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Sanità: dal pareggio in bilancio alle questioni quotidiane

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Numeri positivi ma dov'è la qualità?
di Otello Chelli


La Toscana, quindi anche Livorno, sarà una delle pochissime regioni italiane dove il bilancio della sanità è in pareggio, facendo gridare al miracolo. Una analisi corretta, però, dovrebbe anche mostrare i benefici di un sistema che deve comunque offrire servizi e cure di carattere avanzato. Invece, il miracolo del pareggio risiede, ad un esame approfondito, quasi esclusivamente sui tagli, mentre la qualità, specialmente negli ospedali che non sono sede universitaria, lascia pesantemente a desiderare, come vedremo
In Toscana gli ospedali sono passati da 93 a 41; nel 2000 i letti a disposizione erano 15.000, calati di una cifra superiore ai 3.000 nel 2006; sono però cresciuti i letti per il day hospital passati da 1,400 a 1.630 negli ultimi tre anni; le Asl sono state ridotte da 42 a 16, mentre il personale stabile è rimasto pressoche identico, da 49.273 a 49.185 dal 2000 al 2005. Il consumo dei farmaci è calato del 15,2%, mentre l’organizzazione dei servizi è spalmata sull’area vasta per evitare duplicazioni e inefficienze; 90 milioni di euro rappresentano il risparmio netto ottenuto, mentre altre cifre sono state ottenute con economie sulle bollette Enel, gas, telefono, automobili e riduzione sensibile di convegni e consulenze.
Altri dati interessanti: il bilancio della Regione Toscana ammonta a 8.800 milioni di euro dei quali 5.800 sono spesi dalla sanità, pari al 67% dell’ammontare totale del bilancio. Una parità di bilancio, quella della Toscana, anzi, con qualche spicciolo d’avanzo senza applicare il ticket sulle ricette che in molte regioni è obbligatorio. È davvero incredibile, se si pensa che nel 2005 il buco della sanità in Italia ha raggiunto 4.800 miliardi.
Di fronte a queste cifre come queste ci sono alcune riflessioni da fare, soprattutto sulla sanità nella nostra città, ma prima di tutto, dobbiamo affermare che se il governo dell’Unione riusciurà a sanare i conti pubblici e produrre un rilancio dell’economia, compito ne facile, ne da realizzazione a breve, dovranno essere prese in seria considerazione alcune misure economiche capaci di fornire alle regioni, alle province e ai comuni, sostegno economico attraverso alcune misure, tra le quali alcune autonomie fiscali, da concedere agli enti regionali e locali, sennò le regioni “virtuose” realizzeranno il pareggio, ma a parte la riduzione ovvia di prestazioni sanitarie di qualità e della rapidità negli interventi, nessun’altro settore di un territorio vasto com’è la Toscana potrà andare avanti. La percentuale di spesa occupata dalla sanità ha assunto nel bilancio della nostra Regione una dimensione tale da impedire finanziamenti capaci di una crescita complessiva degli interventi in settori fondamentali allo sviluppo e gli investimenti infrastrutturali, di sostegno ad industria e artigianato, alla cultura, alla protezione e allo sviluppo urbanistico razionale e ancorato alle caratteristiche paesaggistiche ed architettoniche della Toscana. Ne potremo aiutare lo sviluppo di una formazione reale di nuove forze che diano propulsione ad un artigianato di qualità, per non parlare di problematiche fondam,entali quali la portualità, l’Area Vasta costiera legata ai territori produttivi dell’Arno, una piattaforma logistica in grado di affrontare adeguatamente il sistema dei trasporti e dei traffici. Mille altre iniziative, ma se il bilancio della Regione continuerà ad essere “occupato” dalla sanità, qualcosa nel rapporto Stato/Regione dovrà obblighatoriamente mutare.   
