorica, perchè sia Gino Baldi che i riparatori sanno bene che il limbo del regolamento è l'unico modo per spostare avanti la proclamazione di una scelta già fatta, e che sancisce insieme la morte a breve del "bacinone" (sul quale si stanno per spendere altri soldi inutili per inutili riparazioni), del "bacinino" sugli scali sacrificato alla viabilità urbana, e la concessione ad Azimut-Benetti del bacino galleggiante con tutta la sua lunga fila di acciacchi e ritardi.
E la speranza- rivendicata dal comunicato in questione- di poter ricostruire la nave-piattaforma dell'OLT come da accordi politici di tre anni fa? Toccherei ferro, ma temo l'ennesima delusione, nell'imbarazzato silenzio delle istituzioni.
Ho fatto tre esempi di comparto, ma l'artigianato livornese non è solo autotrasporto, edilizia e riparazioni navali. Eppure l'incazzatura è generale e trasversale. Come è apparso chiaro nella conferenza stampa in cui è stato presentato il nuovo organigramma di vertice che ha inteso distribuire meglio le responsabilità di settore, anche per poter meglio capire chi funziona e chi no. La sostanza del discorso, sia pure con tutta la poca diplomazia di cui la CNA dispone quando i morsi della crisi arricano all'osso, è che la confederazione ha fatto un ulteriore sforzo interno per funzionale meglio: ma se non cominciano a funzionare meglio anche le istituzioni a un anno e mezzo dalle elezioni in cui avevano promesso precisi interventi, le cose si metteranno male malgtrado il comune credo politico. Come ha detto Baldi, è ora di finirla con il bla-bla-bla. Altrimenti, che cominci a serpeggiare anche tra gli artigiani livornesi il qualunquismo del Con Francia o con Spagna/ purchè se magna al posto dell'inossidabile fiducia nel sol dell'avvenire?
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05-04-2006 10:06
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