Venendo alla situazione che si è creata nella nostra città, rispetto al quadro generale del “pareggio di bilancio”della sanità, i cui tagli colpiscono soprattutto Asl ed ospedali fuori dall’orbita universitaria, i nostri concittadini non sono certamente serviti bene in ogni loro necessità. Visite specialistiche e diagnostichge che richiedono tempi estremamente lunghi, il ricorso sempre più massiccio all’intervento privato i cui rimborsi sono vanificati da una logica che obbliga il cittadino bisognoso di visite e diagnosi rapide a recarsi a Cecina e a Piombino, sennò paga tutto di tasca propria, un escamotage, questo, che permette alla Asl livornese di risparmiare sul contributo, ma costringe i pazienti a onerosi viaggi ed a superare difficoltà anche di spostamento che colpiscono chiaramente tutta la fascia dell’Utenza, anziani, bambini, lavoratori costretti a chiedere permessi e ferie per recarsi laddove possano effettuare una visita specialistica e un esame diagnostico, senza dover ricorrere al privato, Oggi chi viene ricoverato in ospedale, si trova nella condizione di essere letteralmente cacciato via non appena migliora, ma l’assistenza sulla quale può contare da esterno è insufficiente e irta di difficoltà. L’Hospital Day è certamente utile, ma troppo spesso sostituisce il ruolo del ricovero e abbandona all’assistenza decentrata, completamente insufficiente, un compito difficilmente assolvibile. I malati terminali, ad esempio. Le “Cure palliative” svolgono un lavoro eccezionale, ma sono una goccia nell’oceano delle reali necessità, seppure ci sia un’associazione di volontariato a sostenerla. In genere questi esseri umani in balia del male, del dolore, di una perdita quasi totale del loro pudore e della dignità che deve circondare un uomo da accompagnare fino al trapasso, sono abbandonati alle famiglie, quando ci sono.  In ospedale vengono trattenuti alcuni giorni, quando addirittura non vengono immediatamente rispediti a casa, laddove, nonostante la cosiddetta assistenza domiciliare  che sgrava le famiglie da endovenose, boccioni, una igiene corporale al giorno che non è assolutamente sufficiente, le costringe a sostenere il peso quasi sempre insostenibile di un’assistenza pagata allo stuolo di ex infermieri che opera fruttuosamente in questo segmento im portante del cosiddetto “sociale”. Ciò nonostante l’impegno dei medici di famiglia sempre più serio, ma non condordato e guidato da normative e infrastrutture d’appoggio razionali su quella che si ama definire “assistenza decentrata”. Una situazione che grava pesantemente sui cittadini, creando sempre più numerosi esempi di disperazioni ed esasperazioni, spesso anche solitudine ed isolamento sulle famiglie che hanno in casa anziani molto spesso non autosufficienti o in altri casi di questo genere o altre problematiche coinvolgenti la condivisione umana di un problema sul quale dovrebbe intervenire decisamente la comunità. Se poi si guarda all’ospedale, la situazione non mostra cambiamenti seri, ma su questo terreno l’analisi andrà fatta successivamente, insieme allo status della cosiddetta “sanità decentrata”, distretti e altro.
Un ultimo appunto: siamo in estate e l’ospedale ha dimezzato posti letto, chiuso interi reparti, distribuito il personale con una disinvoltura incredibile rispetto al passaggio di specifiche preparazioni in settori completamente diversi. In questo senso l’assistenza alla cittadinanza rimane pressoché amputata, in quanto non corrisponde assolutamente al vero che in estate le m,alattie diminuiscono. Cambiano le patologie stagionbali, per il resto niente cambia e sul piano dell’incidenza di infortuni e altre piacevolezze del genere, il crescendo è rossiniano. Anche questo modo di risparmiare andrebbe valutato dall’assemblea dei sindaci di Livorno e provincia, perché questioni delicate come la salute dei cittadini, vanno trattate senza empirismi ed altre trovate. La sanità è fatto matematico e, per di più, riguarda la condizione umana.





Last modified 18-07-2006 13:24 expired